domenica 1 giugno 2008

Il vittimismo dei guerrieri

Quando Berlusconi scese in campo (secondo il suo frasario) nell'ormai lontano 1994, parlava come se volesse liberare l'Italia dal comunismo. Ci pareva stravagante, ma anche i suoi seguaci, che magari fino a poco tempo prima avevano simpatizzato per la Dc, il Psi, o qualche altro frammento del pentapartito, si esprimevano come se fino ad allora fossero stati minoranza, opposizione, lungo un interminabile tunnel governato dalla sinistra.

Negli anni successivi, questo atteggiamento non è cambiato e ancora oggi è così. Un classico è quello che rimprovera alla sinistra l'egemonia nella cultura: i libri, i giornali, l'università, la televisione (persino Mediaset) sono di sinistra. E quelli di destra non hanno mai potuto parlare, scrivere, pubblicare, esprimersi, in una sorta di narrazione rovesciata della storia e della realtà del paese.

Un paese nel quale, negli anni del dopoguerra era vietato vendere l'Unità nelle edicole e farne la diffusione militante e il segretario del PCI, Palmiro Togliatti, ha potuto parlare per la prima volta in televisione nel 1962. E fino al 1975 è esistito un solo canale televisivo sotto l'esclusivo controllo del principale partito di governo: la Democrazia cristiana.

Questa occupava tutto lo spazio alla sua destra, e l'Msi era nel ghetto, fuori dall'arco costituzione. Secondo la Costituzione, quel partito forse non doveva neppure esistere. Persino quell'area, se è stata capace di dare vita ad un partito e ad un suo quotidiano, forse poteva anche sviluppare iniziative editoriali. Magari lo ha fatto e ne sappiamo poco e nulla, poichè nessuno vi ha trovato nulla di interessante da studiare. Persino la dittatura fascista, all'apice del suo potere, nel 1941, ebbe qualche difficoltà nel redarre autonomamente le voci della prima grande enciclopedia italiana. Quelle di storia le scrisse Delio Cantimori, futuro storico marxista.

La destra non ha mai puntato sulla cultura come propria arma. Conosciamo giovani di destra che possiedano il mito dell'intellettuale? No, loro sognano di essere guerrieri, vichinghi, uomini di azione. E se e quando esprimono qualcosa nella cultura, non lo mettono in relazione con il loro essere politico. Lucio Battisti era di destra, anche Mogol. E chi se n'è mai accorto? Si dirà: non poteva dirlo negli anni Settanta. E invece quando lo hanno poi detto negli anni Ottanta e Novanta, la loro immagine è cambiata, si è finalmente riflesso il loro essere di destra nei testi e nelle musiche che componevano? Proprio no.

Se guardiamo la vicenda delle foibe, dei delitti partigiani, dello stalinismo, di qualunque errore o orrore ascrivibile a sinistra, la storia viene scritta a sinistra. A destra non la scrivono, al massimo ne divulgano una versione volgarizzata e gli va bene così, salvo lamentarsi di essere sempre stati censurati, ostracizzati, non pubblicati, e via discorrendo in un eterno incedere vittimista. A destra non c'è bisogno di interpretare il passato, per capire il presente e progettare il futuro: anima e corpo della cultura.

Una volta chiesero all'autoironico Storace: di qualcosa di destra. E lui: "Ah froci!"

Nessun commento:

Posta un commento