sabato 10 luglio 2010

«Intercettateci tutti»

Uno slogan del popolo viola dice "Intercettateci tutti" e suscita lo spettro dello stato di polizia nelle critiche di alcuni giornali e giornalisti. Ecco una rassegna: Pierluigi Battista, Quando la sinistra era (quasi) libertaria, Corriere della Sera 14 giugno 2010; Giovanni Belardelli, «Intercettateci» Che errore quello slogan, Corriere della Sera 13 giugno 2010; Pierluigi Battista, E' un errore gridare: spiateci tutti, Corriere della Sera 25 maggio 2010; Piero Ostellino, dichiarazione al Tg1; Giuliano Ferrara: «Intercettateci tutti» è uno slogan vergognoso, Panorama 21 giugno 2010; Adolfo Scotto Luzio: Inculateci tutti, Il Foglio 9 luglio 2010.

L'ultimo articolo citato è una "psicoanalisi del popolo viola", che non sono in grado di commentare, perchè dopo aver letto il testo non ricordo cosa c'è scritto. Dev'essere una mia rimozione. Oppure si tratta di un scritto che richiede di essere studiato e non può accontentarsi di una semplice prima lettura. Per adesso, però, sono io a dovermi accontentare di un mio vecchio pregiudizio. Quello secondo il quale, chi analizza le pulsioni altrui, spesso e volentieri, nelle analisi ci mette soprattutto le sue proiezioni.

Gli altri articoli formalmente hanno ragione. Un sistema di intercettazioni esteso a tutta la popolazione sarebbe proprio di uno stato di polizia, di un regime totalitario. Come anche la diseguaglianza di fronte alla legge e l'impunità dei governanti. Tuttavia, penso che lo slogan incriminato abbia soltanto una valenza provocatoria e contingente, anche se non so quanto efficace. E' la risposta ad una affermazione (falsa) più volte ripetuta dal premier e dal suo ministro della giustizia, secondo cui tutti gli italiani sono intercettati. Come a dire: intercettateci pure tutti, noi non abbiamo nulla da nascondere. E non nel fuoco di un conflitto tra due principi astratti contrapposti: la privacy e la trasparenza. Ma nel conflitto su un disegno di legge che trae la sua origine da una situazione molto concreta: quella che ha visto il premier, uomini di governo, loro amici e conoscenti e anche esponenti dell'attuale opposizione essere più volti colti in fallo grazie alle intercettazioni e alla loro pubblicazione.

Poi, ovvio che se preso alla lettera quello slogan ha le sue implicazioni negative. Che magari sono presenti nella cultura di una parte del popolo viola. Una fiducia eccessiva nella correttezza dell'autorità giudiziaria, oggi e sempre. Mentre invece non possiamo avere alcuna garanzia di quale possa essere in tutto lo spazio e in tutto il tempo l'uso di una estrema trasparenza telefonica da parte dell'autorità. La quale oggi è democratica, ma domani potrebbero non esserlo.

Una sorta di spensieratezza verso la sovraesposizione della propria persona alla rilevazione tecnologica. In molti luoghi, es. le stazioni ferroviarie e quelle del metro, le banche, i centri commerciali e tante strade e abitazioni private. noi siamo tutti videoripresi e non ci facciamo caso. Non abbiamo alcun controllo sull'uso e sull'archiviazione di quei dati, come non l'aveva il giudice Raimondo Mesiano. che dopo la sentenza sul lodo Mondadori, venne ritratto per strada e dal barbiere in video su Canale 5, con un commentatore che gli dava dello stravagante.

Senza contare che la quantità di informazioni che potrebbero essere reperite su tutti noi da un sistema indiscriminato di intercettazioni telefoniche, sarebbe pur sempre una cosa minima rispetto alla mole di dati e informazioni che, tanto volontariamente quanto inconsapevolmente, concediamo a Facebook, a Google, al nostro provider e a Internet in generale. Se dovessi fare della tutela della mia privacy una assoluta priorità, non sono sicuro che la paura di essere intercettato al telefono diventerebbe la mia prima preoccupazione.

Infine, c'è il fatto che la privacy, per essere percepita come una valore necessario, deve assumere un senso in un contesto relazionale. Così, l'essere osservati da una anonima autorità o da un anonimo agente pubblicitario, è vissuto come meno insidioso dell'essere osservati da parenti, amici, vicini di casa e colleghi. L'inferno sono gli altri, se li conosciamo.

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