giovedì 21 agosto 2008

Falsi leader a capo di molte imprese

Foto stazione di Treviso da Atalmi.itIl precariato serve ad abbassare il costo del lavoro di una imprenditoria stracciona, priva di un senso di responsabilità sociale, incapace di competere sull'innovazione tecnologica e sulla qualità dei suoi prodotti.

Per giustificarlo, si ricorre a tanti pretesti. Per esempio l'assenteismo, i falsi malati. Montezemolo che pure è un imprenditore "grande", ben prima di Brunetta avviò la campagna contro i fannulloni, lamentando che i lavoratori in un anno stanno a casa un mese per le ferie e un mese per permessi e malattie. Come se questi non fossero tempi e pause di recupero normali. Così il precariato viene usato per non pagare le malattie, ma anche per non pagare le ferie. Perchè? Si teme si tratti di false ferie? In ogni caso, a proposito di malati veri o falsi, meglio una persona sana a casa, che una persona malata al lavoro. Se le persone sane vengono trattate bene, con equità, adeguatamente motivate, al lavoro ci vanno.

Nonostante l'accusa di voler evitare il lavoro, con la caduta del potere d'acquisto dei salari,sono gli stessi lavoratori a chiedere di poter fare lo straordinario. Entrambi gli schieramenti elettorali, PD e PDL, hanno proposto la detassazione degli straordinari, misura vista con favore (purtroppo) secondo tutti i sondaggi, anche dalla maggioranza dei lavoratori dipendenti. Le cause della caduta del potere d'acquisto, non riguardano certo un orario troppo corto, sono almeno tre. 1) L'abolizione della scala mobile. 2) L'indisponibilità degli imprenditori a redistribuire gli aumenti di produttività. 3) La speculazione sui prezzi.

Non esiste nessuna prova statistica che dimostri che i precari, sentendosi sotto ricatto, siano più produttivi dei lavoratori regolari. Semmai il contrario, dato che sono spesso più giovani, inesperti, e demotivati dall'assenza di prospettive di stabilizzazione o di carriera. Piuttosto, è vero che gli imprenditori non sono disposti a redistribuire gli aumenti di produttività, se non in un rapporto di 9 a 1. Fossero meno ingordi, i loro dipendenti sarebbero certo più motivati a produrre.

E' indicativo che negli esempi contro i "fannulloni" siano citate anche le assenze per un raffreddore. Come se i raffreddori non dovessero essere curati e in mancanza di cura non comportassero il rischio di complicazioni. Dipende dalle persone, dalle condizioni di lavoro e di trasporto per recarsi al lavoro. Nelle malattie di origine batterica o virale, il lavoro può essere più o meno un disagio, ma il pericolo viene dal contatto con gli altri, soprattutto nei luoghi pubblici. Per malato, non intendo una persona in punto di morte o che non si regge in piedi. Intendo solo un malato.  Queste accuse sono generalizzazioni di comodo, facilmente ricambiabili. Incominciano i datori a dare il buon esempio, nel rispetto dei contratti, delle norme di sicurezza, nella dichiarazione dei redditi, nella redazione del bilancio aziendale. Siano autentici e veritieri, senza pretendere impunità e depenalizzazioni. In tal modo, saranno stimati e imitati dai loro dipendenti.

Si invocano i controlli fiscali (per i "fannulloni", non per gli evasori) Avere un medico fiscale per ogni giorno di malattia è impossibile, sia gratis, sia a pagamento. E' sufficiente stabilire che il certificato medico sia emesso da un dottore del SSN. Che è poi una delle misure introdotte dai provvedimenti di Brunetta, per il pubblico impiego, tra tante, almeno una misura condivisibile. Il problema dell'assenteismo (problema confiato ad arte) si risolve solo motivando, incentivando i lavoratori. Le lotte degli anni '70 sono iniziate nel 1969, la scintilla scoppiò a Mirafiori: un operaio arrivò a farsi la cacca nei pantaloni mentre stava alla catena di montaggio, perchè gli era stato ripetutamente vietato di andare al gabinetto. Imprenditori, invece di accusarli di essere falsi, prendi sul serio i bisogni dei vostri dipendenti.

Controlli, sanzioni, divieti, minacce, licenziamenti e rappresaglie sproporzionate, fanno pensare ad un ambiente pesante nel quale i rapporti sono cattivi, e soprattutto, tendono a incattivirsi in una spirale degenerativa. Un posto dove si rimane a lavorare se e fino a quando non si trova un posto meno peggiore, in cui ci si libera prima delle persone che alla fine possono permettersi una alternativa, realizzando una sorta di selezione alla rovescia. Proprietà e leadership spesso coincidono, ma non sono la stessa cosa. La proprietà è un dato di fatto, la leadership, l'essere riconosciuto come il leader, implica una legittimazione che bisogna conquistarsi sul campo e poi mantenere giorno per giorno. Il ricorso a metodi autoritari e vessatori, che appartengono ancora ad una classe di imprenditori che continua ad avere la mentalità dei padroni delle ferriere, indicano un evidente difetto di autorevolezza.

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