mercoledì 30 giugno 2010

Destra e Sinistra

Il dualismo destra/sinistra è un modo di dividere il mondo. Un modo tipicamente occidentale. Chi rifiuta un dualismo, ne propone un altro. Destra/Sinistra è un dualismo di sinistra. Alla destra non è mai piaciuto e nella logica bipolare lo ha soltanto subito. Per molti anni, la destra in Italia non si è voluta definire tale, si definiva centro.

Definirsi di destra (o di sinistra) equivale a definirsi parziali. All'uomo di destra non piace essere parziale, lui vuole essere totale: vuole essere la nazione, il popolo, oppure dio, patria e famiglia, oppure quello che rappresenta la società contro i professionisti della politica, oppure il nord contro Roma ladrona, gli italiani contro gli stranieri, i produttori contro i fannulloni, i cittadini contro lo stato.

All'uomo di destra non piace che le donne si ribellino agli uomini, che i giovani si ribellino agli adulti, che gli operai si ribellino ai loro padroni, perchè siamo tutti sulla stessa barca e lui, non è di destra, lui è la barca. Quelli che si ribellano sulla stessa barca, possono essere buttati a mare.

Nel momento in cui la destra si contrappone ad una parte, quella parte va semplicemente esclusa: saranno di volta in volta, i comunisti, i pacifisti, i 'terroristi', le femministe, gli ebrei, i gay, gli zingari, gli stranieri, i neri, gli islamici. Un corpo estraneo, una quinta colonna, un nemico interno, contro il tutto, di cui loro non fanno parte e che lui rappresenta. L'ambizione dell'uomo di destra è quella di essere al di sopra delle parti: essere un monarca.

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Sono naturalmente d'accordo sul fatto che le persone debbano farsi le proprie idee indipendentemente dai partiti. Anche se non viviamo sospesi nel vuoto e le nostre idee saranno comunque anche il prodotto di diversi condizionamenti. Tuttavia, una volta che mi sono formato una idea, anche solo per approssimazione, questa sarà una idea di destra o di sinistra. Detto da un punto di vista di sinistra. Inoltre, si consideri che destra e sinistra, non sono semplicemente riferiti a schieramenti politici, ma sono anche sistemi di valori, antropologie, modi di essere. Per esempio, la preoccupazione secondo cui se sono conciliante appaio debole, non me l'ha comunicata nessun partito, ma è una idea che può benissimo collocarsi nel dualismo destra/sinistra. Dove?

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Se una persona (onesta) non si riconosce nella sinistra avrà cittadinanza nella destra. Ammesso che gradisca questa dicotomia, che in verità non tutta la destra apprezza, non essendo disponibile a riconoscere la propria parzialità, in luogo della identificazione in un tutto (la nazione, il popolo, il territorio). Si vedano i nomi dei vari partiti.

Molti valori morali sono comuni a tutti, cambia il modo di declinarli nei comportamenti. Per qualcuno è onesto pagare le tasse, per qualcun altro è onesto non pagarle se sono troppo alte. Per qualcuno è giusto usare il fisco per redistribuire il reddito tra le classi e le aree territoriali, per qualcun altro è giusto che le tasse rendano servizi a soprattutto a chi le ha pagate. Per qualcuno è una discriminazione respingere gli immigrati, per qualcun altro è una discriminazione permettere agli stranieri di stabilirsi in "casa nostra". Per qualcuno sono un sopruso i licenziamenti, per qualcun altro sono un sopruso gli scioperi.

Esiste comunque in Italia, da sempre, una zona grigia, il ventre molle del paese, che si caratterizza per lo stare alla finestra. In generale, considero di sinistra tutto ciò che redistribuisce risorse e poteri dall'alto verso il basso nella gerarchia sociale, e di destra il suo contrario o la conservazione della gerarchia sociale vigente.

