domenica 15 giugno 2008

L'Irlanda boccia il Trattato di Lisbona

Il referendum irlandese ha bocciato il Trattato di Lisbona. Il "No" ha vinto con il 53,4% dei voti, contro il 46,6 del "Sì". Gli elettori che hanno votato contro il trattato europeo sono stati 862.415, mentre a favore si sono espressi 752.451 irlandesi. L'affluenza è stata di poco superiore al 50% degli aventi diritto.

Forse, davvero, non è una bella notizia. Forse, qualunque cosa sia questa Europa, è meglio che nasca, con tutto il suo deficit di democrazia e di politica sociale. Che nasca e diventi uno stato federale. Poi, nel suo ambito, si lotterà per democratizzarne sempre più le istituzioni e ricostruire un autentico Welfare universale, cioè per affermare obiettivi che all'interno dei confini nazionali sembrano sempre più velleitari.

Forse. Ma fa uno strano effetto leggere sul giornale, sulla progressista Repubblica, che 862.415 irlandesi hanno giocato un brutto scherzo a 500 milioni di Europei. Oppure leggere le dichiarazioni del nostro presidente, Giorgio Napolitano: «Non si può ora neppure immaginare di ripartire da zero. Né si può pensare che la decisione di poco più della metà degli elettori di un Paese che rappresenta meno dell’1% della popolazione dell’Unione possa arrestare l’indispensabile, ed oramai non più procrastinabile, processo di riforma. L’iter delle ratifiche dovrà andare avanti fino a raggiungere in tempi brevi la soglia dei 4 quinti, perché il Consiglio europeo possa subito dopo, secondo l’articolo 48 del nuovo Trattato, prendere le sue decisioni».

Meno dell'1% della popolazione. Ma il resto della popolazione, in realtà cosa ne pensa? Perchè la ratifica del Trattato di Lisbona stava procedendo stato per stato nei parlamenti. Cosa sarebbe successo in altrettanti referendum popolari? Come mai si è preferito evitarli? Il popolo può certo sbagliare, ma per impedirglielo, gli si può sequestrare la decisione e gettare su questo sequestro le basi della costruzione europea?

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