venerdì 30 luglio 2010

Faith Aiworo, espulsa dall'Italia, rischia la pena di morte in Nigeria




Faith Aiworo è una ragazza espulsa dall'Italia e rimpatriata in Nigeria, dove è stata arrestata ed ora rischia la pena di morte. E' un rischio comune a tante ragazze nigeriane rifugiate o vittime della tratta della prostituzione. Il caso è affiorato su alcuni organi di stampa, ma non è (ancora) diventato un caso mediatico, necessario a mettere in atto una mobilitazione che salvi la vita di Faith e che metta al riparo tante altre ragazze come lei.



Ascolta la testimonianza del fidanzato raccolta oggi da Radio Cità del Capo

Ascolta il racconto dell’avvocato Alessandro Vitale da Radio Città del Capo

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di Giulia Pacifici - ROMA
DIRITTI - La giovane, residente a Bologna, è accusata di aver ucciso nel suo paese l'uomo che voleva violentarla
Rimpatriata in Nigeria, ora Faith rischia l'impiccagione
Espulsa martedì perché priva del permesso di soggiorno, Faith Aymoro è rinchiusa da ieri in un carcere di Abuja, la capitale della Nigeria, dove adesso rischia una condanna alla pena di morte. La sua colpa è quella di aver ucciso, tre anni fa, con un colpo alla testa il suo datore di lavoro che cercava di violentarla. «L'uomo apparteneva a una famiglia molto facoltosa, che ha tentato di tutto per farla condannare all'impiccagione» spiega l'avvocato Alessandro Vitale, che ha seguito il caso di Faith in Italia. Una vicenda che ha spinto la ragazza ventitreenne, incoraggiata dai genitori, a fuggire nel 2006 dalla Nigeria per raggiungere l'Italia. A Bologna conosce Egosa, anche lui straniero, i due si incontrano alla stazione e lui le offre ospitalità a casa sua. «Sono stato in Nigeria due volte, ho conosciuto la famiglia di Faith che mi ha raccontato tutta la sua storia» racconta il ragazzo. E' stato Egosa a telefonare alle autorità di Abuja e a scoprire che la ragazza è imprigionata lì in attesa del processo.
La situazione di Faith precipita due settimane fa, quando subisce un secondo tentativo di violenza da parte di un connazionale nella casa in cui vive a Bologna. Faith ferisce l'aggressore in maniera lieve ma i vicini, allarmati dalle urla, chiamano la polizia. Le forze dell'ordine conducono l'uomo in carcere e lei nel Cie di via Mattei, il centro di identificazione ed espulsione di Bologna, perché senza documenti e con due decreti di espulsione non eseguiti. Faith aveva avviato da un anno la pratica di regolarizzazione con la sanatoria per colf e badanti, aveva pagato 500 euro ed era in attesa di essere convocata della questura. Inutilmente. «Credo che l'Italia abbia commesso un crimine internazionale ad averla espulsa in Nigeria dove all'arrivo l'attende l'impiccagione», commenta l'avvocato Vitale. Il legale ha tentato tutto il possibile per evitare il rimpatrio, compresa una richiesta di soggiorno temporaneo per motivi di giustizia, affinché Faith potesse testimoniare contro il suo violentatore. Per questo ha anche inoltrato una richiesta di sospensiva al giudice di pace. L'ultimo tentativo è la richiesta di asilo presentata all'ufficio immigrazione di Bologna la mattina stessa del rimpatrio. Troppo tardi.

il manifesto 22 luglio 2010

di Shukri Said*
RIMPATRIATA IN NIGERIA
FAITH AIWORO RISCHIA LA PENA DI MORTE
L'art. 19 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea testualmente recita: «Nessuno può essere allontanato, espulso o estradato verso uno Stato in cui esiste un rischio serio di essere sottoposto alla pena di morte, alla tortura o ad altre pene o trattamenti inumani o degradanti». Questa Carta vincola irrevocabilmente lo Stato italiano, al pari degli altri Stati membri della Comunità, al suo rispetto, tanto più che la Costituzione, all'art. 2, impone alla Repubblica l'osservanza dei diritti inviolabili dell'uomo (tra cui quello alla vita) ed il successivo art. 10 impegna l'ordinamento a conformarsi alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
In un colpo solo, nel caso di Faith Aiworo, l'Italia è riuscita a violare la sua Costituzione e una Carta europea. Faith Aiworo è fuggita dalla Nigeria, a quanto si apprende dal suo avvocato Alessandro Vitale, dopo l'omicidio accidentale di colui che tentava di violentarla. Giunta irregolare in Italia, per due anni non ha trovato modo di ottenere un permesso di soggiorno, ma neppure è stata informata del diritto a conseguire l'asilo proprio perché, nel suo Paese, avrebbe rischiato la pena di morte. Finita nella Questura di Bologna a seguito di un altro tentativo di violenza, pur in pendenza della richiesta di asilo promossa dal suo difensore, è stata rapidamente espulsa e riaccompagnata in Nigeria dove è stata arrestata ed è in attesa della pena di morte per impiccagione.
Perché non hanno funzionato le regole fondamentali dello Stato italiano? E quante altre volte non funzionano? Probabilmente vi è un deficit nella cultura giuridica di coloro che si occupano di immigrazione che fa ritenere l'orizzonte normativo limitato alla legge Bossi-Fini ed in particolare alle sue regole sull'espulsione. Si finisce, così, col trascurare la gerarchia delle fonti del diritto che pone la Costituzione al di sopra di tutte le altre leggi che, intanto possono essere applicate, in quanto siano costituzionalmente orientate. Se, dunque, l'ordinamento italiano deve conformarsi ai trattati internazionali e tra questi è previsto il divieto di espellere uno straniero verso un Paese in cui rischia la pena di morte, le regole sull'espulsione della legge Bossi-Fini non possono essere applicate. Tanto meno in pendenza di una richiesta di asilo ed almeno fino a quando il procedimento per ottenerlo si sia concluso.
Al medesimo risultato, in ogni caso, arriva la logica anche senza voler scomodare il diritto. Tra l'espulsione verso un Paese in cui lo straniero rischia la pena di morte e l'attesa dell'esito del procedimento per la concessione dell'asilo, non può esservi libertà di scelta da parte della Questura: l'espulsione ha, infatti, un carattere di definitività tale da vanificare il procedimento relativo all'asilo destinato, magari, a concludersi positivamente, laddove non è vero il contrario.
La sovversione razionale, prima ancora che in diritto, dei due procedimenti che si sono sovrapposti, ha condotto l'Italia al coinvolgimento nel tragico destino di Faith Aiworo, sopratutto qualora la sua esecuzione dovesse avvenire. È questo è un risultato inaccettabile al quale le autorità hanno il dovere di sottrarre la collettività italiana alla quale è già stato ascritto il merito di aver conseguito la moratoria della pena di morte.
*
Associazione Migrare

il manifesto 27 luglio 2010

2 commenti:

  1. è stata creata una petizione a rigurardo
    http://www.sign4rights.it/petizioni/salviamo-faith-aiworo

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  2. Matteo Marolla12 agosto 2010 12:26

    Sono il Presidente dell'Associazione Sacco e Vanzetti. Quest'anno, in occasione del Sacco e Vanzetti Day che si terrà a Torremaggiore (FG) il 23 agosto in Piazza Palma e Piacquadio a prtire dalle ore 20 terremo una VEGLIA PER I DIRITTI UMANI DEDICATA AL RIENTRO IN ITALIA DI FAITH AIWORO.
    In quell'occasione sarà sottoscritta una petizione.
    per Info:
    Matteo Marolla +390882382058

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