domenica 14 settembre 2008

Israel lobby, i rapporti tra Usa e Israele

I rapporti tra Usa e IsraeleE' stato segnalato sul mio forum, un lungo (direi prolisso) articolo di Mauro Manno sulla lobby ebraica ameriana, con l'idea, se ho capito bene, di "infrangere un tabù". Sul tema dei rapporti tra Usa e Israele ho raccolto tempo fa vari articoli in due thread: (Stati Uniti e Israele e Israel lobby?) dove si discute del saggio di John Mearsheimer e Stephen Walt e quindi se e in che misura la Israel lobby influenzi la politica estera americana.

Si consideri che la critica riguarda più gli obiettivi della lobby che non il fatto che si tratti di una lobby. Questa parola in Italia ha un significato negativo, indica il gruppo di pressione di un potente interesse economico che agisce in modo poco trasparente, mentre negli Usa le lobby sono parte integrante e riconosciuta del sistema democratico, il cui consenso è ricercato (o avversato) nel dibattito pubblico.

Anche quella israeliana, al pari di altre lobby, quali quella farmaceutica, del tabacco, dei pensionati, ha un suo potere di influenza. Credo però anche che sia esagerato attribuirle la forza di determinare la politica estera americana, come se invece l'amministrazione americana fosse del tutto subalterna e impotente. Gli Stati Uniti hanno sempre perseguito il controllo delle risorse energetiche e delle rotte di rifornimento e questo è stato l'alfa e l'omega della loro politica, anche in Medio Oriente, ed hanno perciò assecondato Israele nella misura in cui questo convergeva con i propri interessi.

Il caso della guerra all'Iraq è più un esempio di divergenza che di convergenza. Nel 2003 Saddam Hussein stava al 17esimo posto delle preoccupazioni israeliane, nell'area mediorientale, mentre la priorità era rappresentata dall'Iran. Nonostante le pressioni ad agire contro l'Iran, l'amministrazione Bush ha voluto dare la precedenza all'Iraq, per la necessità di controllare un importante produttore di petrolio, dopo la decisione di ritirarsi militarmente dall'Arabia Saudita. Conquista dell'Iraq e ritiro dall'Arabia Saudita sono avvenuti simultaneamente nell'aprile del 2003.

Come deve chiamarsi la Lobby. A me pare corretto chiamare qualsiasi organizzazione con il nome che si è data. Il riferimento ad Israele piuttosto che all'ebraismo mi sembra in genere più corretto, poichè la Lobby ha innanzitutto finalità politiche di tutela degli interessi di Israele e non finalità più generali, culturali, religiose di tutela degli interessi della comunità ebraica negli Stati Uniti. In Italia e in Europa, parliamo invece di Comunità Ebraica, anche in relazione alla loro forma istituzionale organizzativa, in quanto, pur rappresentando spesso il punto di vista di Israele, svolgono un ruolo più complessivo.

In ogni caso, nell'intervenire sul conflitto mediorientale, a me sembra estremamente corretto e opportuno, tenere sempre presente la distinzione tra ebrei, sionisti e israeliani e far valere questa distinzione anche nel linguaggio. La cautela nel lessico, per la storia che abbiamo alle spalle, mi pare d'obbligo. E qui mi rivolgo a chi respinge le accuse di razzismo. Non è materia su cui esercitarsi in distinguo e in disquisizioni anguillesche. Il rifiuto dell'antisemitismo sia netto e senza equivoci, valga come principio di precauzione. Se qualcuno presenta i sintomi della lebbra, anche rischiando di essere ingiusti, non andiamo a sederci vicino a lui. E ciascuno di noi sta attento a non presentare sintomi di malattie che non ha. Sull'antisemitismo valga la stessa regola. Se non sei antisemita, abbi la preoccupazione di non mostrarne i sintomi, abbi la preoccupazione di non sembrarlo. Gli altri non sono tenuti a scoprire chi sei veramente e tu sai benissimo quali gesti, quali parole, quali toni possono generare equivoci. Altrimenti, se non sei un antisemita, sei uno stupido.

Poi, è vero che da parte israeliana tante volte si usa l'accusa di antisemitismo in modo strumentale, contro i pacifisti, la sinistra, l'Europa, etc. Pratica deleteria perchè, paradossalmente, restituisce voce agli antisemiti veri, i quali possono così farsi scudo del diritto di critica. A maggior ragione, non prestare alibi.

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