domenica 15 agosto 2010

La tela comunista e il proiettore stalinista

Nonostante quel che può far pensare questo simpatico fotoritocco, non penso affatto che Paolo Ferrero sia uno stalinista. Anzi penso proprio il contrario. Tuttavia, alcune componenti del Prc lo sono, come pure del Pdci, e questo getta un ombra su tutto il Partito e su una Federazione della sinistra di fatto ridotta all'unità dei comunisti.

Il socialismo non nega il liberalismo, lo supera e lo comprende. Ai diritti civili e ai diritti politici aggiunge i diritti sociali. Aggiunge, non sostituisce. Intendo il socialismo come democrazia integrale. La sostanza della Rifondazione Comunista, di una ipotesi di rilancio di una sinistra anticapitalista, dovrebbe consistere nella conciliazione dei principi di uguaglianza e libertà e di una cesura con lo stalinismo, una cesura simile a quella attuata da Lenin nei confronti della socialdemocrazia, dopo il voto dei crediti di guerra. Questa esigenza è avvertita solo in parte, perchè da un lato il suo compimento è dato per scontato a partire dalla diversità dei comunisti italiani e dello strappo di Berlinguer che risale ormai al 1981 e al fatto che almeno due, tre generazioni di comunisti sono cresciute nel rifiuto dell’esperienza sovietica, dall’altro non esistono formazioni staliniste di rilevanza paragonabile a quella dei partiti socialdemocratici, tale per cui ci si senta in dovere di lottare per un ribaltamento dei rapporti di forza, imperativo invece esistente nei confronti della sinistra moderata.

Tuttavia, esistono piccole componenti “tardo staliniste”, dentro e fuori i partiti della sinistra radicale, che si identificano nella esperienza dei regimi del cosiddetto “socialismo reale” nei quali il principio di uguaglianza implicava la negazione della democrazia, e se necessario, persino dei diritti umani, che oggi si sentono attratta da qualsiasi cosa ricordi vagamente quella roba lì. In nome di una vaga e indeterminata “politica di classe” qualsiasi regime in odor di populismo e antiamericanismo va bene. Secondo queste componenti, il soggetto (rivoluzionario) è uno stato o un insieme di stati. E nell’ambito dello stato, una organizzazione, un partito. Venendo a mancare l’Urss, individuano di continuo i surrogati all’esterno del campo di alleanze occidentali. Bush gli indica l’asse del male, gli stati canaglia e in loro rifiorisce la speranza. Sono fissati con la geopolitica e con il primato del partito, mentre disprezzano i popoli, i movimenti, i soggetti sociali: mera massa di manovra. Quando li manovriamo noi, sono proletari, quando li manovra il nemico, sono piccolo-medio-alto borghesi. In base ad una doppia morale tipica dei manicheismi paranoici, insorgono per il colpo di stato in Honduras, ma tifano per la repressione dell’Onda verde in Iran.

Si tratta di minoranze irrilevanti, è vero, ma intanto convivono con noi e grazie al peso della storia non hanno difficoltà a farsi indentificare e a gettare un ombra su tutto il movimento. Se quella è la tua storia e quelli i tuoi compagni, forse anche tu non sei molto diverso. Purtroppo, gli agitatori di un vessillo, i più appassionati ad una ossessione, gli sventatori di complotti, nei loro contesti di socializzazione, sono quelli che si fanno notare di più, come solitamente succede per le persone dotate di un brutto carattere. Possiamo vendere il pane ad un euro e dimostrare in alcuni mercati che il carovita non è un destino ineluttabile e può essere combattuto e così conquistare l’apprezzamento di molte persone povere e meno povere, in lotta quotidiana nel tentativo di unire il pranzo con la cena, alcuni tra loro sono immigrati, molti i romeni che del comunismo non hanno un buon ricordo. Se uno dei nostri “venditori” si mette a recitare loro l’elogio di Ceaucescu, qual’è il saldo tra vantaggio e svantaggio?

(7 luglio 2009)

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