giovedì 19 giugno 2008

Tutti hanno diritto di parola?

Tutti, proprio tutti hanno diritto di parola? Chi pensa che gli ebrei debbano essere gasati (anzi, non sono mai stati gasati), che i "negri" puzzano, le donne sono inferiori, gli omossessuali contro natura o malati da curare. Tutti questi possono parlare? I razzisti possono far parte della democrazia?

Il dilemma rischia di essersi già risolto. Il razzismo è presente nel dibattito pubblico, sui giornali, in parlamento e persino al governo, per ora nella forma più blanda della xenofobia che però può essere l'humus di qualcosa di peggio. L'antisemitismo nazista, pseudoscientifico e razzista poteva innestarsi su una lunga tradizione di pregiudizio popolare.

Ora, la mia risposta alla domanda iniziale è che no, non possono, perchè nel momento in cui prendono la parola, i razzisti, i fascisti, minano la convivenza. Che senso ha dare la parola a qualcuno che la prende per dire che altri non possono parlare? Si autoesclude da solo. Ma si autoesclude da cosa? Dalla pubblica assemblea, ma poi resta con noi, nelle nostre case, nelle nostre piazze, nei nostri uffici, nelle nostre scuole, ovunque. Allora, escluderlo è come nascondere la polvere sotto il tappeto, ma non escluderlo equivale a legittimarlo.

Le due esigenze sono contraddittorie e forse la soluzione sta in una contraddizione. Come dice la nostra Costituzione: "È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista". Tuttavia, dal Msi a Forza nuova, a tutte le organizzazioni fasciste, per ragioni di opportunità è stato consentito di esistere e di organizzarsi.

Ma come si stabilisce il confine della legittimità? Negare la parola a qualcuno può essere un pericoloso precedente per tutti gli altri. La difficoltà e il rischio ci sono, ma penso valga lo stesso la pena sforzarsi di individuare e stabilire quella linea di confine, oltre la quale c'è l'offesa, la violenza, che ha come fine la discriminazione nei confronti di gruppi umani identificati negativamente come tali sulla base di tratti e caratteri innati. Questo è il razzismo. Poi c'è il fascismo: l'offesa, la violenza, la discriminazione nei confronti di chi la pensa diversamente, che ha come fine il suo silenzio.

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