venerdì 8 agosto 2008

Censis, morti bianche e Castelli

Il Censis ci dice che in Italia le morti «ordinarie» sul lavoro o in strada superano gli omicidi. Non solo: gli omicidi in Italia continuano a diminuire. Si conclude, quindi, osservando che: «Gran parte dell’impegno politico degli ultimi mesi è stato assorbito dall’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini rispetto al rischio di subire crimini violenti (...) Tuttavia, se si amplia il concetto di incolumità personale, e si considerano i rischi maggiori di perdere la vita, risalta in maniera evidente la sfasatura tra pericoli reali e interventi concreti per fronteggiarli». Peacereporter lancia una petizione online provocatoria: Militari per la sicurezza. Sul lavoro. Proposta ripresa dall'editoriale di Gad Lerner su Repubblica.

Insomma, mentre il governo, i media filo-governativi, ma talvolta anche quelli di centrosinistra, alimentano, amplificano, assecondano una percezione dell'insicurezza personale legata alla microcriminalità, gli immigrati, agli zingari, e si impegnano in un susseguirsi di proposte e provvedimenti, dal reato di clandestinità, all'aggravante di clandestinità, al prelievo delle impronte dei rom, le schedature etniche, la proclamazione dello stato d'emergenza nazionale per gli sbarchi a Lampedusa, all'invio dell'esercito nelle principali città, salvo tagliare le risorse alle forze dell'ordine, il vero pericolo all'incolumità e alla vita delle persone viene dagli incidenti sul lavoro e dagli incidenti stradali. Che risparmiano niente e nessuno, proprio stamane, investito da un auto, è morto in motocicletta, Andrea Pininfarina. Su questo versante, il governo invece è latitante, se non connivente, sempre tentato di depenalizzare le norme sulla sicurezza sul lavoro.

Al rapporto del Censis, è giunto il commento incredibile del Ministro Castelli, oltre il limite dell'insulto nei confronti delle vittime e dei lutti delle loro famiglie: Morti bianche, cifre gonfiate. «Le statistiche sulle morti bianche? Sono fasulle. Manipolate per fare ottenere risarcimenti assicurativi anche alle famiglie di quei lavoratori che perdono la vita sulla strada mentre vanno o tornano dal lavoro». Evidentemente, la tutela dell'immagine degli imprenditori (e del governo) è questione più cara della tutela della vita di chi lavora. Si sorvola sul fatto che se tante volte, pare il 20-25%, i lavoratori muoiono nel tragitto che li conduce al posto di lavoro, è perchè sono costretti a lunghe distanze, in nome della flessibilità, della mobilità, ma soprattutto, con somma ipocrisia, si rovescia una realtà di fatto che vede tanti lavoratori assunti in nero morti nei cantieri, essere spostati in strada per simulare un incidente esterno al luogo di lavoro. Le statistiche, piuttosto, sono sottostimate perchè riguardano solo il lavoro regolare.

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