martedì 29 giugno 2010

Sansonetti e Libertà

Sono stato e rimango in netto disaccordo con l'idea di Piero Sansonetti a favore della libertà di manifestare per i fascisti, argomentata in un articolo del Riformista. Si tratta naturalmente di una posizione legittima. Ma espressa in modo tale da negare legittimità alla posizione contraria che, a suo dire, sarebbe propria soltanto di una ideologia totalitaria. In verità, il dibattito se sia giusto ammettere nella democrazia i nemici della democrazia, esiste da sempre nel pensiero liberale.

Norberto Bobbio pensava di no: la tolleranza deve essere estesa a tutti tranne a coloro che negano il principio di tolleranza (vedi: Riflessioni sulla tolleranza). Il medesimo concetto è più volte espresso dal Karl Popper ne "La società aperta e i suoi nemici": Dovremmo rivendicare, nel nome della tolleranza, il diritto a non tollerare gli intolleranti. - La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l'illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.

E' complicato sostenere che i fascisti, i giovani di Casa Pound, che volevano manifestare il 7 maggio, siano parte integrante della tolleranza e della democrazia. Ecco due loro citazioni: «Partigiani infami, noi sacerdoti fascismo». Verso il popolo Viola: «infami come i nonni partigiani».

Riguardo gli argomenti dell'articolo, dico che la libertà, per me, non viene nè prima nè dopo la legge. Al di fuori della legge è solo la mia idea di libertà. Se contrappongo questa mia idea alla legge, decisa democraticamente, come sembra fare Sansonetti, raccolgo un vero ferrovecchio novecentesco: quello della contrapposizione tra democrazia sostanziale e democrazia formale, questo si proprio delle ideologie totalitarie. La libertà non può che essere regolata dalla legge, anche nei suoi limiti. E l'idea che la mia libertà finisca dove comincia la libertà degli altri, è un principio liberale.

Se la legge non va bene, si propone di cambiarla, non di ignorarla o violarla apertamente perchè non piace il suo legislatore, Scelba, che se fosse ancora in vita sarebbe probabilmente qualcosa di simile a Oscar Luigi Scalfaro. La legge come anche la Costituzione, nella sua norma transitoria in cui si vieta in qualsiasi forma la ricostituzione del partito nazionale fascista.

Io sono favorevole al principio antifascista sancito nella Costituzione. Per una ragione storica: in Italia la democrazia si è fondata e costruita concretamente nella lotta al fascismo. Mettere in discussione l'antifascismo significa mettere in discussione le fondamenta della democrazia italiana. E non è un caso che oggi la democrazia sia così debole. Poi, al principio si può derogare sulla base di una valutazione di opportunità, volta per volta.

Ciò detto, disapprovo e condanno le contestazioni violente di cui sono stati vittima Sansonetti e i compagni degli Altri, tra cui Paola Concia. Ne dà conto lo stesso direttore, in un nuovo articolo del Riformista, ripreso anche da Front Page, che coglie l'occasione per improvvisare una polemica contro l'opposizione alla legge Bavaglio, già apprezzata dai suoi redattori. Come si dice: usare i conflitti degli altri, per farsi i propri.

2 commenti:

  1. raffaele morani1 luglio 2010 19:28

    sulla citazione di Popper da “La società aperta e i suoi nemici” c'è un piccolo particolare da aggiungere, e cioè che il filosofo teorico del liberalismo considerava intolleranti allo stesso modo, e quindi non meritevoli di alcuna tolleranza ma solo di repressione, i fascisti come i comunisti....sicuro che sia un vero democratico?

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  2. Massimo Lizzi2 luglio 2010 16:05

    Ciao Raffaele.

    Non condivido l'equiparazione tra comunisti e fascisti, ma posso capirla, poichè storicamente sono esistite importanti analogie tra i regimi che si sono ispirati ai due sistemi e per cui è stata elaborata la categoria del totalitarismo, non solo da Popper, ma anche da altri importanti pensatori, ad esempio Hannah Arendt.

    Quello che mi premeva mettere in evidenza è che la disputa sulla tolleranza nei confronti dei fascisti non è con i residui di una ideologia totalitaria, bensì proprio con alcuni mostri sacri del liberalismo.

    Così come non esistono le "vere democrazie" non esistono neanche i "veri democratici". Ogni corrente di pensiero, ogni individuo, ha un rapporto problematico con la democrazia, poichè ha un proprio modo di stabilire i criteri di precedenza tra la libertà e gli altri valori.

    Per molti liberali, la proprietà, l'impresa, la concorrenza, sono costitutivi della libertà e la libertà non può essere usata per limitarli od abolirli. Lo stesso Sansonetti afferma il primato della libertà a fronte dei fascisti che vogliono manifestare, ma non afferma lo stesso primato a fronte dei giornalisti che vogliono pubblicare i testi delle intercettazioni. Ecco trovato per lui un valore superiore e limitante la libertà: la privacy. Ciascuno trova il suo.

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