sabato 22 novembre 2008

Xenofobia di stato

Corteo a Roma contro il razzismo

Le leggi sull'immigrazione e le relative procedure hanno la funzione di governare il fenomeno, non di infliggere vessazioni inutili, per capitalizzare la xenofobia in consenso elettorale e per mantenere gli immigrati in una condizione di clandestinità al fine di sfruttarli meglio, come avviene nelle norme in discussione in parlamento nell'ambito del disegno di legge sulla sicurezza, con l'intento ufficiale di arginare i flussi.

L'idea secondo cui accogliamo più immigrati di quelli che possiamo ospitare e questa sproporzione sarebbe all'origine del razzismo e della xenofobia, è fuorviante. Lo sviluppo economico determina quali sono i paesi di emigrazione e i paesi di immigrazione. Non succede per equivoco. Nel momento in cui lo sviluppo economico di un paese non è più in grado di assorbire manodopera immigrata, cessa di essere una meta di attrazione. Chi di noi vorrebbe migrare in un posto dove non troverebbe lavoro, casa, assistenza? Gli uomini si sono sempre spostati o per sfuggire ad una cattiva sorte o perchè attratti da una sorta migliore. Le migrazioni sono la conseguenza di guerre, dittature, carestie, povertà. In un mondo diseguale è naturale che uomini e donne dei paesi più poveri cerchino di migrare nei paesi più ricchi. La migrazione è un correttivo della diseguaglianza. E non va sempre male per chi deve accogliere, anzi spesso va bene, perchè i migranti nei paesi ricchi, con il loro lavoro, concorrono alla produzione di ulteriore ricchezza. Succede anche nelle migrazioni interne: il miracolo economico italiano negli anni '60 è stato possibile con le migrazioni dal sud al nord. Ogni grande migrazione porta con sè paure, incomprensioni, conflitti, e razzismi, perchè una parte della società accogliente è chiusa. E nel conflitto ci si schiera.

L'antisemitismo, l'omofobia, la misoginia dipendono dal fatto che gli ebrei, gli omosessuali, le donne non trovano lavoro e si mettono a delinquere? Sappiamo bene che il razzismo è un pregiudizio, una forma di ostilità irrazionale che prescinde dal contesto. Corrisponde al bisogno di prendere a calci qualcuno quando ci si sente complessivamente insicuri, quando si ha paura di qualcosa che sfugge. Per gli xenofobi, qualunque cosa facciano, gli immigratii sbagliano. Se non hanno casa, lavoro, se non vanno a scuola, determinano degrado ed emarginazione e questo non va bene. Se invece hanno casa, lavoro, vanno a scuola, e magari si curano nei nostri ospedali e ambulatori, anche questo non va bene, perchè sottraggono risorse a noi (poco importa se ne producono molte di più). Mai sentito degli immigrati che ci portano via il lavoro?

In Italia non esiste il problema di far entrare più gente di quanta riusciamo ad accoglierne: continuamo ad essere, tra i grandi paesi europei, quello con il minor numero di immigrati, sia regolari, sia clandestini, in rapporto alla popolazione autoctona. I nostri "clandestini" non sono solo poveracci che non trovano lavoro e tentano di sopravvivere con attività illegali. I nostri clandestini sono lavoratori che chiedono di essere regolarizzati ed hanno datori di lavoro che vogliono regolarizzarli. Ma il governo non li regolarizza, perchè vuol far valere il primato della sua legge che prevede norme capestro per la regolarizzazione, e un decreto che stabilisce flussi di ingresso ridicoli in rapporto alla domanda di lavoro. Non lo dice la Caritas, il manifesto, o Rifondazione comunista. Lo dice la Confindustria. Facciamo entrare in Italia 65 mila immigrati l'anno (secondo il decreto flussi) a fronte di una richiesta di 200-300 mila lavoratori. Quindi programmiamo centinaia di migliaia di clandestini e siamo arrivati ad averne oltre 650 mila. Occupati, ma irregolari. Su questi, oggi il governo, secondo le proposte della Lega, si appresta a decidere ulteriori vessazioni, prima fra tutte l'impossibilità di trasferire parte dei propri risparmi alle famiglie.

