domenica 4 marzo 2007

Tornaconto in maschera

Ciascuno indossa una o più maschere, assume un ruolo nel gruppo. Lei/lui è quello che…

Non sempre la maschera può essere quella di Zorro o della Fata. Può starci male o essere già adoperata da altri. L’importanza di qualsiasi mascheramento è che offra un tornaconto. Perciò possono tornare utili anche maschere negative.

Un tornaconto minimo è essere accettati dagli altri.
Io faccio il buffone > gli altri ridono e si divertono > mi incoraggiano a fare il buffone > io faccio il buffone.

E’ un circolo vizioso (o virtuoso, dipende dai punti di vista). Grazie a questa corrispondenza, nel gruppo sarò sempre di più il buffone. Diversamente dovrei cambiare maschera oppure gruppo.

Un altro tornaconto è l’assoluzione
Io sono imbranato. Cosa vi potete aspettare da un imbranato? Nulla di buono, o molti pasticci.
Con questa corrispondenza sono autorizzato a non fare nulla o a combinare pasticci.
E’ la maschera alla quale di solito ricorrono i mariti per sottrarsi ai lavori domestici.

Un altro tornaconto ancora è la gratitudine.
Io sono lo stupido. Grazie a me, in confronto a me, potete sentirvi intelligenti.
Se una donna esibisce inettitudine al di fuori del suo ruolo tradizionale, ha buone probabilità di riscuotere la simpatia di molti uomini, così come un giovane che esibisce inesperienza risulterà confortante per molti adulti.

Ci sono poi i tornaconti dati dalle grandi conferme esistenziali.
Io sono così, nel bene e nel male, e nessuno mi può cambiare. Se chiedo aiuto lo faccio solo per dimostrare che nessun aiutante può riuscire nell’intento di aiutarmi, nessun insegnante può insegnarmi qualcosa. Fallito io, falliti tutti. Mal che mi vada, mi imboccheranno come un bèbè e la prossima volta saranno punto e a capo.

Se comune a tutte le maschere negative è la scarsa stima di sè, complessiva o circoscritta ad una situazione poco importa, il prototipo è la maschera del pigro: colui che per presunta natura cerca di evitare l’impegno fisico o intellettuale, lo sforzo e la fatica; che agisce con lentezza, senza vitalità e senza entusiasmo. La pigrizia è di fronte ai traguardi quello che la paura è di fronte ai pericoli. La soluzione è la stessa: meglio fuggire, meglio evitare. Mitizzato nella favola della volpe e dell’uva, è lo stratagemma tipico degli studenti svogliati a scuola, i quali, come se non bastasse, ricevono spesso da insegnanti e genitori un messaggio deleterio e riforzante: «sei intelligente, se solo ti applicassi, otterresti ottimi risultati»: ergo, sei intelligente fino a prova contraria. Ma chi glielo fa fare di rischiare la prova contraria?

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