giovedì 3 luglio 2008

Censimento all'italiana per salvarsi in corner

L'unico modo per sfuggire all'accusa di razzismo è individuare l'insieme delle persone che si vogliono censire (o schedare, con o senza il prelievo di impronte) avendo come criterio, non una appartenenza etnica, ma l'appartenenza ad una condizione. Esempio: schedare tutte le persone senza fissa dimora. Maroni, durante il question time e dopo l'intervento del commissario UE Vladimir Spidla, ha detto qualcosa di simile, almeno secondo quanto riporta "Repubblica". ''Abbiamo incaricato i prefetti di Roma, Napoli e Milano - ha spiegato il titolare del Viminale - per programmare l'azione di censimento dei minori nei campi nomadi, non solo dei rom, ma di tutti coloro che vivono nei campi, italiani e extracomunitari, per vedere chi c'è e chi ha diritto di rimanere. Insomma, un tentativo di salvarsi in corner.

Sempre da Repubblica (2.07.2008), la cronaca dell'operazione impronte a Napoli, riassume molto bene, nelle dichiarazioni di un ragazzo nomade, la filosofia del censimento del governo.

Tra i nomadi per l’operazione impronte “Niente paura, è un censimento all’italiana”; Clima rilassato a Napoli, fra rom e polizia. Rilassato e anche di più. Basta ascoltare Nenat, 27 anni, da 17 in Italia: è «il solito censimentello all’italiana... C’è un vento politico per cui noi nomadi siamo un problema, e per mettere a tacere l’opinione pubblica ci schedano. Noi li assecondiamo, perché non ci conviene creare un clima di tensione. Tra qualche mese tanto sarà passato tutto. Voi italiani avrete il vostro bel censimento e noi la solita vita. Servisse davvero a qualcosa sarei il primo a dare le impronte digitali dei miei bambini, anche della piccola, ma tanto è tutto inutile».

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