lunedì 28 luglio 2008

A Nichi Vendola, dopo il congresso Prc

Caro Nichi, tutte le mozioni sono rimaste sotto l’asticella del 50% e il congresso aveva il compito di definire un accordo unitario o almeno una maggioranza. Il tuo “avversario”, Paolo Ferrero è riuscito a comporne una con Fosco Giannini, Gianluigi Pegolo, Claudio Bellotti. Certo, una maggioranza per molti versi eterogenea, ambigua, come sempre sono le coalizioni. Se a te fosse andato in porto l’accordo con Claudio Grassi, avresti realizzato qualcosa di altrettanto ambiguo, forse persino peggio, comportando per il tuo potenziale alleato un cambio di casacca a gioco in corso.

Dopo la rottura con Prodi, Bertinotti fece maggioranza con Livio Maitan, prima era in maggioranza con Armando Cossutta. Erano alleanze lineari e coerenti? Rifondazione è sempre stata un assemblaggio di correnti e componenti, si è sempre divisa nei congressi, e la sua gestione nazionale, locale, ha sempre comportato alchimie. Dibattiti congressuali signorili, non ne ricordo.

Ad ogni passaggio, c’è un po’ di innovazione e un po’ di regressione. Una visione lineare e progressiva della storia del partito cos’è, innovazione o regressione? Difendere sempre la linea del partito come giusta e necessaria, anche dopo una capriola, perchè sempre adatta alla situazione, cos’è, innovazione o regressione? Come è possibile aver avuto ragione sia nel 1998 sia nel 2006? Che rapporto c’è tra la rottura con l’Ulivo e l’adesione incondizionata all’Unione? Che rapporto c’è tra lo stare nel movimento dei movimenti e lo stare nel governo del liberismo temperato?

Se volevamo portare la società a Palazzo Chigi, come mai il nostro più autorevole esponente (a cui voglio molto bene) è andato a fare il presidente della camera, mentre come ministro abbiamo investito un ex demoproletario, con tutti i difetti che tu denunci? Quando Pietro Nenni voleva condizionare la Dc, nella stanza dei bottoni ci voleva entrare lui, non delegava certo il compito ad un estremista.

Credo che la tua sconfitta dipenda solo in parte da nostalgia, identità e ideologia, ma soprattutto da un certo modo di fare politica, di stare al governo, accettando un rospo dopo l’altro, con tanti comunicati stampa di protesta e qualche manifestazione, senza alcun risultato, senza un senso, senza una prospettiva. Se un compromesso (quale poi?) non ti apre una strada, a cosa serve?

Se hanno cantato Bandiera rossa contro la tua mozione, mi dispiace, quel canto è di tutti. Ma pure la vostra polemica sul giustizialismo, tanto per dirne una, non mi è parsa una idea particolarmente brillante: il solito contenzioso immaginario, evocato nell’arena, perchè in quello reale si sta un po’ scomodi.

E’ fisiologico vivere una sconfitta con delusione, amarezza, anche con rabbia. Ma è patologico viverla come se fosse una usurpazione, quasi il frutto di un imbroglio illegittimo, l’esito di un piano ordito da tempo. Se fosse vero che “voi” che avete gestito il partito per 14 anni, siete oggi rimasti “fregati” da Paolo Ferrero, come potreste credibilmente candidarvi a gestire in futuro una alleanza con Massimo D’Alema?

Sono contento abbiate escluso la scissione. Non dovrei dirlo io, che nella storia del Prc ad una scissione ho partecipato, quella che non hai fatto tu nel 1995. Ho sbagliato e sono tornato indietro. Qualche volta si può tornare indietro. Spero possiate vincere la tentazione facile di far fallire il nuovo gruppo dirigente, restandone fuori, e rimandando la separazione a tempi migliori, da posizioni di maggior forza. Se gli “altri”, davvero hanno torto, il tempo sarà galantuomo. In fondo, ha ragione la tua mamma, hai già una rogna e questo esito un suo equilibrio ce l’ha.

domenica 27 luglio 2008

Norma anti-precari

In origine i contratti flessibili sono stati pensati per le qualifiche medio alte, per quei livelli professionali in cui il singolo lavoratore può far valere un arma contrattuale individuale, ma poi quei contratti sono stati estesi a tutti i mestieri, anche a impiegati e operai generici, il cui potere contrattuale individuale è zero. Il posto sicuro è stato concepito per i lavoratori dipendenti, per metterli al riparo dai periodi di crisi. Non è stata una concessione, ma parte di uno scambio: Il datore garantisce al lavoratore dipedente tendenzialmente la sicurezza del posto anche nei periodi di crisi, in cambio gli paga uno salario sufficiente al proprio mantenimento anche nei periodi di crescita e profitti. Mettere in discussione uno dei due termini dello scambio, implica il mettere in discussione anche l'altro. Se si vuole caricare sui lavoratori dipendenti i rischi di impresa (quando le cose vanno male) allora bisogna anche redistribuire seriamente i profitti quando le cose vanno bene: se il salario, invece di mille euro è di cinquemila allora il lavoratore può far fronte da solo ai periodi di disoccupazione.

