martedì 22 giugno 2010

Massimo Fini, misoginia colta sul Fatto

Se uno insulta gli ebrei è un antisemita. Se uno insulta i neri è un razzista. Se uno insulta i gay è un omofobo. Se uno invece insulta le donne, mal che gli vada è un "provocatore" con il "senso dell'umorismo", magari pure intelligente. Uno che ha diritto di parola e lo esercita liberamente sfidando l'impopolarità. Un rematore controcorrente che affronta a viso aperto tutti i torti inflitti agli originali e agli incompresi. Specie quando si mettono a divulgare i più triti luoghi comuni. Così è, nel consueto repertorio dell’indulgenza e della bonaria tolleranza nei confronti del maschilismo, sdoganato ed edulcorato da iperbole e battute, dalla sensazione di giocare alla guerra dei sessi, alla lotta dei cuscini, magari su un altro pianeta senza violenza e discriminazione sessuale.

E' il caso di Massimo Fini che ha scritto due articoli sulle donne e il femminismo, pubblicati sul Fatto Quotidiano. «Donne, guaio senza soluzione», «Due al prezzo di uno».

Un giornale democratico e (persino) di sinistra non dà spazio al razzismo e all'antisemitismo. Però, almeno nel caso del Fatto Quotidiano, dà tranquillamente spazio alla misoginia. Massimo Fini, evidentemente, ha le idee che si merita, ma Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Furio Colombo, Bruno Tinti, che mai convivrebbero con il disprezzo verso gli ebrei e verso i neri, convivono serenamente sulle stesse colonne con il disprezzo verso le donne. Come mai?

Nel merito, può ben valere la risposta di Pietro Gomez, scritta per quietare le proteste, ma la sua conclusione è ipocrita. Non è in discussione la libertà di espressione in rete dove pullalano decine di siti tardo e neomaschilisti e una infinità di pubblicazioni di destra, ma la linea editoriale del Fatto Quotidiano. Non abbiamo mai letto e non credo leggeremo mai su questo giornale, per provocazione o libera espressione, articoli favorevoli a Berlusconi, al conflitto di interessi, alla convivenza con la mafia, allo scudo fiscale, al condono edilizio, al bavaglio ai giornalisti, alle sanzioni agli editori, nè sfavorevoli all'indipendenza della magistratura, alle inchieste giudiziarie sugli imputati eccellenti, alla lotta all'evasione fiscale. Non li leggeremo, perchè il Fatto Quotidiano ha appunto la sua linea editoriale. La quale, evidentemente, non comprende l'antisessimo e il principio della pari dignità tra uomini e donne, se non come optional (l'opinione di Peter Gomez contro quella di Massimo Fini).

5 commenti:

  1. Complimenti! già nelle prime due righe hai centrato il punto e capito il cuore della protesta che sta montando in questi giorni. Il miglior articolo letto finora sul tema. Grazie!

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  2. fiorenza da rold23 giugno 2010 15:11

    analisi perfetta
    e le proteste non si devono quietare

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  3. Simonetta Di Zanutto5 luglio 2010 12:12

    Grazie, grazie, grazie per aver espresso in maniera perfetta il mio pensiero con parole così lucide che mai sarei riuscita a trovare!

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  4. Bel colpo! Un link al tuo pezzo è già comparso sul blog del fatto.

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  5. Ho scritto ben due commenti sul blog del Fatto, ma il suo, in modo coinciso ed efficace, descrive ciò che non sono riuscita a esprimere io.
    Complimenti e grazie di cuore

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