martedì 13 luglio 2010

Sakineh, firma per salvarla dalla lapidazione

Una petizione internazionale chiede di essere firmata per poter salvare Sakineh Mohammadi-Ashtiani, una donna iraniana di 43 anni, madre di due figli e vedova.

Le autorità iraniane l'hanno accusata di adulterio durante il matrimonio (una relazione illecita con due uomini) e l'hanno costretta a confessare con 99 frustate, quindi l'hanno condannata a morte mediante lapidazione, nel maggio 2006. Una pratica barbara: la vittima deve essere sotterrata in modo da lasciar spuntare dal terreno solo la testa. Le pietre che le possono essere lanciate contro devono essere appuntite e taglienti, ma non talmente grandi da poterle infliggere immediatamente la morte. E' quanto previsto dall'articolo 104 del codice penale iraniano.

Durante il processo, Sakineh ha ritrattato la confessione estorta con la fustigazione e negato l'accusa di adulterio. Su cinque giudici, due l'hanno ritenuta innocente in mancanza delle necessarie prove di adulterio a suo carico. Gli altri tre, tra cui il presidente del tribunale, l'hanno ritenuta colpevole sulla base della "conoscenza del giudice", una disposizione della legge iraniana che consente ai giudici di esprimere il loro giudizio soggettivo e verosimilmente arbitrario di colpevolezza anche in assenza di prove certe e decisive. Oggi è detenuta nel braccio della morte nel carcere di Tabriz, nord-ovest dell'Iran.

A seguito della mobilitazione internazionale delle ultime settimane contro la sua esecuzione, l'Ambasciata iraniana a Londra ha rilasciato una dichiarazione l'8 luglio 2010, affermando che la condanna di Sakineh Mohammadi Ashtiani non sarebbe stata eseguita tramite lapidazione. Tuttavia, la sua posizione legale non è chiara, dal momento che il suo avvocato non ha ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulla commutazione della sua condanna a morte. Inoltre, il governo ritiene che cedere sotto la pressione internazionale sia un errore, perchè ciò invita ad esercitare una pressione ancora maggiore. La campagna internazionale è stata censurata su quotidiani, agenzie e canali televisivi in Iran.

Secondo Mina Ahadi, che dirige il comitato internazionale contro la lapidazione e la pena di morte, solo la pressione internazionale può contribuire a salvarla. Come ha detto Ahadi alla CNN: "Legalmente è finita. E' un fatto compiuto. Sakineh può essere lapidato in qualsiasi minuto".

La sospensione della condanna è riferita dall'agenzia stampa iraniana Irna, citando fonti vicine alla corte. "Anche se il giudizio è definitivo e applicabile, il verdetto è stato sospeso per ragioni umanitarie e per ordine del capo dell'autorità giudiziaria e quindi al momento non sarà eseguito", la dichiarazione di Malek Ajdar Sharifi, responsabile per la provincia dell'Azerbaigian orientale.

Facendo appello per un aiuto alla comunità internazionale, sua figlia, Farideh, 16 anni, e il figlio, Sajad, 20 anni, hanno detto: 'Per favore, contribuite a porre fine a questo incubo e non lasciate che lo trasformino in una realtà. Aiutaci a salvare nostra madre. '

Il responsabile dell'ufficio dei Diritti umani a Teheran, Mohammad Javad Larijiani, ha annunciato che condanne di questo tipo "verranno attentamente riviste e probabilmente cambiate". Larijiani è il fratello di Alì Larijiani, il conservatore presidente del Parlamento di Teheran, che però è su posizioni duramente critiche nei confronti del presidente Ahmadinejad.

In Iran la lapidazione viene reintrodotta nel 1983 a seguito della Rivoluzione Islamica  sciita, con la ratifica del Codice Penale Islamico. I giuristi iraniani concordano sulla impossibilità pressoché totale di comminare la pena di lapidazione in base alle condizioni imposte dal fiqh. Inoltre, a causa dell’opposizione interna e internazionale il governo e il sistema giudiziario hanno imposto una serie di moratorie sulla pratica, nel 2002 e nel 2008. Ciononostante, la lapidazione ha continuato ad essere una pena legale e ad essere praticata in taluni casi.

La lapidazione è prevista per il reato di "adulterio durante il matrimonio". Almeno cinque uomini e una donna sono stati lapidati dal 2002. Nel gennaio 2009, il portavoce della magistratura, Ali Reza Jamshidi, ha confermato che due esecuzioni per lapidazione erano state effettuate nel dicembre 2008 e ha definito senza alcun valore la direttiva sulla moratoria, sostenendo che i giudici potevano ignorarla.

Ma non è solo l’Iran ad uccidere a colpi di pietre: Afhganistan, Yemen, Nigeria, Somalia, Pakistan ma anche Arabia Saudita ed Emirati arabi, sono moltissimi i paesi che mantengono questa pratica considerata tradizionale e funzionale al controllo delle donne.

Nel giugno 2009, il Comitato per le questioni legali e giuridiche del parlamento iraniano (Majles) ha raccomandato l'eliminazione della clausola che consente la lapidazione dalla nuova versione del codice penale attualmente in discussione in Parlamento.


Riferimenti:
http://freesakineh.org
http://www.amnesty.it/pena_di_morte_Iran_lapidazione_adulterio
http://www.amnesty.it/Iran-timori-per-prigionieri-nel-braccio-della-morte
http://www.huffingtonpost.com/2010/07/08/sakineh-mohammadi-ashtian_n_638950.html
http://www.articolo21.org/1459/notizia/iran-il-caso-di-sakineh-condannata-e-poi-graziata.html
http://www.guardian.co.uk/world/2010/jul/12/iran-sakineh-mohammadi-ashtiani-stoned-death
http://www.internazionale.it/home/?p=25556

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