domenica 10 ottobre 2010

Il migliore amico di Israele

Il governo italiano di centrodestra si autodefinisce il "migliore amico di Israele" nelle le parole del suo stesso presidente: "Tutta la mia vita, prima come imprenditore, poi come presidente del Consiglio, e' stata improntata all'amore per la liberta'. Il popolo ebraico ha creato in Medio Oriente, con coraggio e perseveranza, uno Stato che e' un monumento alla democrazia. Israele e' un pezzo di Europa. Appartiene all'Occidente, crede nei valori di democrazia nei quali crediamo anche noi. Per questo sono sempre stato vicino a Israele, per questo da capo del governo ho cambiato la politica estera italiana, trasformando l'Italia nel migliore amico di Israele in Europa". Il primo ministro israeliano, Benyamin Netanyahu, lo riconosce come tale e lo dice a chiare lettere: “Ammiro molto Silvio Berlusconi. Israele non ha un amico più grande di lui nella comunità internazionale”.

Eppure nel Partito delle libertà (Pdl) c'è il senatore Giuseppe Ciarrapico, che nell'intervenire al Senato nel dibattito sulla fiducia al governo, ha dato del traditore a Gianfranco Fini in questo modo: «Ella, signor Presidente, pensava che fosse casuale quel rinnegamento? No, era necessario, perché era stato impartito un ordine: non farci raggiungere i fatidici 316 voti. Non erano quindi rinnegati casuali, erano rinnegati mandati, erano rinnegati che avevano un compito da svolgere, signor Presidente; 35 parlamentari che non sarebbero stati eletti se non li avesse fatti eleggere lei e torneranno nell’ombra, come nell’ombra tornerà quella terza carica dello Stato che ella molto generosamente gli aveva affidato. Fonderà un partito, speriamo che abbia già ordinato le kippah con le quali si presenteranno, perché di questo si tratta: chi ha tradito una volta tradisce sempre, l’onorevole Fini può darsi pure che svolga una missione, ma è una missione tutta sua personale, se la tenga. Quando andremo a votare, perché andremo a votare vedremo quanti voti prenderà il transfuga Fini». La kippah, tradizionale copricapo degli ebrei, evidentemente citata come simbolo dei traditori. Fini come Giuda.

Si dirà che Ciarrapico è un caso limite, l'eccezione che conferma la regola, un elemento di folclore in una coalizione che rappresenta più di metà del paese. Un neo antisemita sul corpo sano del migliore amico di Israele. Forse non proprio l'unico. Alleato della Casa delle libertà nel 2006, con il Movimento Fiamma Tricolore, e probabile futuro alleato del Pdl, al posto di Fini, con la Destra di Storace, Luca Romagnoli il 23 febbraio 2006 intervistato da Corrado Formigli per Sky Tg24 afferma «Se le camere a gas sono mai esistite? Francamente non ho nessun mezzo per poter affermare o negare» suscitando la reazione indignata del presidente del parlamento europeo Josep Borrell e del mondo ebraico. Dunque, un neo negazionista. O quanto meno, molto possibilista.

Si dirà che sono personaggi minori. E quelli maggiori? Il 20 febbraio 1999, raccogliendo firme contro la legge Turco-Napolitano, Umberto Bossi parlava alla folla raccoltasi intorno al gazebo: «Lo scontro in atto è ormai chiaro» (...) «C'è il capitalismo individualista e mondialista americano, guidato da venti potentissimi banchieri ebrei di Wall Street. Dopo la nascita dell' Europa, questo capitalismo teme di perdere il proprio predominio sulla Francia, la Germania, l' Italia; e perciò ha deciso di indebolire e scardinare dalle fondamenta tutte le nazioni europee. Non può permettersi di perdere. Non ha scrupoli nè incertezze, e usa tutti i mezzi possibili. In primo luogo, l' immigrazione clandestina: Wall Street vuole esportare in Europa venti milioni di extracomunitari per corrompere il nostro sangue e la nostra economia. In secondo luogo, la droga, che viene dagli Stati Uniti. Basta vedere la guerra del Kossovo: gli americani si sbracciano contro Belgrado perché il Kossovo è la principale fabbrica di eroina nel mondo e gli americani non vogliono concorrenti. Noi, gente padana, stiamo con i serbi e Milosevic» (...) «Il capitalismo ebraico di Wall Street ha i suoi complici anche in Italia. Per esempio, i massoni, come Prodi, che fa parte dell' Aspen Institut. E io, io, intendo pubblicare tutti i nomi dei massoni, che difendono gli interessi ebraico-americani in Italia» (...)

Ma sono passati dieci anni, la Lega è rientrata nel centrodestra ed oggi ce l'ha soprattutto con gli islamici. E con i romani. Niente di più attuale? Ci sarebbe l'ultima barzelletta di Berlusconi, il migliore amico dello stato ebraico in persona: «Un ebreo racconta a un suo familiare... Ai tempi dei campi di sterminio un nostro connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia di nasconderlo, e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto pagare una diaria... E quanto era, in moneta attuale? Tremila euro... Al mese? No al giorno... Ah, però... Bè, siamo ebrei, e poi ha pagato perché aveva i soldi, quindi lasciami in pace... Scusa un'ultima domanda... tu pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che la guerra è finita?... Carina eh».

Solo una battuta, ma nulla rivela l'uomo come la sua barzelletta preferita. Lo disse Gramellini, però in riferimento alle battute sessiste del Cavaliere. Il fatto è che i razzismi non vanno mai soli e nell'Italia berlusconiana c'è davvero l'imbarazzo della scelta. Osserva Bruno Segre: «Berlusconi, dunque, è uno dei migliori amici e sostenitori di Israele, ma è tale non perché Israele sia o si definisca “lo Stato degli ebrei” (...) fa parte ― assieme alla Francia di Sarkozy, all’Olanda e alla Danimarca ― di un nucleo di Paesi che reagiscono alle ‘infiltrazioni aliene’ con le espulsioni, con i respingimenti e con vari altri strumenti che la cultura dell’intolleranza li induce a utilizzare. Agli occhi (forse un po’ invidiosi) di Berlusconi, Israele appare non già come lo Stato pensato e creato in Palestina da ebrei in fuga dall’Europa razzista, bensì come il simbolico avamposto dell’“Occidente” alle prese con l’“accerchiamento islamico”: una sorta di efficiente sentinella avanzata, chiusa a riccio in difesa della propria integrità, impavida nel suo isolamento e capace, quando il caso lo richieda, di ricorrere senza troppi scrupoli a politiche muscolari e a rispondere al nemico colpo su colpo. E sull’altro versante non v’è dubbio che i principali esponenti politici della destra nazional-religiosa che stanno attualmente guidando Israele, preoccupati come sono di conservarsi la “profonda amicizia” di Berlusconi, guardino alla xenofobia, al disprezzo per le minoranze e anche a eventuali concessioni all’antisemitismo dell’Italia berlusconiana con benevola indifferenza». Ed io sono d'accordo con lui.

Le chiare motivazioni di un amico vero di Israele - Bruno Segre

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