sabato 9 agosto 2008

Brunetta contro i "fannulloni"?


Questo governo, un governo di fissati, secondo Edmondo Berselli, procede per capri espiatori. Il ministro della funzione pubblica, Renato Brunetta, in virtù della sua delega, ne ha trovato uno perfetto: l'impiegato statale, il cosiddetto "fannullone". Al resto della popolazione appare un privilegiato. Il suo lavoro non costa fatica, la sua retribuzione magari è scarsa, ma il suo posto è supersicuro, non può essere licenziato. Come ha ottenuto quel posto? Sarà stato raccomandato. Un posto inutile, frutto di logiche clientelari. Quando gli telefoni non ti risponde, o ti risponde tardi e quando ti risponde le sue risposte sono incomprensibili, evasive, generiche, burocratiche, oppure ti rimanda ad un altro numero, l'ufficio competente è sempre quello di un altro. Allo sportello è pure scortese, nervoso, annoiato, lento, perditempo. Dunque, se gli zingari, i romeni, gli extracomunitari, i lavavetri, gli accattoni, da soli non ce la fanno ad catalizzare tutta la nostra rabbia, la nostra voglia di prendere a calci nel sedere qualcuno, perchè siamo disoccupati, precari, sfruttati, ecco che interviene l'utilità sociale del lavoratore statale. E' persino un pizzico più forte, più tutelato di noi. A prendercela con lui, non abbiamo neppure motivo di sentirci vigliacchi.

Brunetta ci sta costruendo sopra la sua momentanea fortuna, e come il disco (rotto) dell'estate, è subito balzato in testa alla classifica dei favore popolare, pur non essendo del tutto scevro dai peccati che denuncia. Un colpo dopo l'altro: l'annuncio minaccioso della lotta, ("i fannulloni vanno licenziati, daremo la caccia agli imboscati") la messa alla gogna, pubblicazione delle vignette anti-fannulloni sul sito del ministero usato come un blog personale o di partito, poi il decreto: decurtazione dello stipendio per i primi dieci giorni di malattia; visita del medico fiscale fin dal primo giorno, aumento dell'orario di reperibilità del malato, dalle otto di mattina alle 20 della sera, in pratica gli arresti domiciliari. Nel caso sia un single e debba comprarsi le medicine, può prendere visione delle farmacie comunali aperte di notte. E' vero che il ministro dell'interno si è già bruciato la proclamazione dello stato di emergenza nazionale, ma finchè non arriva a decretare il coprifuoco, questa possibilità, al presunto e sospetto malato, è ancora consentita.

Per gli scettici è già pronto un consuntivo: l'assenteismo è crollato a luglio del 37%. Come sia stato composto questo dato, non lo so, non ho letto i dossier, ma se lo fornisce Brunetta sarà senz'altro vero. Perchè non credergli? E' vero che il calo dell'assenteismo pare fosse una tendenza già in atto, confrontando i dati del 2005 con quelli del 2006 - Dati del MFP, Repubblica 20.07.2008 - su cui poteva sorgere l'idea di approfittarne per costruirci sopra una bella operazione di immagine, scambiando un rapporto di associazione con un rapporto di causa ed effetto. Ma forse no, magari l'effetto, almeno in parte, è reale. Dipenderà dai provvedimenti in sè, o dalla forte campagna mediatica, dal sentirsi sotto i riflettori? Se prevale la seconda motivazione, l'effetto è destinato ad estinguersi insieme con l'attenzione, a meno che il ministro non sia capace di fare l'agitatore per tutto il suo mandato. Venticinquemila lavoratori in più in ufficio è un bel dato, ma in termini produttivi cosa ha cambiato, quante pratiche in più, quali risultati di efficienza? Invece che con la moglie a casa si può stare con l'amante in ufficio, invece che giocare al solitario a casa, si può giocare a briscola in ufficio, invece che fare la maglia a casa la si può fare in ufficio, invece di fare la spesa da assenteista, la si può fare da presenzialista, con tanto di cartellino timbrato, ma cosa cambia per l'utenza? Magari no, se ne sono semplicemente andati in ferie. Come che sia, non tutti sono d'accordo sull'efficacia dei risultati, si veda: l'effetto Brunetta è una bufala - Ma c'è davvero un'effetto Brunetta? D'altra parte, il ministro non ama dilungarsi in risposte e chiarimenti, a domande e richieste di spiegazioni, come si evince dal trattamento ricevuto da chi ha provato a intervistarlo sul serio. Vedi Left.

Ecco, ho ceduto alla tentazione di assecondare i luoghi comuni sul pubblico impiego per rovesciarli contro la politica ministeriale. E' vero, ci sono tanti impiegati che non fanno niente, ma in tanti sono vittima di una sorta di mobbing involontario (si spera): non fanno niente perchè nessuno gli dà niente da fare. Oppure lavorano a spizzichi: una fotocopia qua, un fax là, un protocollo, una spedizione, e poi tante ore a far nulla, perchè non c'è nulla, in quell'ufficio, in quel settore, mentre magari poco più in là si è oberati, si fanno gli straordinari. Oppure non c'è nulla per una settimana e poi il lavoro arriva tutto di un colpo. Immagino, però, che costruire un efficace spot pubblicitario su una politica di razionalizzazione strutturale, sia complicato. C'è un difetto di conoscenza e c'è una informazione che indaga poco. Per esempio, sarebbe interessante avere l'identikit prevalente dell'assenteista: Uomo o donna? Giovane o vecchio? Alta o bassa qualifica? Statali o enti locali? Nord o sud? Per esempio, sull'assenteismo quanto incide lo squilibrio della divisione sessuale del lavoro domestico?

La politica del ministro riduce tutto ad un po' di furbizia da punire, senza indicare cause e soluzioni, qualche bastonata e via. Una politica che questo governo mai adotterebbe contro gli evasori fiscali, che invece sono moralmente giustificati, vanno compresi, aiutati, condonati, incentivati, e comunque non è giusta l'accusa indiscriminata verso intere categorie di commercianti, artigiani, lavoratori autonomi, imprenditori, etc. Contro gli impiegati statali invece pare sia giusto. E così se tra essi qualcuno si ammala per davvero, deve pagare come se fosse una sua colpa. Una politica, per ora fortunata, che ha già rimediato le sue figuracce, come l'aver sollevato la protesta dei donatori di sangue o il malcontento di polizia e vigili del fuoco. Sono i prezzi della propaganda e magari anche dell'avvio di una ulteriore deregulation, di una privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico, del progetto di rendere i lavoratori pubblici uguali a quelli privati, la solita idea dell'uguaglianza al ribasso. Uguaglianza relativa, poichè per lucrare sulla guerra tra poveri, un po' di differenza ci vuole sempre. Se il fascismo prima e la Democrazia cristiana poi, hanno creato un vasto ceto medio burocratico, una buona ragione ci sarà: proprio un governo come quello di Berlusconi potrà farne a meno? Ma forse sopravvaluto troppo le intenzioni del ministro, forse si tratta solo di tagliare gli stipendi, in vista del rinnovo del contratto.

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