lunedì 4 agosto 2008

Il consenso al fascismo: il conformismo

Il fascismo ebbe anche un consenso di massa, ma che si trattasse della "stragrande maggioranza degli italiani" non lo sappiamo e lo stesso regime non doveva esserne tanto sicuro, se preferì abolire i partiti, chiudere il parlamento, uccidere, arrestare, confinare gli oppositori, vietare la libera stampa e non indire mai più le elezioni. A che pro, se la "stragrande maggioranza degli italiani" fosse stata pronta a votarlo? Possiamo presumere che il consenso al fascismo riguardasse più il vertice che non la base della gerarchia sociale, le cui condizioni materiali di vita, tendevano a peggiorare in conseguenza della politica economica mussoliniana. Ma cosa era il "consenso" in un regime nel quale non esisteva libertà di scelta? Era il consenso passivo di un'ampia zona grigia della società, che manifestava indifferenza, conformismo, per ignoranza, per paura o per convenienza, quando la sorte individuale della propria carriera sembrava legata alla sorte della dittatura. Le condizioni di violenza squadrista in cui si svolsero le ultime elezioni, quelle del 1924, sono descritte e denunciate dall'ultimo discorso parlamentare di Giacomo Matteotti, che proprio per questo venne sequestrato e ucciso. Fin dal principio, dal 1922 al 1926, il governo Mussolini emise una serie di decreti che obbligavano i dipendenti pubblici a scegliere tra l'adesione al nuovo governo e l'abbandono del proprio posto di lavoro.

La "Rivoluzione fascista" fu meno violenta della "Rivoluzione Bolscevica", perchè non fu una rivoluzione. Mussolini potè giungere al potere in vagone letto, poichè aveva il consenso della monarchia, della magistratura, dell'esercito, degli industriali, degli agrari, del Vaticano, del complesso delle vecchie classi dirigenti e pure la benevolenza o la neutralità delle potenze occidentali che non effettuarono alcuna invasione del paese, nè strinsero cordoni sanitari intorno all'Italia. In Russia invece, i bolscevichi erano un elemento esterno alle vecchie classi dirigenti, contro le quali il potere dovettero conquistarselo combattendo sul serio.

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