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E' stata posta una domanda: dove collocare una persona onesta e avversa ai soprusi, alla prevaricazione e alle discriminazioni, che però non si riconosce nelle teorie della sinistra? Ho risposto che per esclusione (esclusione precisata nella domanda: "non si riconosce nelle teorie della sinistra") quella persona starà a destra. I suoi valori morali non sono incompatibili, poichè in politica i valori morali vanno declinati. Ogni principio morale può avere la sua declinazione di destra e la sua declinazione di sinistra. La giustizia: è giusto che i migliori siano più ricchi; è giusto che le ricchezze siano redistribuite tra i poveri. La libertà: libera volpe in libero pollaio; libertà dal bisogno; la solidarietà: fare l'elemosina ai più bisognosi; fare un sindacato. La pace: vincere la guerra; cercare una soluzione diplomatica. E vià così.

Si può sempre discutere cosa sia di destra, cosa sia di sinistra. Io mi sono dato questo criterio: considero di sinistra qualsiasi idea traducibile in un provvedimento che redistribuisca poteri e risorse dall'alto verso il basso della gerarchia sociale e considero di destra il suo contrario o anche solo la conservazione della gerarchia sociale vigente. In questo criterio, qualsiasi idea traducibile in legge è collocabile in virtù del suo effetto sociale.

Non parlo di identificazione, ma di collocazione. Posso non sapere nulla di astrologia, non crederci, non interessarmene, ma ciò non toglie che io sia, dal punto di vista astrologico, un capricorno. Posso essere un cosmopolita e un internazionalista, ma ciò non toglie che dal punto di vista etnico e nazionale, io sia un italiano. E il fatto di dirmi italiano, nulla toglie alla mia torinesità, come il fatto di dirmi europeo nulla toglie alla mia italianità. E se mi sento libero di viaggiare per cieli, mari e monti, in qualsiasi momento, io sarò su un punto identificabile per latitudine e longitudine. Se ignoro i quattro punti cardinali sono libero soltanto dalla bussola e dalla possibilità di sapere dove mi trovo, da dove provengo e dove sto andando. Qualcuno a volte scambia l'inconsapevolezza per libertà.

Non ho detto che chi non si identifica politicamente sta alla finestra. Ho detto che in Italia è sempre esistita una zona grigia, un ventre molle, che si è caratterizzato per indifferenza. Senza mai identificarsi, ai tempi del fascismo stava con il fascismo, durante la guerra civile stava ad attendere chi vinceva, durante il sistema di potere democristiano stava con la Dc, oggi sta con Berlusconi. L'unico elemento di identificazione di questa zona grigia è il proprio particolare: la propria famiglia, il proprio capannone, il proprio piccolo mondo, con indifferenza e diffidenza verso il resto del mondo. Non è di destra, ma soprattutto non si riconosce nella sinistra. Per darne una definizione, lo storico Paul Ginsborg, usò il concetto di "familismo amorale".

5 commenti:

  1. Ti firmi Massimo Lizzi, e nella mia personale ignoranza non so se tu sia un fine filosofo, un politico, un giornalista o osservatore del mondo.
    Ma posso dirti una cosa. Sento un magone qui, un groppo in gola.
    Perché penso che se questo post venisse studiato a scuola la nuova generazione sarebbe migliore.

    Sono abbagliata. Ti leggerò ancora.

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  2. Massimo Lizzi1 luglio 2010 03:25

    Ciao Zion, dopo aver ricevuto un simile apprezzamento non riuscirò più a scrivere nulla.
    La mia firma corrisponde al mio nome, ma giustamente mi ignori perchè sono pubblicamente uno sconosciuto. Provo a sfogliare almeno un quotidiano al giorno e di tanto in tanto farfalleggio sulle pagine di un libro. Ma non sono filosofo, nè politico, nè giornalista. "Zero tituli", giusto per fare una citazione celebre, una delle poche che ricordo.
    Infatti, nella pagina about non mi è venuto in mente nulla da scrivere, magari prenderò spunto da questa risposta.

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  3. Caro Massimo, cerca di riuscire a scrivere ancora ancora e ancora. Non importa la pagina about. Chi sei lo vedo da ciò che scrivi. Vedrai che presto il tuo blog si affollerà.
    Nel merito della questione volevo solo aggiungere che un amico argentino mi ha spiegato che il concetto destra-sinistra da loro si interseca con quello di elitario-popular. Disegnando un quadrante, ha collocato destra e sinistra in corrispondenza di est-ovest e elitario-popular a nord-sud. Abbiamo collocato la Lega, per esempio nel quadrante destra-popular, il Pdl nel destra-elitario e via via fino ad evidenziare il vuoto di un quadrante: sinistra-popular. Dal momento che un popular raramente migra nel quadrante elitario, abbiamo dedotto che molti siano migrati nella destra-popular.
    Vorrei sapere cosa ne pensa uno a zero tituli. ciao

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  4. Massimo Lizzi8 luglio 2010 04:14

    Ciao Marcella, grazie per l'incoraggiamento. Credo sia questo il mio settimo blog, ma il primo con dominio autonomo.