Ma poniamo il caso anche di immigrati che il lavoro non ce l'hanno, poichè può succedere anche a loro di perderlo. La maggior parte arriva in Italia con un permesso di lavoro regolare, ma poi gli succede di venire licenziata. Può, come tutti noi cercarsi un altro lavoro? No, secondo la legge deve subito tornarsene nel proprio paese e solo da lì può sperare di trovare un'altra occupazione. Dunque spendendo soldi per il viaggio, perdendo molto tempo, e precludendosi molte possibilità di nuove assunzioni. Data l'assurdità della legge, questa non viene rispettata. Ora, secondo le nuove proposte, se l'immigrato si ammala e tenta di curarsi, il medico sarebbe obbligato a denunciare il suo stato di irregolarità. Cosa farà secondo te l'immigrato per sottrarsi a questo rischio? Eviterà di curarsi. Poi, sempre i signori che fanno queste proposte, lanciano l'allarme (ormai da 15 anni) che associa gli immigrati al diffondersi di nuove e vecchie malattie. Questa è la razionalità della nostra politica sull'immigrazione. Ecco i nostri clandestini (grazie alla Bossi-Fini).

Il blocco per due anni, serve per produrre nuovi clandestini. A stracciare le condizioni di lavoro non sono gli immigrati in quanto tali, ma il lavoro in nero. La Cgil di Treviso è stata sconfessata dalla Cgil regionale del Veneto e anche dalla direzione nazionale. La Cgil chiede la regolarizzazione di chi ha già un lavoro. La stessa Confindustria, dichiara che: "Sì, la domanda di manodopera straniera è calata, ma il problema non è il blocco dei flussi, bensì la riforma del meccanismo degli ingressi, troppo macchinoso".

Ad attrarre immigrazione è l'offerta di lavoro, non l'offerta di permessi di soggiorno. Per l'immigrato è già una conquista migliorare la propria condizione rispetto alla situazione da cui proviene. Negli altri paesi europei, per regolarizzarsi è sufficiente avere un lavoro. E non per questo arrivano un milione di nuovi immigrati al mese. La Bossi-Fini esiste solo in Italia. Con i risultati che abbiamo visto. La perdita del potere d'acquisto è data proprio dal lavoro nero, dalle centinaia di migliaia di immigrati, che il governo rifiuta di regolarizzare. E magari lo rifiuta proprio per questo. Alla fine, razzismo e xenofobia servono, non per bloccare e respingere immigrati, ma per tenerli in una condizione di clandestinità, al fine di sfruttarli meglio, sottopagarli, e mediante questa concorrenza sleale, deprimere anche le condizioni del lavoro regolare.

giovedì 20 novembre 2008

Permettere di andare via

Ritorno sul caso di Eluana Englaro e sulle accuse mosse dalla Santa Sede a suo padre, Peppino Englaro, e dai tanti, cattolici o atei devoti, che assumono il medesimo atteggiamento di invadenza intollerante delle gerarchie ecclesiastiche. Molte obiezioni, così come l'assillo di dare un nome comune a situazioni che comuni non sono, rispondono ad una esigenza di autorassicurazione e vogliono esorcizzare la complessità. Per semplificare all'estremo, potrebbero tutte riassumersi così: è bianco o è nero? La vita artificiale, lo stato vegetativo permanente, sono vita o morte? Sono vita artificiale e stato vegetativo, per come li intendiamo noi partecipano sia del concetto di vita, sia del concetto di morte. La definizione di uno stato complesso, sarà una definizione complessa. Perchè deve essere costretta nelle semplificazioni di una logica binaria?

Non è una questione nominalistica o filologica. Il dissenso è proprio sulla cosa, sul modo di rappresentarla, di conseguenza si sceglie il nome per definirla: c'è differenza tra uccidere e permettere di andare via. Qui l'alterazione (l'intervento esterno) non sta nel togliere la vita, ma nel continuare a darla in una condizione artificiale. Non stiamo parlando di cure mediche finalizzate ad un risultato di guarigione sulla base di ragionevoli speranze più o meno tenui, ma di accanimento terapeutico, cioè di cure su persone che hanno raggiunto una condizione irreversibile di morte cerebrale o di morte corticale, le quali vengono mantenute in vita in uno stato vegetativo mediante somministrazione di farmaci e alimenti artificiali. Non c'è una vita che viene difesa, c'è una vita che viene prolungata artificialmente. Il venir meno di questo artificio, può davveri essere ritenuto assassinio?

