mercoledì 28 maggio 2008

Reato di immigrazione clandestina

Sulla Stampa del 26 maggio, un bell''articolo di Bruno Tinti, Procuratore aggiunto della Repubblica di Torino, autore del libro "Toghe rotte", spiega perchè l'introduzione del reato di immigrazione clandestina sia inapplicabile.

In tema di lotta all'immigrazione clandestina, da molti anni, durezza e inapplicabilità delle leggi e delle ordinanze procedono insieme. Capita anche di vedere che il governo più duro (quello della Bossi-Fini, altra legge inapplicabile) è quello che fa le sanatorie più grandi. (Vedi scheda - Sole 24 Ore, 12 maggio 2008).

E' la doppiezza della xenofobia istituzionale. Specchietti per allodole razziste e pratiche (per quanto discutibili) di integrazione. Gli immigrati, clandestini e non, al paese servono. Costano sette miliardi di euro, ma ne producono 122. Senza di loro l'Italia sprofonderebbe nella recessione. L'ideale è averli senza diritti, appunto clandestini. Giusto l'effetto del razzismo e dei decreti flussi che stabiliscono soglie di accesso a 170 mila ingressi a fronte di 700 mila domande.

Si dice sempre più spesso, anche da parte dei "democratici" (i sindaci sceriffo delle amministrazioni di centrosinistra), che importa poco se delitti e reati diminuiscono o non aumentano, quello che conta è la percezione della gente e questa va nel senso di un aumento della sensazione di insicurezza. Se è così dal lato dei cittadini, dal lato del governo può essere diverso? Evidentemente no, e allora quel che conta non sono leggi efficaci per soluzioni reali, ma leggi simboliche che offrano la percezione di una soluzione (dura) contro la percezione di un nemico esterno. Queste percezioni si alimentano a vicenda e danno assuefazione, come le droghe, così che al giro successivo è richiesta una dose più forte della precedente. Fino a quando, fino a dove?

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