lunedì 25 ottobre 2010

La Tav incrina la sinistra in Piemonte

Perchè la sinistra in Piemonte alle regionali del 2010 non ha replicato la vittoria delle regionali del 2005?

Abbiamo visto che la presenza di liste irregolari nella coalizione di centrodestra sono una parte della spiegazione. Roberto Cota vince su Mercedes Bresso con 9.372 voti di scarto. Le liste contestate ottengono complessivamente 76.188. Per la precisione: I Verdi Verdi per Cota 33.411 voti (1,76%) lista contestata per aver indotto in confusione l'elettore; Partito dei Pensionati 27.797 voti (1,46%) lista contestata per essersi presentata con le firme false; Al Centro con Scanderebech 12.154 voti (0,64%), lista contestata per non aver presentato le firme, avvalendosi del fatto di essere stata promossa da un consigliere regionale, lo stesso Scanderebech, però fuoriuscito dal suo gruppo di appartenenza, l'Udc; Lista Consumatori 2.826 voti (0,14%), contestata per la stessa ragione della lista di Scanderebech. Solanto il ricorso per i Verdi Verdi è stato respinto dal Tar. Rimangono 42.777 voti attribuiti a liste di dubbia legittimità. Quasi cinque volte di più dei 9.372 voti di vantaggio di Cota.

Tuttavia, annullando o redistribuendo questi voti come stava facendo il riconteggio disposto dal Tar, otterremmo anche per Bresso una vittoria di stretta misura, ben differente dalla vittoria limpida e netta del 2005, quando Bresso prevalse su Ghigo con 90.361 voti di scarto.

Cosa è successo in questi cinque anni? Perchè il PD è arrivato a dubitare dell'opportunità di ricandidare Mercedes Bresso per un secondo mandato, accarezzando l'idea di puntare sul sindaco di Torino Sergio Chiamparino? La discussione nel PD sembra considerare due aspetti. 1) L'immagine del personaggio. Chiamparino avrebbe più appeal di Bresso e anche un profilo più moderato, meno "laicista", più adatto a guidare una coalizione con l'Udc. 2) La tendenza generale. Il pendolo elettorale si sarebbe spostato da sinistra a destra un po' in tutta Italia, specie nel nord, quindi anche in Piemonte.

I risultati elettorali confermano questa lettura?

Il confronto tra Bresso e Chiamparino possiamo farlo solo per la città di Torino, ma si tratta di un confronto disomogeneo, poichè misura il consenso dei due candidati in anni diversi e per elezioni amministrative diverse. Quella per l'elezione a Sindaco di Torino del 2006, in cui Chiamparino ottiene 307.913 voti, pari al 66,6% su 737.520 elettori di cui 64,7% votanti. Quella per l'elezione di Presidente della Regione Piemonte nel 2010, in cui Bresso ottiene 241.816 voti pari al 55,30% su 455.363 votanti pari al 64,11% degli aventi diritto al voto. Dunque, Chiamparino otterrebbe nella città di Torino 66 097 in più di Bresso. Tuttavia, la regola del pendolo potrebbe valere anche per lui, e tale scarto di voti essersi eroso nel corso di questi quattro anni. Nel 2005 a Torino, Bresso prese 289.171 voti pari al 58,80% su 521.781 votanti e 743.973 elettori. Appena un anno prima delle elezioni comunali, sempre considerando la disomogeneità del confronto, lo scarto tra Chiamparino e Bresso è solo di 18.742 voti. Non è dato sapere invece quale potrebbe essere il confronto tra i due, nel resto della Provincia di Torino e nelle altre Province del Piemonte.

Parte del vero o presunto migliore appeal di Chiamparino dovrebbe comunque scontare una difficoltà. Quella di dover difendere in campagna elettorale l'operato di una amministrazione regionale di cui però si è preferito non ricandidare il presidente.