Eluana Englaro è ancora in vita (in uno stato vegetativo) grazie ad una tecnologia inventata alla fine degli anni '60 e migliorata negli anni successivi. E' lecito attendere un certo tempo. Per lo stato vegetativo permanente, ad esempio, il limite oltre il quale si ritiene di essere giunti ad uno stadio di accanimento terapeutico, in Inghilterra, se non sbaglio, è fissato ad un anno. L'invenzione di una nuova tecnologia non comporta l'obbligo di usarla sempre e comunque, ad oltranza. E' una questione di valutazione. Primo criterio di valutazione dovrebbe essere la volontà del paziente (e in sua vece, quella della sua famiglia). Possiamo ipotizzare che il progresso ulteriore della tecnologia medica determinerà ulteriori e più numerose situazioni nelle quali sarà possibile prolungare la vita artificialmente, in uno stato di incoscienza. Magari, sarà in futuro possibile applicare queste tecnologie agli anziani giunti in coma irreversibile all'estremo della vita e prolungare, in stato vegetativo, il loro deperimento fisico, per anni, per decenni, senza prospettiva di rianimazione. Oggi non possiamo immaginarlo, ma un domani potrebbe essere possibile. Se si sceglierà di rinunciare ad usare queste tecnologie, si dovrà parlare di omicidio, di sterminio di massa?

Un aspetto del dibattito riguarda cosa sia il rispetto della vita umana: consentirle di sopravvivere anche in uno stato vegetale o rifiutare quella condizione in quanto degradante della dignità della persona. L'altro aspetto riguarda la responsabilità della decisione: qualsiasi cura, la chemioterapia, il trapianto del midollo, etc. può essere attuata solo con il consenso del paziente. Il paziente ha il diritto di rifiutare le cure. I testimoni di Geova rifiutano le trasfusioni. Una signora in Inghilterra ha rifiutato l'amputazione di una gamba in cancrena ed ha preferito morire. Riguardo il caso di Eluana, le sentenze che autorizzano l'interruzione dell'alimentazione artificiale si basano anche sulla ricostruzione della sua volontà, mediante la testimonianza dei familiari, poichè un anno prima dell'incidente, in quella condizione è venuto a trovarsi il suo ragazzo, a cui lei e il padre hanno assistito. A partire da quella tragedia, Eluana ha più volte dichiarato, nella sventurata ipotesi di trovarsi lei in quella condizione, di non voler accettare terapie ad oltranza, prive di efficacia.

La battaglia che viene condotta da Peppino Englaro, non ha il senso di stabilire se e quanto vale la vita di sua figlia, in quella condizione, ma di rispettarne la volontà. A me sembra disumano insultare, chiamare assassino un genitore che ha vissuto la tragedia della perdita della figlia, il dolore (credo il dolore più grande che si possa immaginare) della sua perdita e in più il dolore di doversi assumere la responsabilità di lottare per lunghi anni, al fine di riuscire a conquistare il rispetto della sua volontà. Non di nascosto (illegalmente), non in privato (a casa sua). Il rispetto pubblico della sua volontà, da parte delle istituzioni preposte. Questo insulto è stato proferito più volte dal Cardinale Barragan, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, in rappresentanza della stessa istituzione che si oppone alla ricerca sulle cellule staminali o più semplicemente alla diffusione del profilattico, ricerche, cure, precauzioni, che davvero potrebbero salvare moltissime vite umane, in condizione di piena coscienza.

Se toccasse a me la sorte di Eluana, dichiaro che vorrei rifiutare le cure. Non tanto per me, perchè in una condizione di totale incoscienza, vivere o morire è lo stesso, nella mia percezione non cambierebbe nulla. Però cambia per chi resta. E penso sia giusto che chi rimane possa elaborare il lutto e poi continuare a vivere, senza rimanere inchiodato ad un dolore permanente.

martedì 18 novembre 2008

Eluana Englaro, chi decide sulla propria vita?

Eluana Englaro"Chi dedice sulla propria vita?" è il titolo di una tavola rotonda, dedicata ad Eluana Englaro, il cui resoconto è stato pubblicato sull''ultimo numero di Micromega.

La vicenda di Eluana Englaro è più complessa della vicenda di Welby, perchè non esiste e non può più esistere una esplicita dichiarazione di volontà da parte di un corpo che sopravvvive artificialmente in stato vegetativo. Perciò, si parla di vuoto normativo e si propone una legge sul testamento biologico.

