mercoledì 25 giugno 2008

L'impegno è di sinistra

Esiste un'equivoco. Da una parte si dice: la cultura è di sinistra, così come i migliori scrittori, artisti, cantanti, attori, registi, intellettuali. Dall'altra parte si risponde: esisterebbero anche quelli di destra, se non esistesse l'egemonia culturale della sinistra. I vittimisti, a destra, fanno un po' di confusione tra egemonia e potere, ma pazienza. Il fatto è che sono due pregiudizi, radicati nello stesso fraintendimento. Ad essere di sinistra è soltanto l'impegno: l'idea che il proprio nome, la propria attività, il proprio lavoro, la propria opera, possa essere messa al servizio di una causa politica, civile, sociale. Questo è di sinistra.

A destra no, perchè a destra il mondo piace più o meno così com'è, e se non piace, ha poco senso pensare di cambiarlo. Ma pure questo è un problema di sinistra, impostato dal punto di vista del soggetto collettivo. A destra il mondo, è semplicemente il proprio mondo, la propria dimensione individuale, particolare. Se va male, la strada per cambiarlo è anch''essa individuale e particolare, non è una causa politica, civile, sociale. In fondo, la politica, la militanza, l'essere di parte, il partito, sono tutte cose di sinistra. A destra non pensano di essere schierati, si affidano alle "leggi delle natura".

Ma proviamo a declinare, quanto detto con alcuni esempi. Benigni è un attore di sinistra, Totò è solo un attore (anche se è di destra); Bertolucci è un regista di sinistra, Zeffirelli è solo un regista (anche se di destra); Lucio Dalla è un cantautore di sinistra, Lucio Battisti è solo un cantautore (anche se di destra). Credo che proprio Battisti, che a me piace tantissimo, dichiarò nel 1968, o giù di lì, di detestare l'impegno.


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