L'idea che Chiamparino possa essere un candidato migliore si basa soprattutto su dati intuitivi. L'ex segretario pidiessino battuto da Alessandro Meluzzi nel collegio di Mirafiori nel 1994, ha ormai assunto un'altra caratura. L'effetto novità. E' un "destro" e può conquistare i voti moderati. Gode di buona stampa. E' un potenziale leader nazionale alternativo a Nichi Vendola. E' un sindaco apprezzato e stimato, forse il sindaco più popolare d'Italia, non è logorato da dieci anni di amministrazione cittadina. Neppure la Bresso lo era dopo dieci anni alla presidenza della Provincia torinese. Altri grandi sindaci però una volta passati al fronte regionale hanno subito sconfitte e declini. Il sindaco di Venezia Massimo Cacciari battuto sonoramente nel 2001 in Veneto da Giancarlo Galan. Antonio Bassolino amato e popolare sindaco di Napoli, divenuto presidente della Campania, è ormai percepito, a torto o a ragione, come uno dei peggiori governatori regionali. Fuori dalle grandi città rosse amministrare e reggere il consenso è più difficile.

Il pendolo elettorale nel 2010 si è spostato a destra anche in Piemonte?

Nel 2005, Mercedes Bresso raccoglieva 1.234.354 voti pari al 50,9% su 3.662.543 di cui il 71,4% votanti. Nel 2010. Bresso raccoglie 1.033.946 voti pari al 46,9% su 3.643.229 elettori di cui il 64,3% votanti. Perde 200.408 voti. Nel 2005, Enzo Ghigo, presidente uscente e candidato del centrodestra raccoglieva 1.143.993 voti pari al 47,1%. Nel 2010, Roberto Cota raccoglie 1.043.318 pari al 47,32%. Dunque anche la destra declina: perde 100.675 voti. Non vi è, da sinistra a destra, uno spostamento elettorale, ma un sorpasso in discesa (senza far la tara delle liste contestate, ovviamente). Mentre nel 2005 tutta la sinistra sosteneva Bresso e soltanto Ghigo subiva il disturbo di due liste alternative - La Democrazia Cristiana di Gianfranco Rotondi (1%) e Alternativa Sociale di Ludovico Ellena (1%), nel 2010 entrambe le coalizioni devono fronteggiare la concorrenza di una lista alternativa. A destra, la Lega Padana di Renzo Rabellino (36.999 voti - 1,67%). A sinistra il Movimento Cinque Stelle di Davide Bono (90.086 voti - 4,08%).

Un'analisi dei flussi elettorali è offerta dalla Swg, da cui risulta che l'astensione prende 105 mila voti dalla destra e 91 mila dalla sinistra, i grillini prendono 25 mila voti dal centrodestra e 48 mila dal centrosinistra. Mentre lo scambio di voti tra destra e sinistra è in pareggio: 64 mila voti per uno. Determinante il Movimento Cinque Stelle.

Per una settimana hanno respinto l’accusa dell’entourage di Bresso: sono stati loro a consegnare il Piemonte a Cota. Si sono sforzati di tracciare i contorni del loro elettorato: «Non ci fossimo stati noi non avrebbero votato». I flussi elaborati da Swg in parte li smentiscono: dei 69 mila voti raccolti dai «grillini» appena 14 mila provengono dall’area del non voto. E gli altri? Pdl, Pd e Lega ne cedono 8 mila a testa; i Radicali 5 mila; la sinistra 3 mila; Udc e altri 2 mila. Ne restano 21 mila, ed è forse qui l’origine della Caporetto: i «grillini» li hanno sottratti all’Italia dei Valori. (La Stampa 4 aprile 2010)

In Piemonte, il Movimento di Grillo si è caratterizzato innanzitutto per l'opposizione alla Tav. E' questa, probabilmente, il punto debole della coalizione di Bresso. La destra non ha nessun punto programmatico che la metta in contraddizione con una parte della propria base elettorale. La sinistra ha la Tav, che la mette in contraddizione con l'opposizione sociale nella Val di Susa, che trova espressione in parte dello stesso Pd, in parte dell'Idv, nella sinistra radicale e nel nuovo Movimento di Beppe Grillo, che ha fatto quasi il pieno.

Sul nodo della Tav, è improbabile che Chiamparino possa essere più attraente di Bresso.

Riferimenti:
I giovani frenano l’astensionismo

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