Il vuoto legislativo, per questo singolo caso, rifacendosi comunque all'articolo 32 della Costituzione*, è stato coperto dalla sentenza della Cassazione del 16 ottobre 2007, dalla sentenza della Corte civile d'Appello di Milano, del 25 giugno 2008, e dalla sentenza della Cassazione del 13 novembre 2008, la quale ha ritenuto di poter dedurre la volontà di Eluana, mediante la testimonianza del padre e di altre persone a lei care.

E' una soluzione soddisfacente? Io non lo so, non ho seguito e riflettuto abbastanza su questo caso, mi sto informando in questi giorni, seguendo le notizie sui giornali. Quello che mi sento di contestare, non è tanto il segno di un orientamento (più favorevole, più contrario), quanto la negazione della complessità del caso, di un atteggiamento analitico, riflessivo, e del rispetto per la tragedia che hanno vissuto e che vivono le persone più direttamente coinvolte, a partire dai genitori. Perciò, reputo inaccettabile la definizione di omicidio.

Non solo perchè viene proposta come oggettiva e invece non trova corrispondenza in nessun vocabolario, meno che mai nel codice penale (art. 575), per cui l'omicida è chiunque cagiona la morte di un uomo ed è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno. Attenzione. Non chiunque, causa, provoca, determina, etc. Chiunque cagiona. Accezione negativa di causare, ovvero causare dolore e danno, con colpa (azione contraria alla morale e alle leggi). Dal punto di vista del diritto penale, per omicidio s'intende la morte di una persona fisica causata da un'altra persona fisica con dolo, colpa o preterintenzione, senza il concorso di Scriminanti. L'assassino è una persona che commette un omicidio, ovvero uccide un'altra persona senza il concorso di cause di giustificazione.

Ma anche perchè nega la complessità. Delegittima moralmente qualsiasi orientamento diverso, pretende di semplificare, fino a banalizzare la tragedia. Inibisce la riflessione, l'analisi e la sostituisce con la propaganda ideologica. Una propaganda di tipo terroristico. E qui mi riferisco non tanto a chi sostiene questa posizione nei forum, in modo tanto perentorio quanto superficiale, ma alla posizione assunta dalla Santa Sede alla vigilia della sentenza: Eluana, il pg: "No a ricorso contro l'interruzione". La Santa Sede avverte: "Sarebbe omicidio".

Posizione, peraltro, che si baserebbe solo su un argomento non dimostrato: Sospendere idratazione e alimentazione in un paziente in stato vegetativo peggiora il suo stato, e la terribile morte per fame e per sete è una mostruosità disumana e un assassinio". Mentre invece si ammette la possibilità di sospendere la somministrazione dei farmaci. Soltanto la somministrazione di farmaci, secondo il Cardinale Barragan, sarebbero parte della terapia e potrebbero costituire accanimento terapeutico, per la Cassazione, tuttavia, l'alimentazione artificiale è comunque un presidio terapeutico.

Una volta emessa la sentenza, venuta meno l'esigenza immediata di esercitare una pressione, la Santa Sede, pur continuando a interferire, cambia definizione, e parla successivamente di eutanasia, anche se le associazioni collaterali, nel loro esercizio di lobbyng, insistono nell'adoperare un linguaggio da crociata ed espressioni come "condanna a morte".

E' il comportamento di chi, non vuole trovare una soluzione, vuole imporre come legge dello stato, la propria morale.

* Art. 32 Cost.

La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

sabato 15 novembre 2008

Blitz scuola Diaz: assolta la macelleria messicana

Lena Zuhlke, una dei 93 noglobal aggrediti nel sonno alla scuola Diaz


Assolta la macelleria messicana, espressione con cui Michelangelo Fourier all'epoca vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma, definì, nelle sue dichiarazioni agli inquirenti, il violento blitz poliziesco alla scuola Diaz, a conclusione delle giornate di contestazione al G8 di Genova nel luglio 2001. Giornate nelle quali, si realizzò in Italia, la più grave violazione dei diritti umani avvenuta in Europa dal dopoguerra (Amnesty International): un ragazzo ucciso, manifestanti caricati in modo indiscriminato, reclusione e sevizie nella caserma di Bolzaneto, il massacro notturno alla Diaz e successiva fabbricazione di prove false per abbozzare una maldestra giustificazione (le foto dell'inchiesta della BBC). Nessuno di questi tragici eventi ha dato luogo a condanne di rilievo. Il processo per l'omicidio di Carlo Giuliani si è subito concluso con una archiviazione. La sentenza di Bolzaneto è stata quasi un colpo di spugna, anche per l'assenza del reato di tortura. Nella sentenza Diaz, si sono condannati i picchiatori, lasciando assolti i vertici della polizia.

