mercoledì 18 agosto 2010

Moralità e moralismo

L'accusa di moralismo è usata contro i cattolici bigotti, ma anche contro chi vuole semplicemente il rispetto delle leggi o dei principi universali, quali quelli scritti nella Dichiarazione dei diritti dell'Uomo. Come districarsi? Potremmo metterla così. Esistono tre criteri di giudizio fondamentali, riassumibili in tre domande. 1) E' legittimo? Risponde la legge. 2) E' conveniente? Risponde il proprio senso di opportunità. 3) E' giusto? Risponde la propria regola morale. Solo la prima risposta è oggettiva, poichè la legge è scritta, al limite bisogna interpretarla. La seconda e la terza invece sono soggettive. Ciascuno ha il proprio senso dell'opportunità, la propria regola morale. Esiste un senso comune, ma muta nello spazio e nel tempo, senza che ci sia un atto che formalizza il cambiamento.

Allora, il moralismo può essere questo: posti di fronte ad un fatto, porsi il solo criterio di giudizio della regola morale, domandarsi "E' giusto", senza chiedersi anche se "E' legittimo?" e se "E' opportuno?". D'altra parte, esiste anche un immoralismo, ed è quello che rimuove la domanda della regola morale, ponendosi solo le altre due o solo quella relativa al senso di opportunità. C'è poi il dilemma della precedenza. Posso pormi tutte e tre le domande e darmi risposte in contraddizione tra loro. Qui è moralista, dare sempre la precedenza alla regola morale, ma è immoralista sempre negargliela. In sintesi, è atteggiamento laico, porsi tutti e tre gli interrogati e, di volta in volta, valutare quale risposta debba avere la precedenza sulle altre.

L'uso italiano e inverecondo dell'esecrare il moralismo per liberarsi della moralità è una vecchia trappola, alla quale si può sfuggire solo se si hanno convinzioni forti e non si cede al realismo da quattro soldi, che spinge ad accettare qualsiasi cosa in nome d'una politica senza respiro.
(Stefano Rodotà)

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