giovedì 11 novembre 2010

Non possiamo più accogliere nessuno?

Per farmi intendere i limiti dell'accoglienza, mi è stato posto questo dilemma. Tu sei in ospedale, ti arrivano 6 persone morse da serpenti a sonagli. Tu hai solo 3 antidoti. Lo dai a 3 persone e le salvi, sacrificando le altre 3 (che potranno cercare fortuna negli altri 190 paesi della terra). Oppure lo dividi per tutti e sei e li lasci morire tutti?

La verità è che la risposta non la conosco. Dovrei trovarmi nella situazione, perchè sarebbe una scelta tremenda. Una scelta nella quale il dato razionale dovrebbe accordarsi con il dato intuitivo. Rispetto alla difficoltà di risoluzione, è come l'esempio del carello che corre sui binari davanti ad un bivio. Sul binario di destra ci sono cinque operai, su quello di sinistra ce n'è uno solo. Tu hai la mano sulla leva del cambio e puoi decidere la direzione del carrello, ma non puoi fare nulla per arrestarlo. Cosa fai? La maggioranzea delle persone risponde che devierà il carrello sul binario di sinistra, così morira un solo operaio. Poi però c'è la variante di questo dilemma. Il carello corre lungo un solo binario contro cinque operai. Sei su un ponte sopra il binario. Se riuscissi a buttare sul binario un macigno, fermeresti il carello. Ma sul ponte non c'è nessun macigno, nessun oggetto che possa fare da ostacolo, soltanto un uomo molto grosso che si sporge per vedere. Basterebbe una tua spinta per buttarlo giù sui binari e fermare il carello. Qui la maggioranza risponde che non butterebbe giù quell'uomo. Eppure è di nuovo e sempre la vita di uno contro la vita di cinque.

Come si vede non è una mera questione di ragioneria. Si può sempre dire che la vita di uno vale meno della vita di cinque? E se quell'uno fosse un bambino? Forse io, nella situazione del primo dilemma, darei la precedenza alle donne (se ve ne fossero), oppure ai più giovani. Oppure a quelli che hanno maggiore probabilità di salvarsi. Se li conosco, magari sceglierei in base al carattere. Non lo so. Di certo non sceglierei in base all'identità nazionale. Qualunque scelta dovessi fare, mi costerebbe enorme sofferenza e infiniti sensi di colpa. Dopo, non credo proprio andrei in giro a vantarmi di essere una persona pratica.

Ciò detto, questo dilemma messo in relazione al tema dell'accoglienza degli stranieri, corrisponde effettivamente alla realtà? Davvero le risorse sono limitate, è possibile solo dividerle e se sono poche qualcuno per forza deve rinunciare? E' socialmente sostenibile che rinunci la maggioranza del mondo? Noi viviamo nel mondo ricco, grande un quinto, che consuma per quattro quinti. Possiamo raccontarci di respingere il resto dell'umanità per poter sopravvivere: ai nostri livelli di consumo! E' un discorso moralista? Si, ma è indubbio che l'immigrazione sia un correttivo alle diseguaglianze e che la diseguaglianza, oltre un certo livello, sia anche una questione morale. Se si pensa di poter ragionare sui limiti dell'accoglienza e della condivisione, a maggior ragione bisogna ragionare sui limiti della diseguaglianza.

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