mercoledì 4 agosto 2010

Iran, l'onda verde e le due Neda

Zahra Soltani confusa con Neda Agha-Soltan, subito dopo la sua uccisione, è stata usata dal regime iraniano, e da qualche suo simpatizzante in giro per il mondo, per dimostrare che quell'assassinio era falso. Oggi, Zahra Soltani ha lasciato l'Iran e ha trovato asilo politico in Germania. Poco dopo la repressione della protesta e i suoi tragici eventi, ebbi modo di partecipare a Torino ad un incontro con Samir Garshasbi della Comunità Iraniana, militante del Tudeh (partito comunista iraniano) e  feci un resoconto del suo intervento.

Sono addolorato per il mancato sostegno della sinistra al movimento di protesta in Iran. Il presidio alla prefettura di Torino, il 23 giugno, ha visto la partecipazione del Partito democratico e di Cgil, Cisl e Uil, ma erano assenti i miei compagni, quelli con cui ho sempre fatto le battaglie, le manifestazioni per Gaza, per i palestinesi, contro la guerra. Addirittura, questi compagni, in Consiglio non hanno aderito agli ordini del giorno dove si parlava semplicemente dei diritti civili, principi della Rivoluzione francese, per paura – hanno detto – di sostenere la borghesia.

Vi cito la lettera di un nonno alla guida suprema del regime, Al Khamenei. Mio figlio Hassan è stato ucciso nel 1978, durante una manifestazione contro lo Scià. Mio nipote, figlio di Hassan, è stato ucciso durante le manifestazioni di questi giorni. Tu dici che i morti sono responsabilità di chi ha indetto manifestazioni non autorizzate. Ma anche le manifestazioni contro lo Scià non erano autorizzate ed io ho sempre pensato che la morte di mio figlio Hassan fosse responsabilità dello Scià. Come posso accettare, nel giudizio, due pesi e due misure?

I brogli elettorali non riguardano solo la contraffazione delle schede, ma anche il modo in cui si conquista il consenso. Ahmadinejad ha distribuito soldi senza fare decreti. Non ha mai fatto una riforma a favore del popolo. Ha liberalizzato il mercato del lavoro. Ha promesso, prima del voto, un aumento generalizzato delle pensioni, ma dopo il voto, il presidente dell’Istituto di previdenza (l’equivalente dell’INPS italiano) ha precisato che ad usufruire dell’aumento saranno solo le persone andate in pensione dopo il 21 marzo. L’aumento porta queste pensioni ad un valore equivalente a 190 euro mensili, a fronte di affitti che a Teheran e nelle città possono raggiungere un valore equivalente a 400-500 euro e molte famiglie dipendono da un reddito solo, a volte è proprio il reddito del pensionato. Il decreto sull’aumento, ha precisato ancora il presidente dell’Istituto di previdenza, vale solo per quest’anno. Per il prossimo, si vedrà.

Ahmadinejad ha promesso di portare i soldi del petrolio nelle tasche degli iraniani, ma intanto è diminuito il potere d’acquisto dei lavoratori. Molti lavoratori, per formare un reddito sufficiente, devono fare più lavori insieme, gli insegnanti bocciano per poi poter dare lezioni private a pagamento. Secondo l’Istituto di statistica (equivalente all’ISTAT italiano), pane, uova, pollo, frutta e verdura, subiscono rincari del 2-3% al mese. Su molte tavole, frutta e verdura sono proibite. Miliardi di dollari dei proventi del petrolio, sono spariti, non si sa che uso ne sia stato fatto.

Ahmadinejad si contrappone agli Usa e a Israele con una retorica incendiaria, ma i vertici israeliani hanno fatto il tifo per lui. Secondo Ha’aretz, Israele conosce Ahmadinejad e non si fida di Mousavi. La comunità ebraica iraniana ha avuto indicazione di votare Ahmadinejad. Con Ahmadinejad è più facile giustificare un conflitto militare.

Si può sperare, nel futuro dell’Iran, in una separazione tra religione e politica?

In principio, Khomeini riconosceva i diritti politici, anche quelli dei comunisti. Diceva: i comunisti pieno diritto di fare attività politica, finché non toccano le armi. Poi, Khomeini riunì i gruppi religiosi nel Partito della Repubblica Islamica. Attraverso le moschee riuscì a parlare a tutto il paese e acquisendo gradualmente tutte le leve del potere, eliminò via via alleati, avversari e dissidenti. Quello che è successo in Cile o in Argentina, rispetto a quello che è successo in Iran, è una barzelletta. I comunisti puntavano su tre forze: 1) i paesi socialisti; 2) il movimento operaio occidentale; 3) i movimenti di liberazione. Tutte e tre queste forze sono venute a mancare.

Le differenze tra città e campagna.

Vi è stato un esodo di massa dai villaggi, dalle campagne prossime al confine con l’Iraq, verso le città interne, per sfuggire ai bombardamenti di missili grandi come Tir. Così, le città interne sono diventate grandi città. 30 milioni di iraniani vivono in città e 20 milioni di giovani sono internauti. Per impedire la connessione a Internet, gli agenti del regime, salgono sui tetti per distruggere le paraboliche, a volte distruggono tutto l’impianto elettrico, molte famiglie sono rimaste senza l’aria condizionata. Molti studenti provengono dalle zone rurali e sono quelli che diventano i più attivisti. Dopo i primi arresti, ho partecipato ad una assemblea di studenti a Teheran e ascoltavo parlare tutti i dialetti. Il regime adotta metodi brutali per reprimere la protesta. In un video si vede un ragazzo denudato, pestato brutalmente e poi gettato nel bagagliaio di un’auto. La brutalità della repressione è un dato di questo regime, specie nelle zone dove tutti si conoscono.

(10 luglio 2009)

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