venerdì 25 giugno 2010

Gilad Shalit: Colosseo, Duomo e Mole a luci spente

Il Colosseo a luci spente, emulato dal Duomo di Milano e dalla Mole di Torino per ricordare il quarto anniversario del rapimento di Gilad Shalit è in sè una iniziativa giusta. Anche se contestata da gruppi filopalestinesi come Infopal, l'ISM Italia, e il Forum Palestina e, in questo quadro, dispiace e lascia perplessi il tono provocatorio specie nella frase conclusiva, di un articolo del Manifesto. I diritti umani sono universali e valgono per tutti, anche per un soldato israeliano prigioniero, ma usato come ostaggio, di cui si ignorano le condizioni di detenzione. Inverificabili da parte della Croce Rossa e da qualsiasi organizzazione umanitaria.

Anzichè contrapporsi alla manifestazione, bisogna farne valere le implicazioni. Proprio perchè i diritti umani sono universali, la liberazione di un soldato, non è un assoluto in nome del quale si possa fare un embargo o una guerra. Hamas al quale ci si rivolge è un legittimo interlocutore. Le centinaia di palestinesi illegalmente sequestrati e detenuti in via amministrativa meritano la stessa attenzione. La soluzione sta in uno scambio di prigionieri.

Di fronte al conflitto mediorientale il compito dei pacifisti in Europa e nel mondo non è quello di assumere acriticamente il punto di vista di una fazione belligerante, di tifare per la vittoria dell'uno e la sconfitta dell'altro, bensì quello di appoggiare ogni iniziativa volta alla pace e alla giustizia in una prospettiva di convivenza su basi di pari dignità e pari diritti tra i due popoli.

Di promuovere e sollecitare le iniziative che mancano, invece di negare quelle che ci sono. Di cogliere l'opportunità di interloquire, di aprire un dibattito, di superare la parzialità, l'unilateralismo, piuttosto che inscenare un copione predeterminato in cui, anche sul piano verbale si emula la guerra e ci si conferma nella propria identità senza essere di alcun aiuto ad israeliani e palestinesi. Il pacifismo può e deve presentarsi così.

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