lunedì 16 giugno 2008

Iran: «avanti con il nucleare»

L'Iran dice no all'Europa. Il ministro degli esteri europeo, Javier Solana, a nome del gruppo dei 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia e Gran Bretagna, più la Germania) ha proposto la sospensione da tre a sei mesi del programma iraniano di arricchimento dell'uranio in cambio della costituzione di un consorzio internazionale che dovrebbe arricchire in Russia l'uranio necessario ad alimentare, per uso civile, le centrali iraniane (R. Guolo, Repubblica, 15.06.2008).

Più in dettaglio, le proposte dei 5+1 prevedevano: 1) Aiuti per la costruzione di centrali ad acqua leggera di ultima generazione, un rifornimento legalmente garantito di uranio arricchito da usare come combustibile e cooperazione per lo smaltimento delle scorie. 2) Impegno a lavorare per la normalizzazione delle relazioni economiche e commerciali dell'Iran, offrendo anche il pieno sostegno per l'integrazione di Teheran nelle strutture internazionali, compreso il Wto. 3) Impegno a sostenere il ruolo dell'Iran nella regione e a organizzare una conferenza sulla sicurezza nell'area; incentivi riguardanti la costruzione di strutture per la gestione dei disastri naturali; la modernizzazione dell'agricoltura e delle telecomunicazioni. (Scheda, Repubblica 15.06.2008)

Il 5+1 risponderà con nuove e più dure sanzioni in Estate, ma nel frattempo si dice stupito e deluso per l'immediato rifiuto iraniano a fronte di una proposta molto generosa. Ed è così, almeno in apparenza. Da cosa è determinata la chiusura di Teheran? Perchè procedere con il programma nucleare, scontare nuove sanzioni e rischiare un'aggressione armata da parte degli Usa?

Si mettono in fila varie ipotesi: la competizione interna fra Amadinejad ed i suoi avversari e critici, l'alleanza di fatto con Russia e Cina, per aggirare le sanzioni, l'attesa di un nuovo presidente Usa con cui siglare un accordo migliore, la sfiducia nei confronti dei propri interlocutori, ritenendo che il programma nucleare e la sua realizzazione siano davvero il miglior deterrente di cui ll'Iran dispone nelle relazioni internazionali e a tutela della propria sicurezza, considerando i precedenti, quando l'Iran diede il suo aiuto logistico per la guerra in Afghanistan e ricevette in cambio l'inserimento nell'asse del male; la convinzione che, dopo i disastri in Iraq e in Afghanistan, siamo molto improbabile, se non impossibile, per l'America aprire un nuovo fronte di guerra.

Ma soprattutto, mi sembra, ci sia un nodo strutturale che renda un po' diversa la questione iraniana da quella nordcoreana. Con la Corea del Nord la diplomazia ha ottenuto i suoi risultati anche in virtù dei buoni rapporti di Pyongyang con il suo nemico storico, Seul promotore convinto della pacificazione e dell'accordo, più ancora degli americani. In Medio Oriente, il quadro è diverso, Israele l'antagonista naturale dell'Iran è più intransigente di americani ed europei. E soprattutto, dispone della bomba atomica.

A me pare difficile, salvo voler prendere per buona la propaganda aggressiva e delirante del leader iraniano, possa durare a lungo un monopolio nucleare nella regione più esplosiva del mondo, senza che un altro stato (e poi gli altri stati) non provi a modificare i rapporti di forza. Può davvero esistere una terza via tra denuclerizzazione del Medio Oriente ed equilibrio del terrore?

Nessun commento:

Posta un commento