mercoledì 23 giugno 2010

1.898.000 stranieri occupati in Italia

Nel 2009 c'erano 1.898.000 stranieri occupati in Italia (vedi box sotto). Posti di lavoro che avrebbero potuto essere occupati da italiani solo in parte.

L'idea che gli immigrati costituiscano una minaccia per l'occupazione scende in tre anni dal 34,3 al 25,6%. E dal 41,5 al 51,3% (sondaggio Demos & Pi, aprile 2010) l'idea che gli immigrati costituiscano una risorsa per la nostra economia. Da notare che ciò avviene nonostante la più grave crisi economico-finanziaria dal dopoguerra.

La vicenda di Pomigliano è la dimostrazione evidente che la concorrenza tra lavoratori stranieri avviene indipendentemente dall'immigrazione. La Fiat può ricattare i lavoratori italiani giocando l'alternativa dei lavoratori polacchi di Tichy, pagati 580 euro al mese. Lavoratori che restano a "casa loro" come piace agli xenofobi di "casa nostra". Paradossalmente, se quei lavoratori emigrassero in Italia la loro concorrenza sarebbe meno insidiosa, poichè neanche da irregolari verrebbero pagati così poco.

A dire che il lavoro straniero non è in concorrenza con il lavoro degli italiani è uno studio della Banca d'Italia. La presenza degli stranieri crea occupazione per gli italiani: mediatori culturali, istruttori, insegnanti. Avremmo meno cattedre senza gli scolari e gli alunni stranieri. Le colf straniere permettono a molte donne italiane di lavorare. "(...) l’afflusso di lavoratori stranieri «impiegati con mansioni tecniche ed operaie può aver sostenuto la domanda di lavoro per funzioni gestionali e amministrative che richiedono qualifiche più elevate, maggiormente rappresentate tra gli italiani»". Il lavoro degli stranieri produce ricchezza. 146 miliardi di euro l'anno. Ricchezza che a sua volta crea posti di lavoro.

Le rimesse degli stranieri che ammontano a circa 6-7 miliardi sono parte del loro salario. Sono soldi che si sono guadagnati onestamente e costituiscono il più valido aiuto per i paesi di provenienza, determinando in questo modo un argine alla futura immigrazione. Polemizzare contro le rimesse è miope proprio da un punto di vista xenofobo, se non fosse che il punto di vista xenofobo non può essere altro che miope.

Nel 2009 c'erano 1.898.000 stranieri occupati in Italia. Lo conferma la rilevazione della forza lavoro fatta dall'Istat. L'anno scorso, inoltre, c'è stato un forte aumento degli stranieri in cerca di occupazione: dai 162mila del 2008 si è passati ai 239mila del 2009, cioè 77mila disoccupati in più nell'arco di dodici mesi.

Questi stranieri si sono iscritti ai centri per l'impiego in modo da ottenere il permesso di soggiorno “per attesa occupazione”. Hanno solo sei mesi di tempo per trovare un nuovo lavoro: in caso contrario diventeranno irregolari. Cosa che puntualmente sta succedendo a molti di loro. Non esagera chi sostiene che dal settembre del 2008 potrebbero aver perso il posto più di 90mila lavoratori stranieri: una parte consistente dei nuovi disoccupati causati dalla crisi in Italia. Il fatto che molti siano impiegati in uno dei settori più colpiti, l'edilizia, la precarietà dei contratti di lavoro e l'obbligo per legge di iscriversi nei centri per l'impiego possono spiegare perché gli immigrati (oggi il 7,5 per cento della forza lavoro del paese) rappresentino oltre il 12 per cento delle persone in cerca di occupazione.

Ma c'è un altro aspetto importante che differenzia i lavoratori stranieri da quelli italiani: il destino dei contributi previdenziali. I lavoratori stranieri, sia quelli che restano in Italia sia quelli che tornano nei paesi d'origine, non conoscono bene la normativa e in pochi hanno presentato la domanda di riscossione. Quindi non vedranno un centesimo, e quei soldi resteranno in buona parte in Italia nelle casse dell'Inps.

Tito Boeri
Internazionale 18 giugno 2010

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