martedì 25 agosto 2009

Eritrei, 73 morti dopo gli accordi con Gheddafi

Un barcone di profughi eritrei ha vagato nelle acque del Mediterrano per venti giorni. Settantatré persone sono morte. I superstiti hanno raccontato di aver incontrato varie imbarcazioni, senza ricevere soccorso.

Il governo italiano ha messo in dubbio la versione dei profughi, ha scaricato tutta la responsabilità sulle autorità maltesi e poi ha attaccato la UE di non fare niente e di lasciare sola l'Italia di fronte al dramma dei profughi.

Tuttavia, la tragedia è avvenuta nel quadro delle politiche di respingimento dei migranti. Si dichiara ogni volta di voler contrastare la tratta illegale degli esseri umani, si mettono verbalmente nel mirino gli scafisti, ma poi non si cambia nulla. Si conferma l'intenzione di respingere i migranti e l'accordo con la Libia di Gheddafi per impedire ai migranti di partire.

Ma la politica dei respingimenti ha portato gli scafisti ad abbandonare i migranti a se stessi in imbarcazioni sempre più piccole, magari stracariche di persone disperate in fuga dalla fame e dalla guerra, mentre l'unica politica che può stroncare la tratta è quella di permettere ai migranti di raggiungere le nostre coste con barche normali, le stesse che prenderemmo noi per raggiungere un paese del Maghreb.

Le politiche di contrasto dell'immigrazione sono ingiuste, illegittime, inutili e controproducenti, talvolta anche criminali, e possono finire in tragedia.

L'accordo con Gheddafi costa cinque miliardi di euro. Gli stessi soldi possono essere spesi meglio, per accogliere dignitosamente chi fugge da condizioni di vita disastrate. Sono tanti, ma non sono i numeri di una invasione. L'Italia ospita un decimo dei rifugiati della Germania e all'aumento degli sbarchi sulle coste siciliane è corrisposta una diminuzione complessiva degli sbarchi in Puglia e su tutte le altre coste italiane.

Un anno, 4 mesi e 21 giorni, viaggio dalla morte all'Italia (Ezio Mauro)


ITALIA-LIBIA


Un Trattato per chiudere con i danni di guerra e fermare i barconi carichi di immigrati

Finora era stata un'estate insolitamente piatta sul fronte degli sbarchi di migranti. Dai primi di maggio, quando - con l'avvio dei respingimenti e dei pattugliamenti delle motovedette cedute all'Italia dalla Libia - è diventato operativo l'accordo siglato tra i due Italia e Libia nel dicembre del 2007, gli arrivi a Lampedusa si sono praticamente azzerati, fino alla ripresa degli ultimi giorni. I numeri del Viminale parlano di 7.567 arrivi nel 2009 (la quasi totalità avvenuta prima della metà di maggio) contro i 17.485 del 2008. A Lampedusa lo scorso anno sono sbarcati in 14.905, contro i 2.548 del 2009. Dati, sottolineano al ministero, che indicano il funzionamento degli accordi siglati con la Libia, nonostante la ripresa di giovedì. Proprio dal Paese nordafricano parte la grande maggioranza dei flussi diretti verso la Sicilia. L'accordo tra i due Paesi era stato siglato il 29 dicembre 2007 a Tripoli dall'allora ministro dell'Interno, Giuliano Amato e dal ministro degli Esteri libico, Abdurraham Mohamed Shalgam. Il piano, messo a punto dopo un lungo e riservato negoziato, non è però entrato nella fase operativa finché non è avvenuta - nello scorso febbraio - la ratifica parlamentare del Trattato di amicizia siglato dal premier Silvio Berlusconi e da Muhammar Gheddafi il 30 agosto 2008. Il programma contro le partenze di migranti è contenuto nell'articolo 19 del Trattato. Tra le novità più rilevanti del piano firmato da Amato, i pattugliamenti congiunti davanti alle coste del Paese nordafricano. Per questa attività l'Italia ha ceduto alla Libia sei unità navali della Guardia di finanza. Roma, prevede sempre l'accordo, darà una mano a Tripoli anche nel controllo degli sterminati confini meridionali della Libia, da dove premono masse di disperati in fuga dalle guerre e dalla povertà dell'Africa subsahariana. Sarà infatti Finmeccanica a fornire una rete di controllo satellitare per monitorare le frontiere di sabbia. L'Italia coprirà il 50% dei costi, mentre per il restante 50% - indica il Trattato di amicizia - Roma e Tripoli chiederanno all'Ue di farsene carico.

il manifesto 22 agosto 2009

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