sabato 26 luglio 2008

Parlamento: meno partiti più spese

La soglia di sbarramento, quella che causa la diminuzione dei partiti, è una misura del tutto inutile, ai fini della governabilità, dato che esiste il premio di maggioranza, per la coalizione o per la lista che arriva prima. Se passerà il referendum Guzzetta, sarà per la lista. Non ne capisco la razionalità, se non la volontà di eliminare le minoranze. Un semplice dispositivo del regolamento parlamentare, che non permettesse la formazione di gruppi con meno di un certo numero di deputati rimanderebbe a loro la questione di come organizzare una presenza eccessivamente frammentata. Riguardo le spese, ma anche la produttività, dell'assemblea legislativa, la misura più semplice ed efficace è il monocameralismo.


venerdì 25 luglio 2008

Sapere di morire

Molto dipende dalla situazione, ma in generale, se sapessi che sto per morire, credo che penserei a salvarmi. Mal che vada, muoio. Non sono superstizioso. E se lo fossi, sapendo di dover morire, cercherei di guarirne, così come premio di consolazione. Più che la mia, mi terrorizza la morte degli altri. Succede, conversando con mia moglie, di mettere in chiaro che morirò prima io. Il come non è indifferente, spero possa essere improvviso e rapidissimo, ma anche dolce e silente. Nel sonno. Quando, non ho idea. Pare in testa, abbiamo tutti un numero che corrisponde ad una età. L'idea di morire al di sotto ci fa sentire in credito, quella di morirne al di sopra, non ci fa sentire in debito, ma ci rilassa molto. Quando vivrò quegli anni, penso saranno gli anni più belli.

giovedì 24 luglio 2008

Poesia linguaggio ambivalente

Uno dei motivi per cui non ho appoggiato la mozione 2, la proposta di "Costituente della sinistra", la candidatura di Nichi Vendola alla segreteria del Prc, è che da sempre, fin da piccolo, non ho mai amato interpretare e commentare le poesie. Mio limite, mia ignoranza, mia insensibilità. Fin dai tempi della scuola, ho pensato che il significato della poesia lo conosce solo il poeta e forse neanche lui, mentre gli altri possono leggerci quel che preferiscono. Magari sto dicendo una stupidaggine, sarà vero per alcuni poeti, alcune poesie, non per tutti. Ma in politica forse è proprio così.


mercoledì 23 luglio 2008

Avevamo ragione nel 1998 o nel 2006?

Non so se lo si può far rientrare nella lotta allo stalinismo, poco importa. Penso sia giusto, magari non sempre subito e nell'immediato, riconoscere che nella storia di un partito, il proprio, la linea non è sempre giusta, adatta e adattata nel modo più intelligente ed opportuno al mutamento della situazione. Succede che la situazione sia la stessa di prima e la linea del partito faccia una bella capriola. Prodi era sempre Prodi, D'Alema sempre D'Alema, Veltroni sempre Veltroni, Fassino sempre Fassino, Rutelli sempre Rutelli, la Confindustria e i poteri forti, sempre quelli, anche gli Usa erano sempre gli stessi, anzi Bush era peggio di Clinton. Ciampi invece non c'era più, c'era Padoa Schioppa, ma il liberismo temperato era sempre quello, come la politica dei due tempi: prima il risanamento poi il risanamento. E allora, bisogna ammetterlo. O abbiamo sbagliato nel 1998 o abbiamo sbagliato nel 2006.


martedì 22 luglio 2008

Centralismo democratico e frazionismo patologico

A conclusione del congresso del Pdci, Diliberto ha ripristinato il centralismo democratico. La notizia mi fa sorridere, anche se posso capirla. Il più importante frazionista di quel partito è Marco Rizzo, che rimprovera il suo segretario di non essere abbastanza comunista. Immagino avrà qualche difficoltà a protestare per l'abolizione della sua corrente. Il Pdci, dunque, una caricatura del Pcus e il suo segretario può vantare una maggioranza bulgara. Che invidia per i leaders delle mozioni di Rifondazione. Qui siamo all'opposto: il centralismo democratico non vale neppure all'interno delle singole correnti che si dividono a loro volta sugli esiti auspicabili dell'imminente congresso, a livello nazionale, ma poi giù anche nelle varie federazioni, come quella di Torino che non riesce ancora a darsi un segretario. Chi voleva un congresso basato su mozioni contrapposte per fare chiarezza, è stato accontentato. Ora è tutto chiaro: Rifondazione pare una caricatura del Psi o della Dc, senza però avere alcun potere. Sono sempre stato a favore della libertà di associazione all'interno del partito, la considero fisiologica. Il frazionismo del Prc, però, mi pare ora patologico.

lunedì 21 luglio 2008

L'interventismo democratico è sempre sbagliato?

C'è chi mette in discussione qualsiasi principio di interventismo democratico o di regolazione sovranazionale delle controversie interne ad uno stato in base ad un principio di autodeterminazione, per cui la democrazia non può essere esportata dall'Occidente in tutto il mondo e soprattutto secondo una visione per la quale la democrazia è per definizione quella liberaldemocratica dell'Occidente. Ma, per fare un esempio, i sudanesi (come i russi) non sono tutti d'accordo tra loro su quale debba essere la propria forma di organizzazione statale. Se lo fossero, la dittatura, la guerra civile, il genocidio, non sarebbero necessari. Allo stesso modo, neppure noi siamo tutti d'accordo sulla nostra forma di organizzazione statuale. Solo 60-70 anni fa eravamo governati da una dittatura, da cui ci siamo liberati con una guerra civile e un intervento straniero. Durante la democrazia, le forze che si ispiravano al passato regime hanno continuato ad agire, anche con mezzi illegali e violenti. Dunque, qual'è il nostro punto di vista e quale il loro? Sia noi che loro abbiamo tanti punti di vista. Come decidiamo quale debba essere il prevalente? La risposta dipende dall'essere occidentali, orientali, africani, asiatici, europei, anglosassoni? Oppure dipende semplicemente dal proprio ruolo in un contesto?

