lunedì 8 settembre 2008

Antisemitismo e antisionismo

Ben Gurion legge la Dichiarazione d'indipendenza dello Stato d'IsraeleTra le forme più odiose e radicate di razzismo c'è l'antisemitismo: il pregiudizio ostile e la volontà di persecuzione contro gli ebrei. Questo pregiudizio oggi trae alimento, in modo variamente strumentale, anche dal conflitto in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi. In questo ambito si genera un circolo vizioso. Da un lato, parte del repertorio polemico-propagandistico israeliano tende ad accusare di antisemitismo esplicito o implicito, ogni opinione o iniziativa critica nei confronti dei governi israeliani per la politica che praticano verso i loro vicini palestinesi e arabi, mettendo sul banco degli imputati soprattutto l'Europa, i pacifisti e la sinistra, fino a teorizzare l'esistenza di un antisemitismo di sinistra. Tesi, naturalmente, respinta e confutata dai destinatari imputati, ma anche da intellettuali israeliani o di origine ebraica come Avi Primor e Brian Klug. Dall'altro, antisemiti veri o al limite di esserlo, colgono la palla al balzo per travestirsi da legittimi critici dello stato ebraico, con varie gradazioni dall'estremo di Holywar alla più "moderata" Effedieffe, oppure, sul piano internazionale, il caso controverso dell'Iran di Mahmud Ahmadinejad, che ispirò più di un anno fa una dichiarazione (discutibile) del nostro capo dello stato, Giorgio Napolitano, in occasione della giornata della memoria, che equiparava antisemitismo e antisionismo. Si veda, sullo stesso argomento Brian Klug. Per parte mia, reputo del tutto possibile che una persona sia al tempo stesso di sinistra e antisemita, così come può essere di sinistra e maschilista o xenofoba, etc. Possibile, ma contradditorio, mentre l'antisemitismo a destra è coerente. Per uscire dal circolo vizioso, anzi per non entrarci nemmeno, si può prendere esempio da una storica parola d'ordine di Ben Gurion: "combattere Hitler come se non ci fosse il Libro bianco, e combattere il Libro bianco come se non esistesse Hitler". Ovvero: "combattere l'occupazione israeliana dei territori palestinesi come se non ci fosse l'antisemitismo, combattere l'antisemitismo come se non ci fosse l'occupazione israeliana dei territori palestinesi (quella che viola la risoluzione 242/1967 dell'ONU)". Riguardo l'antisionismo, ha avuto e può mantenere una sua legittimità storica, ma la sua ragion d'essere ormai è superata, ed io stesso non ho mai pensato di definirmi così. Israele esiste dal 1948, è uno stato legittimo, qualunque cosa si pensi della sua origine. Per quanto sia auspicabile una sua evoluzione in senso compiutamente laico e democratico fino ad essere lo stato di tutti i suoi cittadini su basi di pari dignità, la sua natura, il suo futuro è materia che riguarda gli israeliani. Quello che riguarda il resto del mondo è favorire la convivenza tra i due popoli su quello stretto lembo di terra che va dal Giordano al Mediterraneo.

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