domenica 11 luglio 2010

Chi è il nemico della sinistra?

Nel libro (Per passione) del segretario ds Piero Fassino tante critiche a Berlinguer, tanti complimenti a Bettino. E anche a Martelli. Non è la prima volta che succede. Già all'epoca della segreteria D'Alema (1994-1998), alcuni intellettuali vicino al leader diessino produssero alcuni testi la cui sostanza era: questione morale a parte, negli anni Ottanta Craxi aveva ragione e Berlinguer aveva torto, poichè il primo accettava la cosiddetta modernizzazione, mentre il secondo inutilmente vi si opponeva.

Non è chiaro tuttavia in questo accogliere e cavalcare la modernità quale sia il senso e la funzione della sinistra. Ricordo in proposito un dibattito all'Unione culturale di Torino, a cui partecipava un sostenitore di queste tesi, Giuseppe Vacca, intellettuale dalemiano, già direttore dell'Istituto Palmiro Togliatti (le mitiche Frattocchie), messo a confronto con Giovanni De Luna, storico del Partito d'Azione. De Luna diceva, secondo me giustamente, che la principale differenza tra destra e sinistra oggi consisteva nel possesso di una identità. Possesso che è solo della destra. La destra ha una identità perchè sa chi è il proprio "nemico": la spesa pubblica. La sinistra invece non lo sa più. Presente al dibattito, feci la prova e chiesi al professor Vacca: "secondo lei, chi è oggi il nermico della sinistra?". Mi replicò che la categoria di "nemico" andava superata. Era una risposta relativa alla distinzione "nemico-avversario", ma non c'entrava con l'argomento. E comunque chi era l'avversario non venne fuori.

Vacca, anch'egli autore di un libro su Berlinguer, sosteneva che l'ex segretario del Pci non possedesse una teoria politica e concepisse la propria organizzazione, non come un partito, ma come un grande movimento sociale, che sorvola sulla questione delle alleanze per concentrarsi sul rapporto con i movimenti (pacifismo, ambientalismo, femminismo, sindacalismo, etc.). Tutto il contrario di Togliatti. E di Craxi.

Perchè rievocare quella stagione? Probabilmente perchè si ritiene non sia ancora finita. La critica a Berlinguer e la rivalutazione di Craxi, ormai in voga da vari anni, più che un parricidio, da parte dell'attuale gruppo dirigente dei DS, somiglia ad un cambio di paternità, alla formalizzazione, sul piano della lettura storica - se già si può parlare di storia - della trasformazione identitaria di un partito. Che però continua ad avere delle ambiguità - velleità e componenti socialdemocratiche in senso classico - e non si sente ancora compiutamente approdato e legittimato ad una sponda "riformista".

(30 agosto 2003)

Nessun commento:

Posta un commento