Tante volte, gli Stati Uniti, principale stato liberaldemocratico, hanno contestato l'ONU e il diritto internazionale come un intralcio, poichè ritenevano di poter avere la forza per imporre le proprie soluzioni alla controversie internazionali. Altre volte vediamo i palestinesi invocare le risoluzioni dell'ONU, poichè da soli non hanno la forza di resistere ad Israele. Di fronte alla richiesta di incriminazione del dittatore del Sudan, tutti i sudanesi esprimono avversione per la Corte Penale Internazionale, o c'è differenza di tra il punto di vista dei genocidi e il punto di vista delle vittime potenziali del genocidio? Pensare che il liberalismo, la democrazia, i diritti siano fatti per l'Occidente e risultino estranei e incompatibili al resto del mondo, è una nostra antica presunzione, forse venata anche da un pizzico di razzismo.

domenica 20 luglio 2008

E-mozione qualificata

Se la Mozione 2 afferma di aver ottenuto la maggioranza dice una cosa falsa. La maggioranza, senza specificazione, è tale solo se assoluta. Se la Mozione 1 afferma che la Mozione 2 è stata sconfitta, dice una cosa ovvia, poichè la proposta politica della Mozione 2, la candidatura di un segretario e l’idea di poter gestire il partito a maggioranza, implicavano una affermazione netta sopra il 50%. Direi di più: la linea della Mozione 2 è una linea da maggioranza qualificata. Che poi, nessuna delle altre mozioni abbia superato un analogo traguardo è vero e non è negato, ma i loro obiettivi erano in partenza più modesti, e in ogni caso, sulla riconferma e sul rilancio di Rifondazione Comunista sono d’accordo. E’ un restante del 52%. La stessa Mozione 1 fin dal principio ha proposto una gestione unitaria.

La sua proposta di partito sociale, qualora si rivelasse inadeguata, sarebbe revocabile, correggibile, nulla escluderebbe, per il Prc, la possibilità di darsi in seguito un’altra linea. Il superamento del Prc in una Costituente della Sinistra, una volta realizzato, costituirebbe invece un punto di non ritorno, senza possibilità di rimedio in caso di fallimento. E’ come se in Parlamento, quattro gruppi proponessero ciascuno un disegno di legge, mentre un altro gruppo propone una legge di rango costituzionale. Il metro del consenso necessario a ciascuno cambia.

Se alzi la posta fino a questo punto, se proponi di giocarti tutto, poi non puoi cantar vittoria con la maggioranza relativa, per di più, omettendo che è “relativa”. Dato che questo viene fatto in tutti gli articoli e in tutti i titoli, è giusto smentirvi. Sui giornali e in televisione, magari si può, ma in Internet è difficile dire bugie o mezze verità, senza che qualcuno ti smentisca o ti corregga.

sabato 19 luglio 2008

Costituente della sinistra, punto di non ritorno

Nel congresso del Prc, c'è una differenza fondamentale tra la Mozione 2 (Manifesto per la Rifondazione, primo firmatario Nichi Vendola) e le altre mozioni. Le altre mozioni propongono una linea di tipo ordinario. Si può attuare, verificare nei suoi esiti, e poi, se ritenuta errata, si può cambiare. Sarà sempre il Prc a darsi una linea, nuova, vecchia, in continuità. Insomma, qualunque cosa si faccia, si potrà tornare indietro. La Mozione 2 invece, proponendo il superamento di Rifondazione in una Costituente della sinistra, cioè nella formazione di un nuovo soggetto politico, nel momento in cui si attua, costituisce un punto di non ritorno. Se risulterà essere un errore, non si potrà più tornare indietro. Proprio per questo, l'affermazione di una simile prospettiva necessita di un ampio consenso, di una maggioranza qualificata.

venerdì 18 luglio 2008

Il congresso enigmistico

Dice Andrea Colombo nel blog della mozione 2, "Manifesto per la Rifondazione": (…) o si trova una soluzione che deve per forza partire dal punto di vista della mozione di maggioranza relativa ma deve altrettanto per forza arrivare a un punto di caduta diverso e più largo oppure, semplicemente, salta tutto (...) La ricerca di una ricomposizione a partire dalla proposta della mozione 2 ma senza esaurirsi in quella proposta (…)"

Ma è’ una ipotesi che esiste già o deve ancora essere formulata? Sembra un complicatissimo indovinello. Ho il terrore di leggere la soluzione. Spero sia accompagnata da un allegato che la decodifica. Sapete qual’è uno dei motivi per cui ho votato la mozione 1? Mentre la leggevo, mi sembrava di capire quello che c’era scritto, fino al punto di riuscire a spiegarla, magari male, a qualcun altro. Quando ho finito di leggere la seconda mozione, invece non mi ricordavo più nulla. Così al congresso di circolo ho scelto di polemizzare con la terza, così giusto per parlare di qualcosa che conoscevo. Dire, scrivere cose comprensibili è importante. Dà una grande soddisfazione a chi ascolta, a chi legge. E secondo me, è gratificante anche per chi si esprime.

