giovedì 11 novembre 2010

Italia-Libia, governo battuto sui diritti umani

Il governo va sotto: 274 a 261. Futuro e Libertà ha votato insieme alle opposizioni (Pd, Udc, Italia dei Valori) una mozione del deputato radicale Matteo Mecacci nel quale ci si limita a chiedere che il governo «solleciti» Tripoli a ratificare la Convenzione Onu sui rifugiati e a riaprire l´ufficio delle Nazioni Unite per garantire agli immigrati respinti un rispetto minimo dei diritti umani. Una revisione del Trattato resa urgente anche da quanto accaduto al peschereccio mitragliato da una delle sei motovedette regalate proprio dal nostro paese alla Libia.

Ignazio La Russa e Fabrizio Chicchito attaccano i finiani a cui attribuiscono «la responsabilità del ritorno dei barconi e dei clandestini». Il ministro degli Esteri Frattini arriva a dire che per colpa di Fli l'´Italia esce dal solco della politica Ue nei confronti di Tripoli «aprendo le porte a tutti» («in realtà il mancato rispetto dei diritti umani è proprio l´ostacolo principale per un accordo Ue-Libia», ricorda il pd Sandro Gozi).

Una ritorsione propagandistica, quella del Pdl, che di fatto ammette l'impossibilità di respingere gli sbarchi in collaborazione con la Libia senza violare i diritti umani e l'indifferenza del governo in questa materia: il rispetto dei diritti umani non è una priorità, nè una precondizione.

I giornali si concentrano sul significato politico del voto - la maggioranza non c'è più - l'avvio della crisi di governo e della campagna elettorale, dando per scontata la strumentalità dell'oggetto del contendere oppure lasciandolo sullo sfondo. Bisogna però ricordare di cosa si tratta.

Centinaia, forse migliaia di persone richiedenti asilo intercettate nelle acque del Mediterraneo e deportate forzatamente in Libia senza valutare la loro situazione individuale e il loro bisogno di protezione internazionale. Recluse per mesi, alcuni per anni, nel centro di detenzione di Misratah e in altri centri del paese in condizioni ancora peggiori. Sovraffollamento, nessun rispetto della privacy, servzi sanitari insufficienti, costretti a dormire sul pavimento. Maltrattati con pene corporali e torture inflitte dalla polizia libica. Espulsi verso paesi in cui rischiano la tortura e la morte. La Libia non ha un sistema d'asilo funzionante ed ha espulso l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).


Riferimenti:
Amnesty - Visita in Italia del leader libico Muhammar Gheddafi - CS079: 09/06/2009

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