domenica 29 agosto 2010

Italia, un decimo possiede metà della ricchezza

L'impresa per competere comprime il costo del lavoro, il salario di operai e lavoratori dipendenti. Lo stato per risanare le sue casse blocca gli stipendi del pubblico impiego e taglia migliaia di posti di lavoro nella scuola. Il tutto in un contesto di crescente diseguaglianza sociale. E' un dato europeo, ma soprattutto italiano. Secondo Bankitalia e Osce, in Italia il 10% della popolazione possiede il 44% della ricchezza nazionale. Lo conferma l'Osce. Secondo, l'economista liberale Geminelllo Alvi, dal 1980 al 2000, il rapporto tra capitale e lavoro nella quota del PIL si è invertito, passando da 4-6 a 6-4. L'incapacità o la non volontà di redistribuire il reddito è forse la principale causa di fallimento dei governi di centrosinistra. Io non sono per fissare un tetto agli stipendi, ma imporre una forte tassazione progressiva si. Sui megastipendi, sulle rendite, sui patrimoni. Di politici, giornalisti, magistrati, e in particolare di manager, imprenditori e finanzieri.

Nel calcio i costi sono lievitati alle stelle su impulso delle campagne acquisti del Milan. Le star televisive sono strapagate per gli introiti pubblicitari che portano e perchè c'è una concorrenza. Mediaset paga di più allora anche la Rai paga di più. Perciò, diventa impossibile mettere un tetto. Vorrebbe dire essere meno competitivi. In modo strumentale, si concentra il fuoco sui compensi di Michele Santoro. Ma nel 2007 Pippo Baudo prese 750 mila euro per condurre il festival di Sanremo. Michel Huzinker un milione. Un milione ha preso anche Paolo Bonolis nelle edizioni successive. 300 mila euro sono stati messi in palio per il Grande Fratello. 800 mila euro l'anno prende Simona Ventura. Antonella Clerici un milione e mezzo. Tra i 400 e i 700 mila euro prendono Lamberto Sposini, Massimo Giletti, Michele Cucuzza, Michele Santoro. Milly Carlucci prende un milione e duecentomila euro. Fabio Fazio ha un contratto per due milioni all'anno. Nel 2007, il governo di centrosinistra, con una circolare del ministro Nicolais, ha escluso la RAI dal provvedimento che fissava il tetto ai compensi dei dirigenti pubblici a 272 mila euro, pari a quello del presidente della Corte di Cassazione.

Stesso discorso per i manager - vedi classifica bonus e stipendi - il cui principale compito è divenuto quello di ottenere buoni dividendi. Questo è la ragione per cui bisognerebbe intervenire con la leva fiscale. Ma il fisco è statale, i flussi finanziari sono sovranazionali, i soldi si spostano dove sono tassati meno. Mentre noi abbiamo paura dei flussi migratori, sono i flussi finanziari a mandare in bancarotta gli stati e a drenare risorse dai salari e dalle pensioni con ogni manovra correttiva, con ogni finanziaria di risanamento. Il rapporto di forza tra capitale e lavoro si è modificato a favore del capitale. E' successo con l'innovazione tecnologica e le delocalizzazioni. Con il ritorno del neoliberismo, con la moltiplicazione dei contratti atipici. Con l'abolizione della scala mobile. Con le privatizzazioni. Nel contempo gli investimenti si sono spostati dalla produzione alla finanza e in questo spostamento si è provato a coinvolgere anche i lavoratori dipendenti, persino i precari e i disoccupati. Alla forbice dei redditi non si è opposta una adeguata resistenza, perchè ad essa non è subito corrisposta una forbice dei consumi. Perchè la perdita del potere d'acquisto specie per i più giovani è stata in parte compensata dal sostegno dei salari e delle pensioni di genitori e nonni, ma soprattutto dall'accesso al credito, dal gioco in borsa, dall'illusione del capitalismo popolare. Siamo tutti proprietari di una casa. Questa via è probabilmente arrivata al capolinea, all'insolvenza, alla crisi finanziaria globale, alla situazione greca. Però, siamo del tutto disarmati perchè ci manca un partito del lavoro.

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