giovedì 17 luglio 2008

Per un partito bisessuale

Le quote vanno abolite. Quelle rosa del 20-30%. Quelle blu del 70-80%. Bisogna fare 50 e 50. Perchè complicare le cose semplici? Nella precedente campagna elettorale, chiesero a Berlusconi come mai candidasse così poche donne nelle sue liste. Rispose che avrebbe voluto candidarne di più, ma non poteva perchè le donne erano impegnate a casa con i mariti e con i figli. E' questo il discorso complesso? Si, il rapporto 50/50 è una forzatura, ma non c'è una alternativa. Si può accettare la constatazione berlusconiana delle donne costrette ai lavori domestici e familiari. Oppure, provare a partire dai mariti che cambiano i pannolini come pre-condizione per raggiungere e sfondare il tetto di cristallo.

Possono essere molto complessi, i motivi per cui una persona fuma: l'insicurezza, lo stress, il fascino del fumatore, i parenti e gli amici che fumano, la dipendenza psicologica, la noia, l'ignoranza del danno alla salute, la speranza di farla franca. Tuttavia, non esiste che possa smettere gradualmente. O smette immediatamente o non smette mai. Così è per le discriminazioni: o smettono immediatamente o non smettono mai. I discorsi complessi e i gradualismi si risolvono quasi sempre in un alibi per continuare. Il reclutamento nelle associazioni di solito procede per omogeneità: se metti un pensionato a capo di un circolo difficilmente aggregerà i giovani, a meno che non ci siano già altri giovani insieme a lui, in tal caso aggregeranno loro i propri coetanei. E viceversa. Per aggregare le donne nel partito, bisogna che ci siano anche le donne a capo delle strutture del partito. Saranno loro a gestire secondo tempi e modi che possono meglio favorire la partecipazione delle loro simili. Però, da qui bisogna cominciare. Con una forzatura.

Cosa sono il merito, la competenza? Competenza di cosa? Il limite di età per l'amniocentesi gratuita va posta a 35 o a 38 anni? In un partito maschile, i criteri meritocratici saranno maschili. In un partito dimensionato su due sessi, i criteri cambiano. Saper urlare in un talk show può essere considerato un merito. Ovvio, un merito maschile. Se le capacità non fossero una variabile dipendente del genere, "avere le palle" cosa potrebbe significare? I criteri di selezione non sono neutri: e chiunque di noi, nel partito e fuori, ha conosciuto tra i "responsabili" anche uomini incompetenti, indisponibili e poco seri. Tante volte, essere ritenuti bravi, significa solo mostrarsi tali. E in questo, gli uomini sembra siano effettivamente più bravi.


mercoledì 16 luglio 2008

L'impunità di Bolzaneto

Tante volte diciamo che in Italia la democrazia è in pericolo. Tante altre, neghiamo la possibilità di un ritorno della dittatura. Claudio Magris, tempo fa, sul Corriere della Sera, conciliò le due proposizioni cosi: "In Italia, non c'è il rischio che torni il fascismo, ma se tornasse nessuno si opporrebbe". E' probabile. Noi pensiamo al regime mussoliniano, quello è il fascismo, ma ci sono state tante stragi, c'è stata la P2. E' molto di tutto questo è rimasto impunito. Ci sono state le giornate del G8, l'assassinio di Carlo Giuliani, le cariche indiscriminate contro i manifestanti, l'assalto e il massacro alla Scuola Diaz, le torture di Bolzaneto. Ed ora una sentenza quasi assolutaria, tanto vergognosa, quanto attesa. Fa indignare, ma non stupisce. Dovrebbe anche fare paura. A Genova, io c'ero, mi sono comportato in modo impeccabile, come sempre, ma sapevo che non dipendeva da questo, il fatto di poter passare momenti molto brutti. Bastava trovarsi nel posto sbagliato, nel momento sbagliato o avere la maglietta sbagliata, il vicino sbagliato. A tutto questo, ancora, ci opponiamo in pochi, in modo saltuario, nelle forme e nei modi di una moral suassion.


martedì 15 luglio 2008

Prc, Vendola minoranza assoluta

La DC è sempre arrivata prima alle elezioni. Ha sempre avuto la maggioranza, ma soltanto la maggioranza relativa. Per formare un governo e raggiungere la maggioranza assoluta, doveva allearsi con altri partiti. La mozione 2 (Manifesto per la Rifondazione), che si trova proprio in questa condizione, con chi pensa di allearsi? A volte succede che, mentre gli altri si alleano, la maggioranza relativa non trova alleati. Così diventa minoranza assoluta. La domanda è rivolta a chi concepisce una gestione maggioritaria del partito. Nella gestione unitaria, la questione si risolve da sè, e la linea è data da ciò che è comune a tutti.


