giovedì 28 agosto 2008

Il controsenso dell'umorismo

Roberto Calderoli mostra al TG1 una vignetta contro Maometto (febbraio 2006)Capita che grasse risate rovesciate dall'alto verso il basso siano seguite da scusanti innocenti: "Scherzavo, non hai il senso dell'umorismo, lo dicevo per ridere, era solo una battuta". Tra i tanti modi di gettare il sasso e nascondere la mano, c'è anche questo: usare la satira, l'umorismo, l'ironia, come una zona franca, come una frittata da rovesciare, come il travestimento di un intollerante che vuole spacciarsi per dissacratore. L'ironia non è insidacabile, tanto più nella forma del sarcasmo, una modalità di comunicazione ambigua e aggressiva, e difatti ce la permettiamo solo con le persone con cui abbiamo confidenza. Oppure per colpire un avversario. Nella sfera pubblica, se si ritiene che l'ironia sia l'involucro di una diffamazione, può tranquillamente essere oggetto di querela. In ogni caso, può essere oggetto di critica. E perchè no, anche di censura.

Ricordo una trasmissione in cui si presentava una vignetta a Sergio Staino, avente per protagonista un operaio immigrato dal sud. Non ricordo la trama. L'aveva composta l'allora conduttore del TG1, che si dilettava con queste opere. "Le piace?" chiesero a Staino. Rispose no, perché lui considerava satira solo quella che prende di mira i potenti: "se invece se la prende con chi è più debole, non mi fa ridere". Io penso la stessa cosa: l'umorismo che prende di mira, chi è già stato colpito, discriminato, penalizzato, sottomesso, oppresso, lo trovo di cattivo gusto. E può anche essere una forma ipocrita di esprimere consenso per quella condizione, celandosi dietro un innocente "scherzo". O semplicemente di considerarla naturale. Dico, può essere, perchè l'ironia è appunto una forma ambigua, e non si può sapere cosa c'è nella testa della gente. A volte non lo si sa neanche per se stessi. D'altra parte, nella testa delle persone possono convivere cose contraddittorie. Perciò, su certe questioni è meglio essere netti e chiari senza possibilità di fraintendimento. Tanto più nella forma della parola scritta, pubblica e pubblicata, che a differenza di quella orale, rimane anche quando una presunta situazione o atmosfera si è esaurita, e perciò assume un crisma diverso. In rete, sui blog, sui forum, sui siti tradizionali, non ci parliamo, ci scriviamo, anzi scriviamo a chiunque sia di passaggio e si soffermi a leggere, oggi e in futuro. La percezione, e quindi il contesto, dei destinatari, non è meno importante di quello del mittente, ed è comunque condizionato dalla natura del mittente.

Chi sfotte chi? Una mostra di vignette sull'olocausto esposta in Israele ed una esposta in Iran (o peggio ancora in Germania), non hanno lo stesso significato. Una vignetta contro Maometto su un giornale occidentale di ispirazione cristiana o su un giornale arabo di ispirazione musulmana, non hanno lo stesso significato. Se sono i bianchi a deridere i neri, i cattolici gli ebrei o i gli islamici, gli uomini le donne, l'umorismo assume un significato controverso, un cattivo odore e invece di suscitare un sorriso, suscita un ghigno. Le donne sono uno dei due sessi e la misoginia le tratta solo per questo. Gli aforismi misogini, nel loro contenuto, sono volgari e violenti, altrimenti non sarebbero misogini. Cosa significano? Che le donne sono cattive, sgualdrine, stupide, bugiarde, etc. Si trattasse di idee del passato sul cui rifiuto c'è unanime consenso, la questione non si porrebbe e il topic sugli aforismi sarebbe una rassegna di reperti archeologici, volti a mostrare quante cose stupide hanno saputo così ben formulare grandi pensatori e letterati: purtroppo non è così e le stesse battute sessiste, razziste, sono anzi spesso testimonianza del contrario. Come scrive Massimo Gramellini: "Nulla rivela l'uomo come la sua barzelletta preferita".

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