mercoledì 10 novembre 2010

L'universalismo xenofobo

Esiste un universalismo xenofobo. Capita, discutendo con un leghista o con qualsiasi persona ostile agli stranieri di citare il nostro passato di emigranti. Come a dire: non possiamo riversare sulle persone provenienti dall'est e dal sud del mondo, i pregiudizi, le discriminazioni, la violenza che subirono i nostri nonni immigrati in settentrione, o in Europa, in America, in Australia (ancora oggi nel Ticino contro i lombardi). Un'analogia morale che punta sull'identificazione nazionale. Non facciamo agli altri quel che non avremmo voluto fosse fatto a noi. Noi, italiani.

Ma ecco che gli italiani, messi a confronto in terra straniera con gli svizzeri, i tedeschi, i belgi, i francesi, gli americani, diventano simili ai marocchini, agli albanesi, ai romeni e perciò diversi dal nostro xenofobo autoctono. Egli, prima di essere italiano è un autoctono che si difende dagli stranieri. Nelle storie del passato, parteggia per i suoi simili. Non gli italiani, bensì gli autoctoni, compresi quelli anti-italiani.

Se esistono una identità, una cultura, non sono date dal legame di sangue, dallo stesso ceppo etnico, dalla comune credenza religiosa, ma dalla posizione in una gerarchia sociale e dal modo di relazionarsi con chi sta sopra e chi sta sotto. Xenofobi di tutto il mondo unitevi. Anzi, riunitevi e fatevi il vostro stato.

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