lunedì 14 luglio 2008

Prc, Vendola solo maggioranza relativa

Il PRC è spaccato in due. Una metà vuole investire il PRC in una costituente della sinistra, un’altra metà vuole invece comunque mantenere l’esistenza e l’autonomia organizzativa del PRC, anche in un rapporto unitario con altre forze. Se ciascuno delle due parti tiene il punto non esiste mediazione. La proposta della Costituente, per potersi realizzare come partito, richiederebbe un consenso molto più ampio, almeno i due terzi. Invece, pur migliorando il dato del CPN, e attestandosi come il documento più votato, quello di Vendola, è solo maggioranza relativa. Un risultato notevole, importante, lusinghiero, ma insufficiente. Inoltre, pesantemente sospettato di essere dopato da improvvisi boom di nuovi iscritti, in alcune realtà del sud, dove il PRC è al governo regionale o poco fuori: Puglia, Calabria, Campania, dove si raccolgono la metà dei voti della mozione 2. In questa condizione, credo sarebbe saggio, da parte dei compagni della mozione 2, prendere atto che la loro proposta fondamentale, ha molto consenso, ma non ha il consenso necessario. Non oggi. Già Garavini propose una Costituente per l’Alternativa nel 1992. Fu bocciato. Oggi, nel 2008, una proposta simile viene rilanciata, con esito migliore ma ancora non maggioritario. Forse in futuro.

domenica 13 luglio 2008

Obama vuole giustiziare Bin Laden

Leggo giusto ora, una news dell'Ansa in cui si dice che Obama vuole giustiziare Bin Laden. Del capo di Al Quaeda penso tutto il male possibile, ma sono contrario alla pena di morte e penso che la sua fine violenta sarebbe inutile e persino controproducente, ne farebbe solo un martire, magari proprio nel momento in cui la sua figura è in declino. Può essere che la pancia dell'elettorato americano voglia dichiarazioni di questo tipo per eleggere un presidente, tanto più se si tratta di essere rassicurati per votare il primo candidato afro-americano della storia Usa. Mi chiedo però, come molti commentatori liberal americani, quanto l'adattamento moderato di Obama alla campagna presidenziale sia fisiologico e quanto sia snaturante. Se finora ha vinto, se è stato scelto per rappresentare il "nuovo", la "rottura con il passato", a cosa gli serve rendersi simili ad uno qualsiasi dei suoi predecessori? Tanto valeva candidare Hillary Clinton, figura già collaudata nel suo moderatismo e forse meno bisognosa di esternare dichiarazioni così discutibili.


venerdì 11 luglio 2008

Bankitalia alleata imprevista

Dai sondaggi risulta che la maggioranza degli italiani sia contraria al lodo Alfano, la legge che mette al riparo le prime quattro cariche dello stato dalle inchieste e dai processi giudiziari, per salvare Berlusconi dalla prevedibile sentenza di condanna per corruzione in atti giudiziari, nel processo Mills. Tuttavia, questa contrarietà non modifica il giudizio complessivo su Berlusconi e il suo governo, la cui fiducia pare ancora abbastanza elevata. Insomma, si pensa male del modo in cui il cavaliere usa il suo potere per sottrarsi alla giustizia, senza farne una discriminante, come se fossero altre le cose importanti.

E in effetti, altre cose importanti non mancano: dalla pressione fiscale al potere d'acquisto dei salari. La contesa si giocherà qui e ciò mette in evidenza i limiti di piazza Navona, non tanto e non solo il primato di Grillo e Guzzanti, quanto l'assenza dei temi sociali di questa prima manifestazione di opposizione. Lo dice Rifondazione, specie Paolo Ferrero, che bisogna condurre una opposizione sociale al governo e, alleato imprevisto, di questa tesi (facciamo finta che sia così), è arrivato niente di meno che il governatore della Banca d'Italia a denunciare la questione salariale: potere d'acquisto fermo da quindici anni; e a confutare la Robin Hood Tax: i cui maggiori costi per banche e petrolieri saranno prevedibilmente traslati sui rincari.

giovedì 10 luglio 2008

Il PD seduto sulla riva del fiume

Il presidente del consiglio imputato per corruzione in atti giudiziari, ottiene dalla sua maggioranza l'approvazione di una legge che stabilisce l'immunità per le più alte cariche dello stato. Oltre a lui, il Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera, il Presidente del Senato. In tal modo, spiega D'Alema si coinvolgono le più alte cariche dello stato, per dare l'impressione di una norma di interesse generale, mentre invece si tratta solo di mettere al riparo il premier dal rischio di essere condannato. Contestualmente lo stesso premier era pronto a bloccare centomila processi, pur di bloccare il suo. E' stato intercettato nelle conversazioni telefoniche con un funzionario Rai, Saccà, a cui prometteva sostegno nella sua attività imprenditoriale in cambio della sistemazione di alcune sue amiche e amiche o mogli di senatori il cui voto era necessario per far cadere il governo Prodi. Dunque, provvedimento contro le intercettazioni, gli editori e i giornali che le pubblicano. Insomma, il proseguimento ad oltranza delle leggi ad personam. Con che coraggio, ma soprattutto con quale consenso.

