martedì 24 giugno 2008

Il consenso di Berlusconi

Cosa è che fa si che Berlusconi abbia il consenso che ha, a dispetto della sua stessa spudoratezza. Se ce lo avessero raccontato, non ci avremmo creduto. Un imprenditore divenuto monopolista della televisione privata, grazie alla sua amicizia con Craxi, uomo simbolo di Tangentopoli e del crollo della prima repubblica, sotto i colpi dell'inchiesta di Mani Pulite. Già nel 1994, c'è qualcosa che non quadra. L'opinione pubblica sembrava condividere quell'inchiesta, quell'opera di generale moralizzazione e già aveva punito nell'urna i partiti del sistema di potere democristiano e socialista. Dunque, che senso poteva avere, dopo quella gran pulizia, premiare l'erede più coerente di quel sistema, uno dei massimi beneficiari? Un bel mistero. Però, è vero che il decreto salva-ladri portò quasi ad una sollevazione popolare. Un consenso un po' strabico, che si prosciugò in sette mesi.

Ma nel 2001 e poi ancora oggi nel 2008, quel consenso maggioritario per il cavaliere ritorna e se rischia di andare in crisi, se e quando è andato in crisi, non è stato per le leggi ad personam, ma per la crisi economica, per l'idea secondo cui, se le cose vanno male nel portafoglio, nei bilanci familiari, nelle aspettative per il futuro, la colpa è del governo in carica, sia esso Prodi o Berlusconi.

Tuttavia, il fatto che un premier inquisito, imputato, usi la leva del governo per risolvere i suoi problemi personali, i suoi grattacapi giudiziari, non sconvolge più di tanto, se non una minoranza etica. La stessa opposizione del PD non si scompone poco e nulla, fino al punto da essere sollecitata a radicalizzarsi, non dal Manifesto o da Liberazione, ma da La Stampa e da Repubblica. L'opposizione anomala, secondo la definizione di Barbara Spinelli, è un problema democratico, perchè la timida tiepidezza del PD espone a divenire parte in causa nel conflitto con il premier, conflitto che lo stesso premier ricerca e provoca, le altre istituzioni dello stato, in primo luogo la magistratura, ma anche lo stesso presidente della repubblica.

Nessuno sembra scandalizzarsi, non le persone normali, quelle che non perdonano il furto di uno zingarello e invocano la tolleranza zero, poi sono così amorfi davanti ai reati di cui è imputato il premier e ai suoi tentativi di depenalizzare i reati, bloccare i processi, vietare le intercettazioni, garantire l'immunità alle più alte cariche dello stato, a cominciare dalla sua. Perchè?

Certo, c'è molta disinformazione, certo c'è la propaganda, certo c'è l'idea che è meglio essere birbanti che rossi, ma c'è anche un connotato antropologico, qualcosa che divide in due la nazione, una differenza radicale, magari con l'interposizione di un'ampia zona grigia. Una divisione tra chi di fronte all'uomo furbo e disonesto si indigna e chi invece prova ammirazione. Se per molti simpatizzanti di sinistra le intercettazioni di D'Alema e Fassino sono stati motivo di seria delusione, per molti simpatizzanti di destra, le intercettazioni o qualsiasi notizia di reato relativa al cavaliere, è motivo di nulla, se non il disappunto di chi vede il proprio beniamino oggetto di una persecuzione giudiziaria, non perchè si pensa non abbia commesso il fatto, ma perchè, dato che lo commettono tutti, non c'è un motivo, se non una cattiva intenzione politica, di perseguire proprio lui.

Diceva il mio fruttivendolo, nel 1994-96 (poi l'ho perso di vista): "prima votavo per Craxi o per Andreotti, perchè loro rubavano e permettevano anche a me di rubare. Oggi voto Berlusconi, per lo stesso motivo".


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