domenica 17 dicembre 2006

Dershowitz contro il reato di Tortura

La Camera dei deputati ha approvato il 13 dicembre una proposta di legge che introduce nel codice penale il reato di tortura. Il testo è passato con 466 voti a favore e uno contrario e ora deve passare al Senato. L'articolo 613-bis del codice penale, introdotto dalla proposta di legge, prevede che sia "punito con la pena della reclusione da tre a 12 anni chiunque, con violenza o minacce gravi, infligga a una persona forti sofferenze fisiche o mentali, allo scopo di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni su un atto che essa stessa o una terza persona ha compiuto o è sospettata di avere compiuto. Ovvero allo scopo di punire una persona per un atto che essa stessa o una terza persona ha compiuto o è sospettata di avere compiuto, ovvero per motivi di discriminazione razziale, politica, religiosa o sessuale" (Reuters 13 dicembre 2006)

La nuova legge è definita ipocrita dal giurista di Harward Alan Dershowitz su La Stampa di oggi, perchè renderebbe inefficace la lotta al terrorismo. Il «complimento» è esteso all'Italia in contrapposizione alla serietà statunitense in materia.

Tuttavia, anche negli Usa la legge imposta da Bush lo scorso ottobre è stata oggetto di aspri contrasti. Voluta dall'inquilino della Casa Bianca, la nuova legge ha subito durissime critiche da parte dell'opposizione democratica e creato dissensi anche fra i repubblicani. La normativa istituisce delle Commissioni militari, ossia dei tribunali speciali (dichiarati illegali dalla Corte suprema lo scorso giugno) per i processi dei detenuti a Guantanamo, e convalida tutte le ''procedure alternative'', ovvero gli interrogatori in segreto e senza garanzie fatti dalla Cia. (cfr (Repubblica 17 ottobre 2006) E un anno fa La Camera dei rappresentanti statunitense approvò con 208 voti a favore e 122 contrari, una risoluzione contraria ai trattamenti crudeli, inumani o degradanti nei confronti dei prigionieri catturati dalle forze armate americane (cfr. l'Unità, 15 dicembre 2005).

Dershowitz concede l'inammissibilità della tortura fisica, vietata dalla Convenzione di Ginevra e assunta come un dato di fatto nei nostri paesi, ma non ammette l'esclusione delle «pressioni psicologiche», formula questa si ipocrita, volta ad offrire appigli giuridici a tutela di torture psichiche e mentali. D'altra parte, lo stesso giurista, dopo l'11 settembre, in più occasioni, ha sostenuto che bisogna reintrodurre ufficialmente la tortura e abrogare le convenzioni internazionali che la vietano (si veda per esempio il Corriere della Sera, 1 febbraio 2002).

Eppure la pratica della tortura, per gli Stati Uniti, non si è rivelata particolarmente efficace, è stata anzi motivo di scandalo e delegittimazione morale, con Guantanamo e Abu Ghraib, ed anche di clamorosi errori (involontari?). Newsweek raccontò la vicenda di Ibn Shaikhalk-Libi, un dirigente di Al Qaida catturato nel novembre 2001 in Afghanistan. La Cia trasportò il prigioniero in Egitto dove venne interrogato (in modo brutale) dagli egiziani. Libi «confessò» che terroristi di Al Qaida si erano recati in Iraq, dal dicembre 2000, per imparare l'uso di armi chimiche e biologiche. L'informazione, poi rivelatasi falsa e ritratta dallo stesso Libi, venne usata con abbondanza dal segretario di stato Colin Powell nel suo famoso discorso all'Onu del febbraio 2003 (cfr La Stampa 14 novembre 2005) .

Perchè dunque insistere nel predicare metodi di interrogatorio che sono al tempo stesso inumani e inefficaci? Forse, per un motivo irrazionale: la mancanza di controllo e di conoscenza nella lotta contro un nemico indeterminato e sfuggente. E forse per un calcolo retrospettivo. Le leggi sul reato di tortura, non tolgono nulla alla lotta contro il terrorismo, ma mettono a repentaglio la sicurezza, l'impunità di chi in questi anni ha torturato: «Per i detrattori di Bush, fra cui la stessa Unione Europea che ha richiamato gli Usa al rispetto della Convenzione di Ginevra, lo scopo della sua nuova legge è soprattutto quello di evitare ai militari e agenti segreti americani di essere incriminati per crimini di guerra in relazione alle stragi dei civili in Iraq, le sevizie nel carcere di Abu Ghraib e gli orrori del carcere speciale di Guantanamo, a Cuba» (Repubblica 17 ottobre 2006).

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