Nella sua maggioranza sembra non scricchiolare nulla e il Partito democratico rinuncia a condurre una effettiva opposizione: è convinto, forse non a torto, che su questo terreno il premier sia imbattibile, poichè alla maggioranza degli italiani, non interessa se il capo del governo si fa le leggi per risolvere i propri affari privati, o se è contraria, non lo è in modo determinante. Altri sono i problemi su cui mobilitare l'opinione pubblica. Ma quali altri, se sulle questioni di fondo dell'economia, della politica sociale, della politica estera, in fondo, tra PD e PDL le differenze sono molto tenui. Forse, probabile, la crisi economica farà il suo corso, anche a danno dei consensi del governo. Allora non resta che sedersi in riva al fiume e aspettare che ne passi il cadavere. Sembra questa, di fatto, la strategia di oppozione di Veltroni. C'è solo da sperare che quel cadavere che passerà, sia solo del governo.

mercoledì 9 luglio 2008

No Cav Day

Al "No Cav Day", Beppe Grillo ha attaccato Giorgio Napolitano, Sabina Guzzanti ha offeso Mara Carfagna e il papa, "facendo il gioco" del "Caimano" e forse anche del PD, che la protesta di piazza comunque non la voleva. Furio Colombo arrabbiatissimo. Forse ha ragione. Quegli interventi erano inopportuni, hanno rubato tutta l'attenzione, sono stati egoisti, solisti, non giocatori di squadra.

O forse soltanto due comici, due feroci satiri. Li conoscevano e potevano scegliere di non invitarli, ma erano importanti per catturare attenzione e partecipazione, come quando si invitano i cantanti ai comizi. Ma cosa possono fare i cantanti se non cantare? E i comici, i satiri, se non spernacchiare, sputtanare, trasgredire? Un intervento satirico può essere giudicato secondo i crismi di un comizio? Penso proprio di no, piuttosto c'è da chiedersi come mai i politici cedano il passo ai comici quando viene il momento di essere opposizione, salvo poi criticarli perchè non sono stati responsabili. In questo atteggiamento, prima assente e poi critico-opinionista, loro sono responsabili?


martedì 8 luglio 2008

La scelta del segretario

Cosa è la scelta di un segretario di partito, a qualsiasi livello, dal circolo, alla federazione, alla direzione nazionale. La scelta di un leader, che offre un indirizzo, una visione, racconta una storia e la interpreta. O la scelta di un responsabile organizzativo, colui che tiene aperta la sede, presiede le riunioni, fa pervenire il materiale di propaganda, garantisce la continuità organizzativa e un minimo di efficienza, una sorta di manager. Oppure ancora, un supplente permanente del vero leader, che separe il potere dalla responsabilità, come Gheddafi, Pannella, o l'ultimo Bertinotti. Nell'ultimo caso, questa scelta può funzionare come in un rapporto di subalternità oppure essere, prima o dopo, fonte di conflitti.


lunedì 7 luglio 2008

Viva la Spagna

La Spagna ci ha superato nel PIL, ci ha battuti agli europei, e poi ha vinto la coppa. E' stata un modello, prima con Aznar, per la destra, poi con Zapatero per la sinistra. Ospita e integra più immigrati e più cittadini romeni di noi. Chissà cosa fa si che un paese sia più dinamico di un altro, e la Spagna più dinamica di noi. Forse un punto di partenza più basso, dopo anni di franchismo, oggi il più vivace dei socialismi. Come che sia, viva la Spagna. Pur con tutti i suoi limiti, mi fa invidia l'immagine vincente di Zapatero e del Psoe, se penso alla nostra sinistra, quella maanchista del PD e quella in sfacelo di Rifondazione.

domenica 6 luglio 2008

Quel censimento etnico di settant'anni fa

Vi segnalo un bell'articolo di Gad Lerner: "Quel censimento etnico di settant'anni fa", dove tra le altre cose si scrive: «Un'insinuazione offensiva, la mia? Lo riconosco. Nessun leader politico italiano si dice favorevole alla "soluzione finale". Ma la deroga governativa al principio universalistico dei diritti di cittadinanza, sostenuta da giornali che esibiscono un linguaggio degno de "La Difesa della razza", aprono un varco all´inciviltà futura». Sono perfettamente d'accordo. Se volessi verificare la rassomiglianza di un neonato con i suoi genitori, più che fare il confronto con mamma e papà adulto, dovrei ricercare le loro immagini di neonati. Allora si, la rassomiglianza sarebbe evidente. Lo sterminio, le deportazioni, i pogrom, sono il frutto maturo del razzismo, non il suo embrione, il suo seme. Il confronto va fatto seme con seme, quel che viene seminato oggi, con quel che fu seminato molto tempo fa, prima del raccolto tragico della persecuzione razziale. Questo governo, le forze politiche che ne fanno parte, l'opinione pubblica che lo sostiene possono anche rifiutare indignati (fino a che punto poi?) l'accusa di essere malati di razzismo, e magari davvero questa malattia non ce l'hanno. Ma il loro sistema immunitario antirazzista dov'é, in cosa consiste, quali anticorpi mostrano in quel che pensano, dicono e fanno?

sabato 5 luglio 2008

Reggio Calabria, cammellaggi congressuali?

