giovedì 14 agosto 2008

Piccole borghesie (reazionarie)

Palude Brabbia (Varese)In Italia non è mai esistita una polarizzazione netta Borghesia vs Proletariato. Quando ancora era riconosciuta l'esistenza delle classi, vi era un'ampia area di ceto medio, e l'alleanza con i ceti medi, ha sempre assillato la sinistra e il Partito comunista, trovando soluzione solo nelle regioni rosse.  Negli anni Ottanta si parlava di "ceti emergenti", su cui puntava il craxismo vincente. Con la globalizzazione degli anni '90 e con l'approssimarsi della recessione negli anni 2000, quei ceti, prima simbolo di rampantismo e modernità, oggi rappresentano l'arretratezza e le debolezze strutturali del paese: l'estrema frammentazione del tessuto produttivo, che non permette l'innovazione e la crescita, tante piccole piccolissime imprese che nascono e muoiono, tanti padroncini e liberi professionisti, artigiani, commercianti, che vivono di supersfruttamento, autosfruttamento e, se possono, evitano di pagare le tasse. Ex lavoratori che si sono messi in proprio, non per amore del rischio, nè perchè attratti dalla prospettiva della scalata sociale, anche se qualcuno un po' di soldi magari li ha fatti, ma perchè obbligati a farsi imprenditori di se stessi, in seguito ad un licenziamento ed alla possibilità di trovare un nuovo lavoro, qualcosa si sono dovuti inventare ed oggi sono, si sentono proprietari, anche se hanno profitti pari o poco superiori a quelli di un normale salario.

Dal punto di vista della gerarchia sociale, stanno appena sopra i lavoratori dipendenti, potrebbero esserne gli alleati naturali, contro la globalizzazione neoliberista, contro la grande borghesia, le grandi banche, talvolta infatti si sente parlare Tremonti come se fosse Bertinotti. Eppure questo mondo pulviscolare non è amico dei valori collettivi, nella competizione semmai aderisce ad un individualismo esasperato, ad un egoismo sociale ai limiti della civiltà, rancoroso contro chi sta sopra, l'aristocrazia borghese delle grandi famiglie del capitalismo italiano,  la tecnocrazia europea, l'euro (rimpiangono, se esportatori, la svalutazione della lira) ma anche contro chi sta sotto: i precari, i migranti, gli zingari, i diversi, e ovviamente, contro la politica, il parlamento, i sindacati, i partiti, la sinistra, i comunisti. E' impossibile determinare una maggioranza di sinistra nel paese, senza una modificazione della struttura sociale, nel senso della sua semplificazione (semplificazione che finora si è tentato di agire, con scarso successo, nella sovrastruttura della rappresentanza istituazionale) o senza conquistare una parte decisiva di questi ceti. Una questione tanto antica quanto irrisolta. Irrisolta anche dal partito democratico che vanta una vocazione maggioritaria imitando la destra. Non esistono solo padroni e operai, infatti esiste anche un'ampia e plurale piccola borghesia (reazionaria quando teme di proletarizzarsi) la cui analisi più approfondita è forse il Saggio sulle classi sociali, di Sylos Labini, che risale però al 1974.

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