mercoledì 11 agosto 2010

Dei panda e dei diritti

La promozione o la tutela dei diritti viene talvolta confusa con la tutela dei panda e i promotori con i tutori. I panda, per essere salvati dall'estinzione, sono riprodotti in cattività e costretti a vivere in riserve in cui viene preservato il loro habitat naturale. Non gli abbiamo chiesto cosa ne pensano. Lo facciamo noi per loro, per il loro bene. E probabilmente abbiamo ragione. Ma non è sempre e solo questo il modo di tutelare una categoria.

Si può agire per creare tutte le condizioni giuridiche, sociali e culturali, affinchè ogni persona possa autodeterminarsi e tutelarsi, oppure si può agire per imporre limiti, obblighi e divieti a individui o gruppi, indicati come potenziali vittime e ritenuti incapaci di tutelarsi da soli. Come si fa con i bambini e con i minori.

Le quote rosa rientrano nel primo modo: comportano un obbligo e relative sanzioni per le istituzioni, per le liste elettorali, a tutela della rappresentanza femminile, la cui quota fissa un limite al pavimento, non al soffitto. Non comportano invece nessun obbligo e nessuna sanzione per le donne, nel caso decidano di non candidarsi.

Il principio è perciò diverso da quello che vuole ad esempio vietare alle donne di indossare il burqa o il niqab, per tutelarle da un marito o un iman oppressore. E' diverso dare e garantire una opportunità ovvero sospendere la volontà altrui, per proteggere il bene altrui, un bene predeterminato dal tutore.

I due principi, funzionano diversamente: 1) Riconosco un soggetto più debole (nei diritti e nei poteri). Quindi, gli dò più diritti e più poteri (di cui lui/lei ne fa quello che vuole). Es: conferisco il diritto di voto e poi l'elettore decide se andare a votare o astenersi. 2) Riconosco un soggetto più debole (per sua inferiorità strutturale). Quindi, gli dò obblighi e divieti (per cui lui/lei fa quello che dico io, che so qual è il suo bene). Es. non permetto al bambino di fare sesso con l'adulto, neanche se consenziente, poichè lo ritengo inconsapevole.

Nelle discussioni su questi argomenti invece, ricorre continuamente questa confusione, per cui in modo esplicito o implicito, il paternalismo tutore viene indebitamente esteso al primo principio o altrettanto indebitamente non viene riconosciuto nel secondo.

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