lunedì 28 luglio 2008

A Nichi Vendola, dopo il congresso Prc

Caro Nichi, tutte le mozioni sono rimaste sotto l’asticella del 50% e il congresso aveva il compito di definire un accordo unitario o almeno una maggioranza. Il tuo “avversario”, Paolo Ferrero è riuscito a comporne una con Fosco Giannini, Gianluigi Pegolo, Claudio Bellotti. Certo, una maggioranza per molti versi eterogenea, ambigua, come sempre sono le coalizioni. Se a te fosse andato in porto l’accordo con Claudio Grassi, avresti realizzato qualcosa di altrettanto ambiguo, forse persino peggio, comportando per il tuo potenziale alleato un cambio di casacca a gioco in corso.

Dopo la rottura con Prodi, Bertinotti fece maggioranza con Livio Maitan, prima era in maggioranza con Armando Cossutta. Erano alleanze lineari e coerenti? Rifondazione è sempre stata un assemblaggio di correnti e componenti, si è sempre divisa nei congressi, e la sua gestione nazionale, locale, ha sempre comportato alchimie. Dibattiti congressuali signorili, non ne ricordo.

Ad ogni passaggio, c’è un po’ di innovazione e un po’ di regressione. Una visione lineare e progressiva della storia del partito cos’è, innovazione o regressione? Difendere sempre la linea del partito come giusta e necessaria, anche dopo una capriola, perchè sempre adatta alla situazione, cos’è, innovazione o regressione? Come è possibile aver avuto ragione sia nel 1998 sia nel 2006? Che rapporto c’è tra la rottura con l’Ulivo e l’adesione incondizionata all’Unione? Che rapporto c’è tra lo stare nel movimento dei movimenti e lo stare nel governo del liberismo temperato?

Se volevamo portare la società a Palazzo Chigi, come mai il nostro più autorevole esponente (a cui voglio molto bene) è andato a fare il presidente della camera, mentre come ministro abbiamo investito un ex demoproletario, con tutti i difetti che tu denunci? Quando Pietro Nenni voleva condizionare la Dc, nella stanza dei bottoni ci voleva entrare lui, non delegava certo il compito ad un estremista.

Credo che la tua sconfitta dipenda solo in parte da nostalgia, identità e ideologia, ma soprattutto da un certo modo di fare politica, di stare al governo, accettando un rospo dopo l’altro, con tanti comunicati stampa di protesta e qualche manifestazione, senza alcun risultato, senza un senso, senza una prospettiva. Se un compromesso (quale poi?) non ti apre una strada, a cosa serve?

Se hanno cantato Bandiera rossa contro la tua mozione, mi dispiace, quel canto è di tutti. Ma pure la vostra polemica sul giustizialismo, tanto per dirne una, non mi è parsa una idea particolarmente brillante: il solito contenzioso immaginario, evocato nell’arena, perchè in quello reale si sta un po’ scomodi.

E’ fisiologico vivere una sconfitta con delusione, amarezza, anche con rabbia. Ma è patologico viverla come se fosse una usurpazione, quasi il frutto di un imbroglio illegittimo, l’esito di un piano ordito da tempo. Se fosse vero che “voi” che avete gestito il partito per 14 anni, siete oggi rimasti “fregati” da Paolo Ferrero, come potreste credibilmente candidarvi a gestire in futuro una alleanza con Massimo D’Alema?

Sono contento abbiate escluso la scissione. Non dovrei dirlo io, che nella storia del Prc ad una scissione ho partecipato, quella che non hai fatto tu nel 1995. Ho sbagliato e sono tornato indietro. Qualche volta si può tornare indietro. Spero possiate vincere la tentazione facile di far fallire il nuovo gruppo dirigente, restandone fuori, e rimandando la separazione a tempi migliori, da posizioni di maggior forza. Se gli “altri”, davvero hanno torto, il tempo sarà galantuomo. In fondo, ha ragione la tua mamma, hai già una rogna e questo esito un suo equilibrio ce l’ha.

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