venerdì 19 settembre 2008

Sul giovane di colore ucciso a sprangate

Fino ad oggi i media hanno amplificato episodi di criminaltà che vedevano per protagonista uno straniero nella parte dell'aggressore e un italiano nella parte della vittima. Oggi si inizia a dare spazio anche a notizie in cui le parti sono invertite. Sul piano del completamento dell'informazione, non vedo come ci si possa lamentare. Si tratta di due modi di informare specularmente allarmistici e strumentali? E se si, chi denuncia la strumentalità oggi, perchè non lo ha fatto ieri? Al contrario, ieri si è fatto più volte divulgatore di notizie ed emergenze urlate e strillate.

Come che sia, l'utilizzo delle notizie a me non sembra uguale. Le notizie che hanno per protagonista negativo uno straniero sono state usate per costruire una immagine negativa degli stranieri. Un romeno aggredisce, ergo i romeni sono aggressori, ergo vanno decisi provvedimenti contro i romeni. La responsabilità individuale si trasforma in colpa collettiva di un intero gruppo e provvedimenti evocati o decisi consistono in punizioni collettive. Abbiamo visto dopo l'omicidio Reggiani, una giunta comunale mettersi a sgomberare i campi rom, e un governo riunirsi d'urgenza e decretare per facilitare l'espulsione dei romeni. Oggi, di fronte all'assassinio di un ragazzo di colore ad opera di due italiani, assistiamo a qualcosa di simile? Qualcuno invoca qualcosa del genere? Una giunta, un governo si riuniscono d'urgenza? Decidono provvedimenti contro un soggetto collettivo? Contro i baristi? Contro i milanesi? Qualcuno invoca qualcosa del genere? Nulla di tutto questo, anzi pare già un azzardo l'idea del sindaco Moratti di partecipare ai funerali. Quando si tratta di noi, della nostra tribù, è chiaro e lampante che confondere la colpa di un individuo con la colpa di un gruppo, è una cosa fuori del mondo, una follia che suscita anche indignazione.

Si discute semplicemente se nel delitto vi sia una matrice razzista. E la si riconduce alla responsabilità individuale di chi ha compiuto il delitto. Entrambi gli autori sono reo-confessi, anche rispetto agli insulti razzisti che hanno pronunciato mentre uccidevano. E' interessante osservare come chi ha responsabilità di governo, a cominciare dal presidente del consiglio, si affanni con sicumera a negare la presenza nell'omicidio di Abba di qualsiasi connotato razzistico. Cosa si teme, che il razzismo faccia una brutta figura? O ci si sente in qualche modo chiamati in causa, per le proprie politiche un po' legiferate e molto dichiarate? Il razzismo di cui si parla non è una teoria, una ideologia a cui si aderisce consapevolmente. E' una subcultura, un atteggiamento, un istinto, qualcosa che agisce nei meandri della nostra mente, nel nostro subconscio, di cui magari ci vergognamo anche quando ci accorgiamo che affiora, e che comunque neghiamo sempre.

Manifestazione degli studenti a Milano
Si può vedere la causa prima che ha scatenato la reazione dei due negozianti nel furto (di una scatola di biscotti) o nell'espasperazione per aver subito prima altri furti, ma anche se fosse, per far traboccare fino al delitto il vaso dell'esasperazione, anche una sola goccia di razzismo può essre stata sufficiente. E probabilmente lo è stata. Il pm, nel suo atto di accusa ha sgomberato il campo da tale questione, ritenendola probabilmente controversa, e ha parlato di omicidio volontario per "futili motivi". Per "futili motivi" si uccide una vita che a cui si attribuisce  poco o nessun valore.

Ora, ammesso e riconosciuto che ci muoviamo su una linea di confine molto labile, quello che ci interessa, sul piano del dibattito pubblico è la responsabilità pubblica, per quello che le compete. I media, l'autorità politica, che lo vogliano o no, fanno pedagogia, contribuiscono a formare un senso comune. Con la loro informazione, le loro dichiarazioni, le loro leggi, insegnano, trasmettono valori, delineano un modello sociale e una morale pubblica. Cosa ci insegnano rispetto agli stranieri? Che siamo uguali o che siamo diversi? E se siamo diversi come si può sfuggire al giudizio di una differenza di valore? Per entrambi vale la stessa legge o un diritto binario? Per entrambi vale la presunzione di innocenza o per una parte (quella straniera) la presunzione di colpevolezza? E poi cosa ci insegnano rispetto alla proprietà? Che vale di più o di meno della vita umana? Cosa ci insegnano rispetto alla giustizia? E' lecito o no farsi giustizia da sé? C'è differenza oppure no tra legittima difesa e vendetta? Cosa è implicito nella legittimazione delle ronde o nell'estensione del concetto di legittima difesa alla difesa della proprietà? Non c'è nessun automatismo, ma in situazioni labili, che agiscono su confini labili, questo modo di pensare, questo sistema valoriale, elevato a governo, cosa costituisce, una remora o un incentivo? Se stai in bilico, da che parte ti fa cadere?

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