venerdì 8 dicembre 2006

Il silenzio

Nella sfera pubblica, il silenzio è il modo con cui si nega legittimità a qualcuno oppure con cui si preserva la propria autorevolezza. Quando Berlusconi scese in campo, Occhetto provò ad ignorarlo, per evitare di concedergli spazio, di riconoscerlo come antagonista. Prima ancora, l'affermazione della Lega fu preceduta da un lungo silenzio mediatico, forse più per distrazione che per strategia. Se il presidente della repubblica o il papa sono criticati, contestati, evitano di replicare, semplicemente ignorano l'interlocutore oppure delegano ad un portavoce il compito di degnarlo di attenzione.

Il silenzio, come si dice, è d'oro e chi lo interpreta si pone un'aureola in testa. O una corona. O con più modestia impersona la forza e il fascino dello spirito tenebroso. Con qualche inconveniente, poichè il silenzio può anche essere interpretato come incapacità di risposta, reticenza, volontà di nascondersi, specie se non hai un ruolo che giustifica la tua collocazione in una torre d'avorio. Ma il più delle volte va bene e ti evita tante discussioni inutili, il cui solo fatto di finirci impelagati dentro ti scredita, secondo la famosa massima di Oscar Wilde: «mai discutere con un'idiota, la gente potrebbe non notare la differenza». Quante volte il silenzio è la miglior risposta! E quante volte è stato inutilmente predicato.

Nei rapporti personali, la questione è più delicata. Tempo fa, una mia amica mi disse, più o meno, che il silenzio è una violenza. Certo, può esserlo specie se ostentato, può essere un arma del ricatto affettivo: «non corrispondi alle mie aspettative, non ti rivolgo la parola». Il silenzio offensivo è molto comunicativo, ma per la fortuna (o la sfortuna) della vittima dura poco, perchè l'offesa vuole di solito risultati rapidi. Esiste poi un silenzio ordinario, che può essere una violenza involontaria: «non ti dico nulla, perchè non so cosa dirti, forse non ho niente da dirti, se proprio mi viene in mente qualcosa di educato, generico, formale, mi sforzo di dirtelo». E' la fase crepuscolare di molte amicizie. C'è un silenzio difensivo: drastico, netto, assoluto e prolungato nel tempo, forse definitivo. E' una muraglia eretta contro l'invadenza e la molestia. Il metodo più efficace per liberarsi degli altri. Se molestatori autentici, dopo qualche insistenza si arrenderanno, se ingiustamente ritenuti tali, saranno così offesi da un simile trattamento da esser loro stessi a non volerne più sapere nulla. In entrambi i casi, la liberazione è assicurata.

Esiste però così tanto rumore che è difficile associare il silenzio a qualcosa di negativo. La prima cosa che l'idea del silenzio mi fa venire in mente è che posso leggere senza interferenze. Posso concentrarmi in qualunque situazione, su un treno, in uno studio medico, in qualunque luogo, mentre rimbombano radio, televisioni, litigi familiari, perciò, quando succede, mi sembra incredibile la lievità della lettura nel silenzio, in piena notte, sotto la luce di una lampadina. Forse, rimane sempre una immagine fredda, buia, un po' triste, come quella di un paesaggio invernale, nevoso, notturno prenatalizio, ma anche il luogo più aperto e caldo del mondo, il deserto, evoca il silenzio.

Un estremo, un luogo estremo, una situazione estrema, un gesto estremo, un rimedio estremo. La colonna sonora della neve e della sabbia. E di tutti gli introversi.

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