    Una quadripartizione simile a quella del tuo amico argentino la sosteneva (o solo la illustrava) un mio professore di storia all'Università rispetto ai partiti del dopoguerra. Li distingueva tra destra e sinistra, ma ci avvertiva che i due schieramenti erano attraversati anche da una diversa disposizione verso il futuro dell'Italia. Gli elitari, che pensavano al fascismo come ad una parentesi, chiusa la quale poteva riprendere il cammino l'Italia liberale, e i partiti di massa che pensavano ad una repubblica di tipo nuovo, fondata sulla partecipazione popolare. Lo stesso fascismo era stato a suo modo il tentativo di dare una risposta all'irrompere delle masse nella politica del novecento. Così anche il PNF era un partito di massa, in ciò assimilabile alla Dc, al Psi e al PCI. Il partito elitario per eccellenza era invece il Partito d'Azione, che pure aveva il programma e l'ideologia più moderni, ma per questo suo modo di essere poteva paragonarsi ai liberali, a Benedetto Croce, ad una Italia che guardava indietro nel rapporto tra la politica e i suoi cittadini, ma pure ad una Italia eccezionale che si prestava alla politica solo in un momento estremo e traumatico, abbandonando le sue professioni intellettuali, ma che sarebbe tornata ad esse nel momento in cui la politica si stabilizzava in una ordinaria democrazia parlamentare i cui tempi erano scanditi dagli appuntamenti elettorali. Cito a mente, magari quel mio professore mi correggerebbe qua e là.

    Rispetto ai partiti di oggi è complicato. Almeno per me, che non ne ho mai studiato neppure uno. Lo spazio della sinistra popolare poteva essere quello del PCI. Non sono del tutto certo, come spesso invece si dice, che la Lega abbia surrogato quello spazio a destra. Forse in qualche provincia, in qualche valle, ma generalmente non mi pare che il leghismo sia una realtà fatta di sezioni territoriali, case del popolo e associazioni collaterali. Un paese nel paese. Girando per Torino è ancora più facile incontrare una sezione del PD che non una sezione della Lega. Forse nell'occupazione degli enti locali e nel rapporto con l'elettorato, è più pertinente il paragone tra la Lega e la Dc. Certo, il programma della Lega, le sue parole d'ordine, il linguaggio dei suoi dirigenti esprimono gli umori di una parte della società settentrionale, la sua pancia, e in ciò sono popolari. O per meglio dire, populisti. Questo appartiene anche a Forza Italia, partito votato in massa da casalinghe e pensionati, da quelle categorie più esposte alla televisione. Mentre An, come all'estremo opposto Rifondazione, prendeva i voti di un elettorato più istruito.

    Quello che a me sembra è che un po' tutti i partiti italiani convergano nel modello dell'agenzia elettorale, in cui contano il leader, i rappresentanti istituzionali, i professionisti, il rapporto mediatico diretto con l'elettorato, mentre gli iscritti, l'apparato, stanno in secondo piano o non esistono del tutto.

    Se vi è stato un travaso da sinistra verso il leghismo credo ciò sia avvenuto agli inizi degli anni '90, con la fine del PCI e il principio della Lega. Più di recente non credo. Penso che i due blocchi elettorali abbiano più o meno sempre mantenuto la propria gente, con un riorientamento del voto interno alla coalizione, anche solo per motivi del tutto transitori e opportunistici, tipo il votare il partito più forte per evitare di far vincere l'avversario, come è certamente avvenuto nel 2008, oppure anche con una continua oscillazione tra partecipazione al voto e astensione. Molti voti persi sono voti che restano a casa.

    Ecco, se dovessi studiare l'argomento, inizierei a verificare queste ipotesi.

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  5. Davvero illuminante! Grazie da un'autodidatta.

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