sabato 28 giugno 2008

C'era una volta la cosa rossa

Ho sempre auspicato l'unificazione dei partiti della sinistra radicale in un nuovo soggetto politico. Rifondazione, Pdci, Verdi, Sinistra Ds, insieme, così come i Ds e la Margherita sono confluiti nel Partito democratico. Una forza che, in base alle Europee del 2004, avrebbe potuto raccogliere il 13% dei voti. E sarebbe pure stata un contributo alla razionalizzazione del sistema politico. In fondo, quali gravi discriminanti giustificano la separatezza organizzativi dei quattro partiti? A me, pare, nessuno. Perciò ho visto favorevolmente la nascita della Sinistra Arcobaleno. Purtroppo solo un cartello elettorale, avrei preferito un partito. E' andata male: 3,1% e tutta la sinistra fuori dal parlamento (il PD stesso rifiuta la definizione di "partito di sinistra", almeno così è per dichiarazione di Veltroni, magari D'Alema la pensa diversamente). Qui le valutazioni si divaricano. E' andata male, perchè eravamo solo un cartello, dovevamo essere un partito. Oppure: è andata male, perchè ci siamo unificati già troppo, dovevamo preservare la nostra identità. Qui è il dilemma: le costituenti, le fusioni, i nuovi soggetti politici capaci di mettere insieme quelli vecchi possono avere un potenziale aggregante, capace di raccogliere anche all'esterno, nei movimenti, nelle associazioni. Ma possono avere anche un potenziale disgregante, capace di destrutturare, demotivare, quel che è già aggregato. Il risultato elettorale della Sinistra Arcobaleno sembra dar ragione alla seconda ipotesi. Sembra. Lo stesso Partito Democratico, progetto che si dà per riuscito, dopo aver unificato i due partiti, Ds e Margherita, ora si articola e si spacca in nuove correnti, dei veri e propri partiti nel partito, con proprie sedi, fondazioni, pubblicazioni, e convegni. E pure il PD ha perso le elezioni.

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