Eppure, la trama delle giornate di Genova somiglia molto alla strategia che Francesco Cossiga ha di recente suggerito al Ministro degli Interni, Maroni, per fronteggiare l'onda anomala: "Bisogna infiltrare gli studenti con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine, mettano a ferro e fuoco le città. Dopodiché, forti del consenso popolare, le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano". I black bloc erano famosi in tutta Europa, per la selettività classista delle loro azioni dimostrative, ma a Genova devastarono di tutto, e senza essere arginati dalle forze dell'ordine, se non quando si trovavano in prossimità dei cortei.

Di fronte all'indignazione, l'avvocato Pericu, sindaco di Genova all'epoca del G8, pur essendo insoddisfatto della sentenza, avverte che i giudici non possono condannare in assenza di prove documentali, perciò per valutare, bisognerà attendere le motivazioni della sentenza. In linea di principio, l'ex sindaco ha ragione, tuttavia, è difficile sospendere il sospetto di una impunità voluta, se collochiamo queste sentenze in un contesto di impunità generale. Il parlamento, sotto Berlusconi o sotto Prodi, non ha mai voluto dare vita ad una commissione di inchiesta e i responsabili della polizia, non solo non sono stati condannati, ma sono rimasti al loro posto o persino promossi: tra gli esponenti di più alto grado, in particolare Francesco Gratteri, oggi direttore centrale anticrimine, Giovanni Luperi, oggi funzionario Aisi (ex Sisde) e Gilberto Calderozzi, direttore del servizio centrale operativo della polizia (Reuters 13.11.2008).

La gravità di sentenze come questa non è data solo dall'ingiustizia in sè, dal senso di umiliazione e di violenza che replicano nei confronti delle vittime, dall'offesa che reca allo stato di diritto e alle stesse forze dell'ordine, i cui vertici, piuttosto che essere considerati responsabili, vengono fatti passare per inetti e incapaci di gestire e controllare i propri sottoposti, nel momento in cui, chissà come, chissà perchè, impazziscono. Ma è data anche dal messaggio che contiene per il presente e per il futuro: la violazione dei diritti umani non comporta rischi di pena, nessun problema con la giustizia, dopo aver già visto che non ne comporta nei rapporti con la politica. Al massimo un danno di immagine, se i giornali fanno il loro dovere, magari sospinti da testi, foto e video riprodotti in rete. Ai tempi di Internet mentire è più difficile. E qui, una sentenza ingiusta apre la strada a quel che si deve fare: insistere e continuare ad indagare, raccontare, ricordare quello che è stato e non vogliamo si ripeta più.

mercoledì 12 novembre 2008

Obama "abbronzato" e le gaffe di Berlusconi

Carla BruniLa destra italiana ha salutato la vittoria di Obama alle presidenziali Usa 2008, nel modo più goffo possibile. Prima Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del PDL, dichiara che «Ora Al Qaeda è più contenta», per meritarsi i manifesti del PD, che lui stesso all’uscita da Palazzo Madama ha provveduto a strappare con le sue mani. Poi, interviene da Mosca il premier Berlusconi e conquista definitivamente la scena, definendo Obama «giovane, bello e abbronzato», battuta ripresa da tutti i media del mondo, che provoca la vergogna degli italiani all’estero e su Internet., compreso questo video che ci mostra quanto Obama consideri Berlusconi (discorso al Congresso Usa, 2006). Tra le prese di posizione dei nostri connazionali espatriati, si distingue quella di Carla Bruni, «felice di aver acquisito la cittadinanza francese», senza essere in alcun modo “corretta” dal marito, evidentemente concorde. Quale significato dare a queste battute: un afroamericano alla presidenza degli Stati Uniti è arrivato in anticipo sui tempi, o i nostri inconsapevoli razzisti si attardano a cedere il passo ad un necessario ricambio culturale e generazionale? La destra del nostro paese, in questi anni e di recente, ha offerto un vasto campionario di battute e di gaffe, che esprimono, non solo mancanza di bon ton, ma soprattutto la presenza di una subcultura, di una mentalità di tipo fascistoide, che di volta in volta pretende di rimettere al loro posto, i neri, i gay, le donne, gli immigrati, gli oppositori, i contropoteri, insomma un po’ tutto ciò che appartiene alla democrazia e alla diversità. Il primato spetta di certo al presidente del consiglio. Andando a memoria e ricercando su Google, ecco le sue chicche più famose, quelle per cui di volta in volta è stato frainteso, non l’ha detto, stava solo scherzando.

