mercoledì 29 settembre 2010

Teresa Lewis giustiziata da un boia migliore?

Teresa Lewis è stata giustiziata nello stato della Virginia (Usa), condannata otto anni fa con l’accusa di essere stata la mandante dell’omicidio di suo marito e del suo figliastro. Ahmadinejad aveva paragonato il suo caso a quello di Sakineh, per denunciare il doppio standard dell’Occidente. Anche molti abolizionisti convergono nell’equiparare i due casi, come qualsiasi caso di condanna alla pena capitale.

Succede così che qualcuno si preoccupi di ricordare le differenze, come questo articolo di Carmelo Palma, che frase per frase posso condividere, ma il cui senso complessivo non mi persuade. Troppo preoccupato di difendere l’immagine degli Stati Uniti nel confronto con l’Iran, finisce per mettere sullo sfondo l’imperativo di un rifiuto universale della pena di morte. L’equiparazione tra i due casi infatti riguarda, va da sé, non il procedimento che ha portato alla condanna, ma la condanna.

Tra i due sistemi ci sono importanti differenze (ci mancherebbe!), ma non c'è un'abisso. Lo stato di diritto al pari dello stato autoritario non è legittimato a decidere la pena capitale. Semmai, la pena capitale in uno stato di diritto è ancora più grave. La pena di morte è una condanna assoluta, irrimediabile, che risponde ad un principio, non di giustizia, ma di vendetta e che non è neutrale di fronte alle differenze di razza e di censo. Quasi tutti i condannati a morte in Usa sono neri o poveri.

Mettersi a spiegare che il sistema americano è nettamente migliore di quello iraniano, non è sbagliato, anzi è giusto. Così giusto da risultare persino ovvio e banale. A cosa serve questa spiegazione di fronte all'esecuzione della pena di Teresa Lewis? Nel mandare a quel paese Ahmadinejad? D’accordo. O nell’autorassicurarsi di fronte alle critiche degli abolizionisti? Il paragone con Sakineh, dal punto di vista degli abolizionisti, non vuole significare che i due sistemi sono uguali. Il paragone ha senso proprio perchè i due sistemi sono molto diversi. E trovano però una intersezione comune nella pena di morte. Una interszione che non mette il regime degli Ayatollah in contraddizione con se stesso, ma l'America si.

Riferimenti:
Sakineh dalla pietra alla corda - di Lucia Annunziata
La pena di morte ha due facce - di Umberto Eco

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