La mozione 1 accusa la mozione 2 di alterare l'esito del congresso con un numero esagerato di iscritti, tesserati al solo fine di votare, e la commissione di garanzia decide l'annullamento del congresso di Reggio Calabria. Liberazione, la cui direzione è vicina alla seconda mozione, prende posizione contro gli annullamenti. Sembra ormai saltata ogni regola. Se il regolamento del congresso ammette le iscrizioni fino a dieci giorni prima la convocazione del congresso di circolo, queste iscrizioni vanno accettate, a meno che non si sia in grado di dimostrare che si tratta di persone tesserate anche ad altri partiti. Ciò detto, la regola è inadeguata, perchè è evidente che con un limite così ravvicinato alla data congressuale, possono anche verificarsi operazioni di cammellaggio. E mi sorprende che sia stata decisa così. Certo, l’errore e le regole non si possono cambiare mentre il gioco è in corso. Ma quel che più preoccupa, a parte il modo approssimativo con cui è stato regolamentato questo aspetto, è il clima. Quando si impugnano gli statuti, i regolamenti, quando si ricorre ai magistrati interni o addirittura esterni, vuol dire che non esiste più fiducia reciproca e si procede di fatto verso una scissione. Se questo sarà l’esito, mi dispiacerà molto. Meglio perdere un congresso che perdere un partito. Se guardiamo ai risultati congressuali parziali, sia quelli pubblicati dalla mozione 1, sia quelli pubblicati dalla mozione 2, vediamo che, chiunque sia il primo, da solo non ha la maggioranza assoluta. Questo è il dato più rilevante. Mi sembra abbiano tutti molta fretta di affermarvsi, lo stesso congresso è stato convocato in tutta fretta. Invece dovrebbero darsi tempo. Quello che stanno per fare oggi, tra pochi mesi, un anno, potrebbe non avere più molto senso.

venerdì 4 luglio 2008

Mara Carfagna inadeguata?

In riferimento alla possibile pubblicazione di nuove intercettazioni telefoniche relative a conversazioni tra Berlusconi e Saccà, il capogruppo dell'Italia dei Valori, Donadi, ha retoricamente domandato cosa sarebbe successo se Clinton avesse fatto ministro Monica Lewinsky. Di seguito, Filippo Facci, editorialista del Giornale di Berlusconi, ha scritto un articolo sul Riformista, chiedendo le dimissioni di Mara Carfagna, perchè in politica solo dal 2006, reputandola perciò inadeguata per il suo ruolo. Dunque, la Carfagna sarebbe come la Lewinsky e si dovrebbe perciò dimettere. Posto che essere come la Lewinsky non costituisce nessuna colpa, è pur vero che non costituisce neppure titolo di merito per accedere al governo, tuttavia si diventa ministri per nomina del capo dello stato su proposta del presidente del consiglio incaricato. Ora si pongono due questioni: 1) Quali titoli di merito possono vantare gli altri ministri, ancorchè uomini, per esempio quello della Giustizia, oppure, per citare un'altra carica, la seconda dello stato, il presidente del senato? 2) Quale titolo di merito ha un presidente del consiglio che, seleziona con metodi discutibili, ministri così "inadeguati"?

giovedì 3 luglio 2008

Censimento all'italiana per salvarsi in corner

L'unico modo per sfuggire all'accusa di razzismo è individuare l'insieme delle persone che si vogliono censire (o schedare, con o senza il prelievo di impronte) avendo come criterio, non una appartenenza etnica, ma l'appartenenza ad una condizione. Esempio: schedare tutte le persone senza fissa dimora. Maroni, durante il question time e dopo l'intervento del commissario UE Vladimir Spidla, ha detto qualcosa di simile, almeno secondo quanto riporta "Repubblica". ''Abbiamo incaricato i prefetti di Roma, Napoli e Milano - ha spiegato il titolare del Viminale - per programmare l'azione di censimento dei minori nei campi nomadi, non solo dei rom, ma di tutti coloro che vivono nei campi, italiani e extracomunitari, per vedere chi c'è e chi ha diritto di rimanere. Insomma, un tentativo di salvarsi in corner.

Sempre da Repubblica (2.07.2008), la cronaca dell'operazione impronte a Napoli, riassume molto bene, nelle dichiarazioni di un ragazzo nomade, la filosofia del censimento del governo.

Tra i nomadi per l’operazione impronte “Niente paura, è un censimento all’italiana”; Clima rilassato a Napoli, fra rom e polizia. Rilassato e anche di più. Basta ascoltare Nenat, 27 anni, da 17 in Italia: è «il solito censimentello all’italiana... C’è un vento politico per cui noi nomadi siamo un problema, e per mettere a tacere l’opinione pubblica ci schedano. Noi li assecondiamo, perché non ci conviene creare un clima di tensione. Tra qualche mese tanto sarà passato tutto. Voi italiani avrete il vostro bel censimento e noi la solita vita. Servisse davvero a qualcosa sarei il primo a dare le impronte digitali dei miei bambini, anche della piccola, ma tanto è tutto inutile».

mercoledì 2 luglio 2008

Il diritto è un contratto

Secondo una concezione autoritaria e paternalistica del potere, il diritto è una concessione che un governo magari troppo buono elargisce ai sudditi, se e quando le cose vanno bene, ma appena vanno male, quella concessione deve essere revocata a favore di un senso pratico capace anche brutalmente di affrontare e risolvere i problemi o almeno di rassicurare. Questa concezione aleggia intorno alle giustificazioni dei provvedimenti governativi che vogliono schedare e prendere le impronti digitali ai bambini rom, determinando una condizione per cui i diritti valgono solo per una parte e per un'altra no. E nel primo caso diventano privilegi, questi si una concessione revocabile.