Il premier al capogruppo Spd: “Stanno preparando un film sui campi di concentramento, la proporrò per il ruolo di kapò”. Il duello verbale Schulz-Berlusconi. Il tedesco: “Difficile accettare che un Presidente del consiglio risponda con questi toni durante un dibattito”. (02.07.2003)
Singolare episodio al summit dei ministri degli Esteri Ue. Il capo del Governo: “Ma io stavo solo scherzando”. Berlusconi fa le corna nella foto del vertice Ue. Il premier si abbandona al gesto per far divertire un gruppo di boy-scout che assisteva alla scena. (08.02.2002)
Il premier in un’intervista-choc al britannico “The Spectator”. “Se fanno i magistrati è perché sono diversi dagli altri”. Berlusconi: “Fare i giudici è da disturbati mentali” Sulla politica estera: “Imporre la libertà con forza”. “I giornalisti? Mi attaccano perché vorrebbero essere me”. (04.09.2003)
L’inaugurazione ufficiale della sede dell’Authority alimentare. «Ho fatto il playboy per far vincere Parma»
“Troppo rosa il governo di Zapatero”. E Berlusconi indigna la Spagna. Critiche anche dal Psoe. Poi il leader del pdl precisa: «Sono stato frainteso». La ministra di Zapatero: «Berlusconi offensivo e inappropriato sulle donne» La dura replica di Magdalena Alvarez dopo le frasi del Cavaliere sul governo spagnolo «troppo rosa» (16.04.2008)
Nuove battute e gaffe del Cavaliere, intervenuto all’apertura della campagna del candidato sindaco di Monza. Berlusconi: “Non parlo più di donne e i gay sono tutti dall’altra parte” Grillini: “Magari fosse vero! Lavoro perché la sua profezia si avveri”. Luxuria: “Sicuramente quelli di sinistra sono dei coglioni gay…” (06.02.2007)
Il premier, durante una conferenza stampa, scherza sulle voci di una storia tra Veronica Lario e il filosofo. Berlusconi: “Rasmussen più bello di Cacciari. E mia moglie…” (04.10.2002).
La sfida al terrorismo. La posizione dell’Italia. «L’ Occidente è una civiltà superiore» Berlusconi: da noi c’ è rispetto dei diritti, nei Paesi islamici no. Bisogna dare aiuti ai palestinesi. (27.09.2008)
Il premier: «I comunisti nella Cina di Mao bollivano i bambini». Il Cavaliere su Prodi: «E’ solo un poveraccio»
«Scusate il linguaggio rozzo ma efficace… Ero ironico». Berlusconi: «Non credo tanti coglioni….» «Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che che sceglieranno per il proprio disinteresse». (06.04.2006)
Il leader del Polo scherza con i passeggeri della nave Azzurra. E scatena l’ira delle associazioni dei malati e dei politici. Barzelletta sull’Aids. E’ bufera su Berlusconi Rosy Bindi: “Parole offensive”. Veltroni: “Superato ogni limite”: Un malato di Aids va dal medico e gli chiede: “Dottore cosa posso fare per la mia malattia?” Il medico risponde: “Faccia delle sabbiature”. “Ma dottore, mi faranno veramente bene?”. “Bene no, ma sicuramente si abituerà a stare sotto terra” (04.04.2000). Berlusconi ironico: «Ho fatto la corte al presidente della Finlandia pur di convincerla». «Opposi veto all’Ue, passai per cattivo» (22.06.2005). Berlusconi a Napoli torna ad attaccare la magistratura e le cooperative rosse. «La sinistra la scampa grazie ai giudici». (28.03.2008)

sabato 8 novembre 2008

Obama presidente Usa


Obama e la famiglia sul palco del Grant Park di Chicago dove ha fatto il suo discorso della vittoria (Afp)


