lunedì 26 maggio 2008

La sconfitta della Sinistra Arcobaleno

L'idea secondo cui la sconfitta della Sinistra Arcobaleno viene da lontano, "è il novecento che ci è crollato addosso" (Nichi Vendola), è senz'altro vera, più adatta però a spiegare perchè un tempo eravamo un grande partito intorno al 30%, sopra o sotto, ed oggi solo un piccolo partito intorno al 5%, sopra o sotto. E con la soglia di sbarramento della legge elettorale, sotto può voler dire fuori dal Parlamento. Preso purtroppo atto del nostro storico ridimensionamento, quando oggi parliamo di sconfitta, ci riferiamo alle oscillazioni al ribasso, nell'ambito di questo. Ragionare sul lungo periodo storico, sulle cause lontane, fa comunque bene, ma rischia di essere un espediente per eludere la discussione sull'efficacia della linea politica di oggi.

L'altra idea, quella secondo cui, la sconfitta si spiega con la partecipazione al governo Prodi, rivelatasi inconcludente, poichè quasi nulla del programma della sinistra radicale è stato salvaguardato, affronta l'analisi su un piano più attuale, ma al momento di spiegare come è potuto succedere, evoca un difetto di valutazione dei rapporti di forza (Paolo Ferrero): pensavamo di poter condizionare il governo, insieme al sindacato, ai movimenti, e invece il governo, i riformisti, sono stati condizionati, non da noi, ma dalla Confindustria, dai poteri forti. Ma se Rifondazione è stata così erroneamente ottimista, come mai ha puntato quasi tutto sulla presidenza della Camera, anzichè su una forte presenza ministeriale?

Credo che il Prc abbia sbagliato previsione in questo: nel credere che il governo Prodi avrebbe potuto godere della stessa aurea del 1996-98, gli anni dell'ingresso dell'Euro, con guadagni di consenso per tutti, con la possibilità di inscenare, se non la rappresentanza, perlomeno la rappresentazione di un condizionamento da sinistra.

Naturalmente, la Sinistra Arcobaleno non poteva essere onnipotente e sulla spiegazione dell'esito elettorale pesa in ogni caso la campagna del voto utile e la torsione bipartitica del sistema elettorale. Il comunismo sopravvive anche nel frontismo.

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