giovedì 5 giugno 2008

Il razzismo antimeridionale

E' già successo con l'immigrazione meridionale al nord, forse anche in modo più estremo. A Torino, fuori dai palazzi vi erano cartelli con su scritto: "non si affitta ai meridionali". Vi erano progettisti di case da destinare all'alloggio della manodopera del sud, che in periferia facevano i nuovi appartamenti con il soffitto più basso di tre metri, perchè tanto "i meridionali sono bassi di statura". "Napoli" era un insulto ancora più diffuso di "terrone" ed era il modo in cui mia nonna di Venaria chiamava me, ogni volta che da bambino facevo qualcosa di sbagliato. La Stampa di Torino enfatizzava di fatti di cronaca nera, segnalando sempre l'identità regionale (calabrese, napoletana, pugliese, siciliana) degli autori di furti, scippi, rapine.

I meridionali non piacevano per il loro dialetto, per il loro fare chiassoso, perchè stendevano la biancheria fuori dai balconi sulla strada, perchè facevano "casino", erano maleducati, non avevano voglia di lavorare. Ma anche perchè lavoravano tante ore, a basso costo, non erano sindacalizzati, si facevano sfruttare, abbassavano i diritti di tutti, non avevano professionalità, erano il nuovo operaio massa nella fabbrica fordista, in concorrenza con l'operaio di mestiere piemontese. Ma c'era la grande fabbrica che funzionava pure come integratore sociale, c'era il sindacato e il partito comunista che orientavano all'alleanza tra lavoratori contro la vera controparte, quella padronale, che accumulava profitti, ma non redistribuiva risorse.

Nell'autunno caldo del 1969, furono proprio gli operai meridionali a rilanciare la lotta, gli scioperi, l'occupazione, a riportare la questione operaia al centro della città, conquistare la previdenza retributiva e l'istituto del consiglio di fabbrica, a riscattare la sconfitta degli operai settentrionali del 1955. La lotta per i diritti del nuovo operaio massa meridionale, ha fatto avanzare i diritti di tutti.

Ad una prima fase in cui i nuovi arrivati sono disponibili ad essere supersfruttati, facendo una sorta di concorrenza sleale, può seguire uno sviluppo, in cui la presa di coscienza e la lotta per i propri diritti fa avanzare i diritti di tutti. Perciò, quello che occorre non è l'impossibile respingimento dello straniero, che non fa altro che ricacciarlo e mantenerlo nell'illegalità, proprio nella condizione che lo rende ricattabile e sfruttabile, sleale concorrente del lavoratore a contratto, ma la sua possibile integrazione e regolarizzazione. Un lavoratore straniero regolarizzato è alleato di tutti i lavoratori. I lavoratori rumeni in sciopero alla Renault si battono per l'aumento del salario di tutti i lavoratori della Renault. I lavoratori stranieri regolarizzati producono nuova ricchezza per tutti.

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