In molti abbiamo gioito per la vittoria di Obama e nonostante fosse attesa, nel momento in cui davvero si è realizzata ce ne siamo stupiti. Al suo annuncio, alla sua marcia trionfale, ci siamo gradualmente abituati, ma sempre proiettandola in un al di là ancora da venire. Poi ci siamo vergognati per i commenti di Gasparri, subito surclassato dall'umorismo di Berlusconi. Senza stupircene. Sappiamo che in America e nel mondo occidentale all'incredulità gioiosa corri-sponde anche un po' di tristezza incredula, perchè un nero presidente non è ancora un fatto compiutamente normale. E', come è stato scritto da Timoty Garton Ash, la scrittura delle ultime righe dell'ultimo capitolo della storia americana, piuttosto che le prime di un capitolo nuovo. Di qui l'incertezza di quel che sarà la sua presidenza, di se e quanto deluderà le aspettative, prospettiva ritenuta dalla maggior parte dei commentatori inevitabile, dato il mito che si è creato intorno a lui, negli Stati Uniti e soprattutto nel resto del mondo. Per Lucio Caracciolo, considerando i guai in cui l'America è invischiata, dalla due guerre in Iraq e in Afghanistan, alla crisi finanziaria, il nuovo presidente dovrà occuparsi in primo luogo degli interessi del suo paese e solo se potrà, proverà ad occuparsi anche dei nostri, perciò saremo i primi probabili delusi.

Ma chissà. Il realismo tante volte si limita a proiettare nel futuro la realtà del presente. Se torniamo indietro di un anno e mezzo, troviamo un senatore dell'Illinois sconosciuto a cui venivano attribuite possibilità irrilevanti di spuntarla nelle primarie contro Hillary Clinton, il vero scontro in cui si è giocato la presidenza. Io stesso ricordo di aver pensato ad una impresa simile a quella di Jesse Jackson nel 1984, che arrivò terzo dietro a Walter Mondale e a Gary Hart e poi nel 1988, secondo dietro Dukakis. Pensavo, sarà comunque importante sostenerlo, che prenda più voti possibile, per i rapporti di forze interni al partito democratico e poi, chissà, forse un posto come vice si può sperare. D'altra parte era rivoluzionaria anche l'ipotesi di una donna primo presidente. E si, in questa occasione i democratici hanno avuto l'imbarazzo della scelta tra due candidature simbolicamente eccezionali. Ma ha prevalso l'outsider, non la candidata dell'estabilisment.

Per capire cosa potrà accadere in futuro, forse è importante capire cosa è accaduto fino ad ora, cioè come è successo, cosa ha determinato la vittoria di Obama. Il personaggio, le sue qualità personali, il suo essere secchione, vigoroso energico, formidabile lavoratore e organizzatore? Il suo programma? Il suo essere afroamericano "non rivendicativo"? Il suo essere nuovo, interprete del cambiamento, dopo anni di conservazione e restaurazione? La disastrosa presidenza Bush? Il rifiuto delle dinastie? L'opposizione alla guerra in Iraq? L'inizio della crisi economica e finanziaria? Il formarsi di un nuovo blocco sociale nella società americana? L'incidenza di qualcosa che non c'era mai stato prima e che già aveva reso verosimile la candidatura di Howard Dean, nel 2004, ovvero: internet,? Abbiamo in mente un po' tutte queste motivazioni e in certa misura c'entrano tutte, ma cosa sia stato davvero determinante, forse ci sfugge. Secondo Nicholas Negroponte, così come si disse che Kennedy vinse grazie alla televisione, oggi si potrebbe dire che Obama ha vinto grazie a YouTube. Invece, per Naomi Klein, decisivo è stato il crollo di Wall Street, che ha neutralizzato la rimonta di McCain dopo la scelta della vice, Sarah Palin.

