mercoledì 6 dicembre 2006

Il centro, l'Italia di ieri e di oggi

La «medietà dell'italiano» deriva dal fatto che in Italia esiste un ceto medio più ampio e frammentato di altri paesi: commercianti, artigiani, una miriade di piccoli imprenditori.

Altrove è esistito a lungo un dualismo tra un partito conservatore ed un partito socialdemocratico, anche come proiezione in politica di un dualismo sociale imperniato attorno ad una borghesia ed una classe operaia, entrambe forti. In Italia, si era determinata una situazione simile negli anni '70, all'apice del nostro ciclo di industrializzazione, con due partiti, la Dc e il Pci, che rappresentavano da soli oltre il 70% dell'elettorato. Poi, la deindustralizzazione e il conseguente indebolimento della classe operaia ha portato ad una frantumazione della sinistra, ad uno slittamento del Pci su posizioni liberali e moderate e contestualmente ad una disarticolazione del blocco sociale avversario, il quale venendo meno un'alternativa socialista (anche per via del crollo dell'Urss), non aveva più ragione di rimanere unito e compatto. La disgregazione del quadro politico si è completata con l'adesione dell'Italia al trattato di Maastricht, il quale rendeva insostenibile, per la classe dirigente, il mantenimento dei costi della politica, una disgregazione accellerata drasticamente dall'inchiesta di Mani Pulite.

Quell'Italia li, con quei partiti di massa, quel sistema politico, non tornerà più, perchè non esistono più le condizioni sociali, economiche, internazionali, che le permettevano di esistere. Non è possibile ripristinarla con espedienti di ingegneria istituzionale o elettorale. Da un punto di vista democratico e di sinistra, mi riesce difficile considerare l'Italia di Berlusconi, Bossi e Fini, migliore dell'Italia di De Gasperi, Fanfani e Moro. Secondo me, era meglio, più democratica, l'Italia di ieri. Ma si tratta di un confronto astratto, poichè il presente è anche il prodotto della degenerazione di quel passato, che ha avuto il suo stadio terminale nel pentapartito e nel caf degli anni '80. Stadio entro cui si è formato il berlusconismo, come impero mediatico e come futuro progetto politico.

Il nuovo sistema bipolare ha radicalizzato la destra (non tanto An o l'Udc), quanto la rappresentanza moderata, prima esercitata da Dc e Psi, ed ora da Forza Italia e Lega Nord, poichè il suo referente sociale, il ceto medio e la piccola imprenditoria nordista non vogliono più partecipare ai costi della solidarietà sociale dettati dal vincolo nazionale. Nel contempo ha moderato la sinistra che si è messa ad inseguire questa deriva (a parte Rifondazione che ha mantenuto l'identità di partito del lavoro). Non abbiamo mai sentito parlare tanto di centro da quando esiste il bipolarismo, poichè la dottrina prevalente insegna che per vincere bisogna conquistare il centro. E molta parte della classe politica ha pensato di occupare una posizione mediana, trasformista e oscillante tra i due poli. Possiamo citare molti transfughi illustri degli anni '90, passati da una parte all'altra: Buttiglione, Bossi, Dini, Tremonti, Adornato, Mastella. Nella legislatura 1996-2001, un terzo dei parlamentari ha cambiato collocazione. Tuttora, vi sono manovre di singoli e gruppi: De Gregorio, Pallaro, Udc, Udeur. Inevitabilmente, la fine di Berlusconi porterà una parte dei moderati antiberlusconiani a ripensare la propria collocazione a sinistra. Ad esempio Di Pietro.

Questo pantano centrista non darà vita ad un nuovo grande partito di centro (almeno non nella fase di oggi), ma a tanti aghi della bilancia, che danno luogo a tante contrattazioni notabilari. Ciò è possibile, anche per il fatto che i rapporti di forza tra i due poli, alle ultime elezioni, sono risultati pressoché equivalenti ed anche al fatto che i programmi di fondo sono simili, per cui stare con uno, stare con l'altro è quasi indifferente. E' più facile cambiare casacca, quando le due casacche si assomigliano.

In questo quadro, cos'è il bipolarismo? E' il sistema che ci salva dal centrismo o è la forma dialettica di una grande melassa centrista? In Germania c'è il proporzionale, c'è un partito intermedio liberale che fa da ago della bilancia tra due grandi partiti. Esistono anche due notevoli formazioni alla sinistra della Spd, i verdi e la Pds. Il governo è una grande coalizione democristiana e socialdemocratica. Eppure, quel paese sembra molto meno centrista dell'Italia bipolare. Da notare che tutta la grande stampa chiede oggi al governo di spostarsi al centro, di attuare il programma «riformista», isolando la sinistra radicale. Questo, in risposta alla manifestazione di Roma.

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