lunedì 18 dicembre 2006

Daniel Pipes l'antiarabo

Intervistato da La Stampa (16.12.2006) sulla crisi dell'Anp al limite della guerra civile, il neocon Daniel Pipes, in rotta con Bush perchè non abbastanza guerrafondaio, ha così rappresentato il dibattito sul conflitto israelo-palestinese: «Esistono due scuole di pensiero. Secondo la prima, bisogna soddisfare i palestinesi, dando loro terra, soldi, indipendenza: più li faremo felici, più saranno inclini ad accettare la soluzione dei due stati. Questa è la via di Oslo, che ha chiaramente fallito. La seconda scuola, invece, pensa che più diamo, più i palestinesi acquistano fiducia, e si convincono di poter raggiungere l’obiettivo finale di distruggere Israele. Io condivido questa linea di pensiero, e credo che l’unica via attraverso cui i palestinesi accetteranno di coesistere con lo Stato ebraico è la sconfitta militare. Qualunque mezzo torni utile a raggiungere questo scopo va utilizzato». Scopo valido, a prescindere dal loro governo, perchè Hamas e Fatah la pensano allo stesso modo. Tutte e due vogliono distruggere lo stato ebraico. Hamas lo dice apertamente. Fatah non lo dice, anzi con Oslo ha fatto persino credere il contrario, ma lo pensa e lo persegue. La prova? I testi scolastici palestinesi che mostrano cartine geografiche senza lo Stato d'Israele.

Peccato che la medesima prova potrebbe essere portata a sostegno della tesi secondo cui Israele stesso non ha alcuna intenzione di restituire i territori in cambio di una pace giusta, e tanto meno permettere su di essi la costituzione di uno stato palestinese, dato che sui suoi testi scolastici le cartine geografiche mostrano lo stato ebraico dal Mediterraneo al Giordano, senza lacuna linea verde (i confini armistiziali del 1949). Le concessioni di cui si parla sono in realtà diritti, atti dovuti. Vengono invece trattate come premi: incentivi per smettere il terrorismo o di consolazione dopo una sconfitta definitiva, per via militare. Premi, naturalmente, di diversa proporzione, rispetto ai diritti, così come le briciole rispetto alle fette di torta.

Quel che preoccupa in questa visione è l'indeterminatezza del concetto di «sconfitta militare». «Qualunque mezzo torni utile a raggiungere questo scopo va utilizzato». Per esempio? I palestinesi sono sotto occupazione in Cisgiordania e in stato di assedio a Gaza, subiscono incursioni militari in cui muoiono a decine e centinaia. Sono sottoposti ad un embargo economico da parte di Usa, Europa e Israele, perchè hanno eletto democraticamente il governo «sbagliato». Le loro infrastrutture sono distrutte. I loro ministri e leader politici possono essere arrestati e uccisi in qualsiasi momento. Migliaia tra loro sono prigionieri in Israele in detenzione amministrativa. Cosa manca per la «sconfitta militare»? Quale capitolazione dovrebbero firmare? E come possono firmarla all'unanimità? «Bisogna disarmarli tutti», proclama Pipes, ma ad una «pace» ingiusta non vi sarà sempre qualcuno che si ribella? Ai tempi di Oslo, Hamas non rappresentava quasi nessuno.

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