sabato 1 novembre 2008

L'allarme TBC associato agli immigrati


Periodicamente, la presenza degli stranieri viene associata a nuove paure. Una di queste è che portino malattie, tra cui alcune ormai debellate. Si veda, l'allarme TBC. Ciò nonostante il fatto che otto stranieri su dieci si ammalino in Italia, in conseguenza delle loro condizioni materiali di vita. Mio padre, immigrato dalla Calabria a Torino, negli anni '60 si è ammalò di tubercolosi, ma si ammalò a Torino, non portò il virus dalla Calabria. Che il 50% dei nuovi casi di TBC sia riscontrato sugli immigrati, non dipende necessariamente dal fatto che se la sono portata dietro, dipende dalle loro condizioni di vita qui, in Italia, e dall'impossibilità di avere accesso alle medicine, agli antibiotici, quando prendono malattie batteriche e virali alle vie respiratorie, e infatti si ammalano dopo uno o due anni di permanenza, non arrivano già infettati. Mia moglie, ungherese, nei suoi primi due anni di permanenza ha avuto due violentissime influenze (mentre nel suo paese ha avuto solo normali raffreddori), poi si è adattata. Se non avesse potuto curarsi, non so quali complicazioni avrebbe potuto avere. Piuttosto, di questi allarmi e di questi allarmismi, quale uso ne facciamo? Eleviamo barriere immaginarie o garantiamo a tutti gli immigrati l'assistenza sanitaria (a tutela di tutti, anche nostra)? Si vedano in poposito, le iniziative della Lega Nord.

In verità, l'allarme che associa l'arrivo degli immigrati al ritorno di malattie già debellate, in primo luogo la tubercolosi, risale ai primi anni '90, senza aggiungere nulla di nuovo. Si vedano questi due articoli del Corriere della Sera. «La tubercolosi in Italia dall'Est Europa» (26 ottobre 2008), Il ritorno della Tubercolosi (13 settembre 1995). Ma il vero problema, non è dato dall'aumento della TBC, quanto dalla sua non diminuzione da quindici anni a questa parte. E consideriamo che, in questo periodo, gli immigrati sono aumentati di sei volte, senza perciò generare effetti moltiplicatori nella diffusione della malattia, come di qualsiasi altro fenomeno negativo ad essi indebitamente associato. Il picco di casi di tubercolosi in Italia lo si è avuto nel 1996: 5500, mentre oggi risultano 4500, per una media annua di 4200/4700. Riguardo i dati sulla diffusione della TBC nel mondo, è possibile consultare il database dell'OMS.

L'unicità della shoah


Succede nei forum di trovarsi di fronte a topic titolati "Genocidi dimenticati", accompagnati a domande come questa: come mai per il conflitto/odio presunto ebrei/resto del mondo si sprecano fiumi di parole e per altri eccidi non si dice niente? Come se il conflitto fosse simmetrico e gli ebrei una parte belligerante. Intanto, non è proprio con il "resto del mondo". L'avversione agli ebrei esiste nei paesi dei due monoteismi concorrenti: cristianesimo e islam. Ma non nelle terre dell'induismo, del buddhismo o del confucianesimo. Per quello che ci riguarda, la maggior attenzione al genocidio degli ebrei, ha almeno quattro motivi: 1) E' avvenuto in casa nostra, in Europa e l'Italia ne è stata coinvolta come principale alleato del Terzo Reich: siamo il paese delle Leggi razziali (1938). E' qui che dobbiamo darci gli antidoti perchè non si ripeta. E di norma prestiamo più attenzione al nostro mondo. 2) Caso unico nella storia, quel genocidio è stato teorizzato e messo in atto con un sistema burocratico-industriale, per cui ogni elemento coinvolto, proprio come l'operaio della catena di montaggio, non aveva il controllo nè del processo, nè del prodotto, e non se ne sentiva responsabile. 3) La vittima era designata tale, non in virtù dell'esercizio di qualche forma di opposizione, ma in virtù del suo solo essere ebreo. Senza conflitto. Un massacro fine a se stesso, senza guerra civile, senza terra da conquistare, senza popolo ribelle da sottomettere. 4) Quel genocidio è negato, a partire in particolare dagli anni '80, da pseudo-storici, simpatizzanti filo-nazisti con grande impatto mediatico. Ed ogni negazione, porta ad una riaffermazione. Anche del genocidio armeno ogni tanto se ne parla, soprattutto per dire e polemizzare con il fatto che la Turchia ancora si rifiuta di riconoscerlo. Per converso, parliamo più del nazismo di qualsiasi altro regime o dittatura.