sabato 31 maggio 2008

Hillary Clinton e le primarie Usa 2008

Nelle primarie del partito democratico americano ho fatto il tifo per Hillary Clinton, nonostante sia più moderata di Obama e sia ricorsa, nella sua campagna elettorale, a metodi più che discutibili, facendo leva sulla paura e sul razzismo.

Lo scrivo con una certa perplessità. Dico "ho fatto il tifo" parlando esclusivamente del mio istinto, del mio sentimento, di una mia simpatia epidermica. Un militante di sinistra serio e coerente forse si sarebbe persino astenuto dal tifare, si sarebbe sentito estraneo a quella competizione. Intervistata dal Manifesto, ad una domanda sulle primarie, Naomi Klein rispose di trovare curioso che in Italia ci si interessasse di stabilire chi dei due contendenti fosse meglio. Il prevalere dell'uno o dell'altro ci cambia poco. Non ricordo il testo esatto, ma il senso della risposta era più o meno questo.

Nel mio immaginario Obama, inizialmente preferito, è stato rovinato dall'imitazione di Veltroni. Quando vidi, in libreria, che l'ex sindaco di Roma era l'autore della prefazione di una biografia del leader afroamericano, la generica ammirazione che provavo per lui (per Obama) si frantumò. Rimaneva dunque in lizza solo lei, che peraltro ha un bel viso, dei begli occhi, un bel sorriso, un piglio aggressivo accattivante. Purtroppo, ha anche suo marito. Un simpaticone, ma poco affidabile, con una macchia indelebile sulla sua presidenza: non lo scandalo Lewinsky, bensì la guerra del Kosovo, più varie altre cose, per esempio la mediazione truffaldina di Camp David a conclusione del suo mandato.

Se leggiamo i programmi dei due candidati, tema su cui l'informazione in Italia è stata molto scarsa, possiamo valutare che Obama sia un po' più a sinistra di Hillary Clinton (vedi schede), tuttavia anche un personaggio e un profilo politico ormai diverso da quello di Jesse Jackson .Quando i programmi sono deboli, indistinti, generici, a porsi in primo piano è la capacità dei candidati di suscitare negli elettori un sentimento di identificazione o comunque un significato simbolico.

Arianna Huffington sul Corriere della Sera, 30 maggio 2008, Hillary Clinton a Rocky Balboa: "il vero trionfo della campagna di Hillary - un trionfo assoluto - si riflette nell’esempio offerto alle generazioni future. Non solo, si badi, alle giovani donne: con la sua passione, la perseveranza e l’inesauribile forza d’animo, la senatrice è un modello anche per i giovani maschi. Mi sono occupata a lungo di problematiche come la «paura» e il «coraggio», spiegando come il secondo non equivalga affatto all’assenza della prima, bensì alla capacità di padroneggiarla. Il segreto è uno soltanto: cadere ma non restare mai a terra, sapersi ogni volta risollevare. C’è forse un personaggio pubblico che abbia incarnato tale principio in modo più convincente e appassionante di Hillary?"

Lei, come anche Segolene Royal, come molte candidate donne, sembra esprimere una forza, una determinazione, una tenacia, ma anche una passione, che molti uomini non hanno, neppure quando sono brillanti oratori.

Obama è un mulatto di origine kenyota ed ha studiato in Indonesia. Rappresenta il mondo afroamericano ed è contiguo a quello musulmano. Il suo ingresso alla Casa Bianca avrebbe un grande significato storico, almeno sul piano simbolico. E poi, forse, è il meglio che oggi l'America possa esprimere. Però, senza alcuna pretesa di elaborazione, ho pensato che una donna alla presidenza degli Stati Uniti, avesse un significato simbolico ancora più forte. Certo, si può discutere sul fatto che la sua legittimazione le derivi dall'essere stata first lady, piuttosto che leader del movimento delle donne. Eppure, una di queste leader, Gloria Steinem, ha sostenuto comunque Hillary e ricorda che il diritto di voto in America è stato concesso prima ai neri e solo poi alle donne e che la discriminazione sessuale è stata più forte di quella razziale. E' stata e lo è ancora.

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