Invece, secondo una concezione liberale e democratica del potere, il diritto è un contratto che regge i delicati equilibri della convivenza civile. Rompere o incrinare quel contratto significa rompere o incrinare le basi della convivenza. Uno stato che non garantisce i diritti, difficilmente può pretendere l'assolvimento dei doveri e chiedere fiducia. L'alternativa allo stato di diritto è lo stato di polizia. Al primo si può anche concedere la propria impronta (per quanto sia discutibile come misura), si pensa, si crede che mai un simile stato la userà contro di noi. Al contrario, uno stato di polizia non può essere affidabile.

Perciò, dare garanzie, rispettare i diritti, mantenere la fedeltà, la lealtà ai principi costituzionali, non è una forma di astratta nobilità, è la condizione affinché ogni individuo possa vivere e convivere senza avere paura del potere. Nella paura del potere, ciascuno si difende come può, cerca di sottrarsi alla giurisdizione dello stato, e si cerca i suoi protettori. Nella paura del potere, si affermano logiche e pratiche mafiose. Sarà un caso che il governo che vuole schedare i rom è lo stesso al cui interno si proclama Mangano un eroe, ci si oppone al carcere duro per i boss e si predica la convivenza con la mafia?

martedì 1 luglio 2008

Il razzismo della Cassazione

La Cassazione ha sentenziato che se i nomadi sono ladri è legittima la discriminazione. Vedi articolo. "La discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso. La discriminazione per l'altrui diversità è cosa diversa dalla discriminazione per l'altrui criminosità. In definitiva un soggetto può anche essere legittimamente discriminato per il suo comportamento ma non per la sua qualità di essere diverso".

Però questo "soggetto" è un gruppo, non un individuo.

La differenza è spiegata anche dai dizionari.
Alla voce razzismo, di solito, corrispondono due significati, uno specifico ed uno estensivo.
raz|zì|smo
s.m.
CO insieme degli orientamenti e degli atteggiamenti che distinguono razze superiori da razze inferiori e attuano comportamenti che vanno dalla discriminazione sociale, giuridica e istituzionale alla persecuzione e allo sterminio di massa, volti a tutelare la purezza della razza superiore e la sua egemonia sulle razze inferiori
estens., ogni atteggiamento discriminatorio variamente motivato nei confronti di persone diverse per categoria, estrazione sociale, sesso, opinioni religiose o provenienza geografica

De Mauro Paravia
Sul fatto che le persone, che in genere giustificano, condividono o propongono misure discriminatorie a danno di zingari e stranieri, corrispondano al significato estensivo della voce razzismo e non siano nazisti, non ho mai avuto dubbi. Peraltro, è mai stata mia abitudine intrattenermi a discutere con i nazisti.

Semmai, mi sono limitato ad osservare che anche il razzismo pseudoscientifico del nazismo ha potuto innestarsi sul terreno fertile dei pregiudizi contro i diversi, gli zingari, gli ebrei, gli omosessuali, i disabili, etc. Storicamente, l'avversione verso questi gruppi sociali è sempre stata razionalizzata identificandoli con uno o più comportamenti negativi. Per esempio, l'identificazione degli ebrei con l'usura, la ricchezza parassitaria, etc. Con il senno di poi, sappiamo che quel modo di pensare e di vedere, è stato la pre-condizione di una tragedia.

In ogni caso, è stata una ingiustizia in sé, perchè ha giudicato e inflitto pene e persecuzioni a tante persone, in base, non al loro effettivo comportamento, alle loro effettive colpe, ma ad una appartenenza religiosa, etnica, di popolo, ritenuta sufficiente ad essere indizio e prova di condotte delittuose o negative. Qualcosa che è etraneo al principio di responsabilità individuale, che sta a fondamento della civiltà giuridica dei moderni stati di diritto di cultura liberale.

Certamente i leghisti, gli xenofobi non sono nazisti. Però, non sono neanche liberali.

E il loro limite, il loro errore, non sta nel provare disagio di fronte a persone con colore e odore diverso dal vostro. Ciò riguarda il vostro sentimento intimo e non ci si può far niente. Il vostro errore è predicare o concedere il vostro appoggio a chi predica e pratica punizioni collettive.

Quale sia l'intenzione, è un problema secondario. Quello che conta è la conseguenza: la punizione collettiva che coinvolge, tanti o pochi (non importa) innocenti. E' una ingiustizia in sè, ed è anche un principio che si pone su un piano inclinato. Si sa come si comincia, ma non si sa dove si finisce.

Come per i drogati. Lo fanno, mica perchè vogliono farsi del male o perchè vogliono morire. Lo fanno con una intenzione del tutto diversa, quella di godere, di tirarsi su, di sentirsi meglio, aggiungendo sempre una dose superiore. Ma questa buona intenzione nè li salva, nè li assolve.

Le politiche fondate sulla discriminazione etnica funzionano come la tossicodipendenza. In origine si danno una buona intenzione, aumentano sempre la dose, perchè ogni volta il problema che vogliono risolvere gli si ripresenta davanti, torna ad essere percepito in modo sempre più paranoico, e se non si arrestano o non vengono fermate per tempo, possono procedere verso una tragedia.